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Federer eterno Re!

Il maestro svizzero si è reso protagonista di un avvio di stagione incredibile, una rinascita umana prima che sportiva che ci rivela come in un romanzo le dinamiche più profonde, i confini più intimi della sua personalità, gli appigli emotivi e gli stimoli per continuare ad essere competitivo, celati spesso dalle sterili ed aride considerazioni tecnico-tattiche, ci mostrano uno squarcio introspettivo consentendo una curiosa analisi emotiva.

Quest’inizio ci rivela un Federer che nonostante gli innumerevoli successi non ha perso la capacità di stupirsi, attraverso l’immutato desiderio di rinnegare la resa, l’eterna consapevolezza dei propri mezzi, esibiti senza l’arroganza di chi potrebbe permetterselo.

La fragilità dell’uomo prima che del campione velata dall’imperitura passione, dall’intelligenza di chi per rimanere al centro della scena assume con umiltà e talento nuova identità tattica, mascherando con creatività ed arguzia gli inevitabili acciacchi e l’impietoso tic-tac di un orologio che pare magicamente essersi inceppato, dalla maturata abilità di saper rinunciare a qualcosa e di prendere le scelte giuste, saltando la sfiancante stagione sul rosso per puntare tutto sull’erba londinese dall’eterno fascino.

E’ bene cogliere l’irripetibile occasione che ci è concessa nell’ammirare le gesta di questo campione di resilienza, la possibilità di essere testimoni dell’unicità della persona, della fenomenalità dell’atleta, dell’innata eleganza delle movenze, dell’incorporea leggiadria che allude all’inesistenza di uno sforzo, abbinati alla dedizione e allo spirito di sacrificio ci svelano la dimensione morale spesso poco considerata a discapito delle effimere statistiche.

E’ necessario quindi aprirsi alle considerazioni più intime dell’io del genio elvetico per comprenderne a pieno la grandezza, senza relegarsi allo sterile elogio, seppur necessario, delle imprese sportive o alla pretesa del soddisfacimento personale in quanto fan.

Federer e Nadal durante la stretta di mano a Miami

La romanzesca trama della fiaba di Federer pare non conoscere fine, in una stagione finora tempestata di incredibili successi che richiamano alla memoria quelli dei bei tempi, quando la vittoria sembrava essere così facile da apparire scontata e quando tutto rientrava nella logica della stanca liturgia del suo dominio nel circuito, ed i trionfi si manifestavano come semplice conseguenza del suo raro talento.

Ci rimane la consolatoria certezza che Roger continuerà a risplendere negli sguardi meravigliati dei fan, perché non ha sconfitto soltanto i suoi temibili avversari, è andato perfino più veloce del tempo, di un tramonto che pareva annunciato dagli appaganti traguardi, di un tracollo che adesso appare più lontano che mai.
Lunga vita al Re!

Antonio Mulone

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Antonio Mulone
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