Dall’inferno al paradiso di Parigi. RoboNole è di nuovo il numero uno del mondo

Il cinque Giugno 2016 Novak Djokovic conquistava l’agognata coppa dei moschettieri a Parigi, dopo una battaglia di tre ore contro Andy Murray. La quarta finale si era rivelata quella giusta per il campione di Belgrado che, nelle precedenti tre, era riuscito a strappare un solo set al proprio avversario (prima Rafa Nadal, poi Stan Wawrinka), trovandosi relegato ad annusare da lontano l’ambito traguardo del Career Grand Slam, per quattro anni di fila. Il raggiungimento di questo storico record ha concesso al tennista serbo di accostare il proprio nome a quello di Agassi, Federer e Nadal, gli unici atleti capaci fino a quel momento di completare il CGS nell’era Open.

Djokovic vince i French Open, Giugno 2016
Djokovic vince il Roland Garros, Giugno 2016

I momenti di gloria però non sempre durano in eterno, infatti come Parigi pochi mesi prima aveva segnato il momento più alto della carriera di Nole Djokovic, la stessa città è costretta a detronizzarlo il sette Novembre 2016, quando Andy Murray riusciva a strappare, dopo quattro mesi di marcia instancabile, la vetta del ranking ATP all’amico e avversario serbo, a seguito di un’annata straordinaria sul piano della continuità e della costanza, che lo aveva traghettato verso i trionfi di Roma, Wimbledon, Pechino, Shanghai, Vienna, Bercy ed infine ad estromettere dalla prima piazza un Djokovic in crisi e privo della risolutezza che, fino al trionfo del Roland Garros, lo aveva portato ad essere quasi invincibile. La ciliegina sulla torta per lo scozzese sarà, subito dopo, la vittoria delle ATP Finals sempre ai danni di Novak.

Djokovic e Murray, finale WTF Novembre 2016

Il rientro nella Ville Lumiere, l’anno successivo, sara ancora più amaro per Nole, infatti il sette Giugno 2017 Dominic Thiem rifilerà una sconfitta pesante, in parte inattesa, al detentore del titolo, infliggendogli addirittura un bagel nel terzo set e ridimensionando agli occhi del pubblico parigino quella che, solo un anno prima, era risultata una delle più grandi imprese sportive verificatasi nella storia del Tennis mondiale. Il giocatore battuto, che poco dopo l’ultimo punto abbandonerà il campo centrale di Parigi con la coda tra le gambe, non sarà nemmeno in grado di fare outing durante la conferenza stampa e ammettere di essersi presentato allo slam francese senza una preparazione fisico-atletica adeguata, segnata da una magrezza tanto smisurata quanto preoccupante che lo fa apparire, agli occhi degli appassionati, come un giocatore spento ed al limite dell’irriconoscibile.

Djokovic sconfitto a Parigi da Thiem, French Open Quarterfinals, Giugno 2017

In seguito allo stop forzato di sei mesi (tra il 2017 e il 2018) e l’operazione al gomito affrontata nel Febbraio di quest’anno, il campione slam rientra stabilmente nel circuito a Marzo in quel di Indian Wells, incassando però delle sconfitte a dir poco inusuali, con giocatori talmente abbordabili per lui da non sembrare reali. I primi segnali di ripresa si iniziano ad intravvedere sulla terra battuta; la maggiore lentezza del campo permette ad un Nole in rodaggio di ritrovare tennis e gioco e allo slam parigino si presenta motivato, oltre che confortato dalla presenza di Marian Vajda. Incanala così i primi quattro match perdendo un solo set da R. Bautista Agut, ma il cinque Giugno 2018 Marco Cecchinato, dato per sfavorito alla vigilia del quarto di finale da qualunque essere umano senziente e consenziente, mette a segno una vittoria incredibile sul campo Suzanne Lenglen, spegnendo ogni velleità del dodici volte campione slam che, dal precedente torneo di Roma, era apparso in netta ripresa e sulla via del recupero atletico-motivazionale, dopo dodici mesi travagliati tra infortuni e questioni private, che sembravano avergli tolto ogni risorsa energetica e attitudinale. Per Novak il colpo è difficilissimo da assorbire, soprattutto perché non aveva giocato male e stava per mettere in atto una bella rimonta al quinto set, ma la fiducia lo aveva abbandonato sul più bello, laddove lui era sempre stato Nole il Cannibale, e lo aveva riportato in balia dei vincenti dell’outsider italiano che, galvanizzato, lo costringerà a tornare a casa col morale sotto i piedi.

Marco Cecchinato sconfigge Nole, French Open 2018

Dopo l’ennesima, insopportabile, batosta parigina, Novak Djokovic dichiara di non sapere se partecipare o meno ai tornei sull’erba e se presenziare addirittura a Wimbledon, uno degli eventi a lui più cari e che, per due volte, gli aveva regalato la prima piazza, oltre alla consapevolezza di essere un giocatore completo e competitivo su ogni superficie. A caldo si dicono tante cose, ma a mente fredda la vita prende tutt’altra direzione ed è così che, spronato dal proprio team e dagli affetti familiari, Djokernole accetta una Wild Card per il torneo del Queen’s, arrivando perfino ad un passo dal vincerlo, e poco dopo si reca a Wimbledon in una situazione atletica tale da riuscire a spingersi fino alla semifinale dove incontrerà il miglior Rafa Nadal visto negli ultimi anni sui prati inglesi, riuscendo a spuntarla in un match epico, al quinto set, dopo una lotta di oltre cinque ore. Da lì ricomincia la parabola ascendente. Dalla posizione numero 22 che al serbo sta più stretta di un calzino striminzito, inizia la lunga cavalcata che in un tempo brevissimo lo riporterà ai piani alti della classifica ATP e a riprendere il discorso laddove lo aveva lasciato. Titolo ai Championships, appunto, in finale su Kevin Anderson, uno dei big server più in forma del momento. Colpaccio a Cincinnati dopo 5 finali giocate e tutte perse o per mano di Andy Murray o per via di Roger Federer, inserendo in bacheca un record mai raggiunto da nessun tennista nell’era Open, ovvero la conquista di tutti i 9 Masters 1000 del circuito ATP. L’assalto al secondo slam stagionale agli US Open, torneo nel quale il peggiore avversario affrontato è stato il caldo, terribile e irrespirabile, che quasi quasi lo buttava fuori al primo turno e che, invece, alla fine ha piegato Roger Federer e consegnato a Nole il quattordicesimo major della carriera, il settantunesimo trofeo complessivo, oltre alla terza posizione mondiale e un bagaglio di fiducia che, ad Ottobre, lo condurrà dritto dritto alla vittoria del trentaduesimo Masters 1000Shanghai, torneo nel quale agli avversari lascerà solo le briciole senza mai perdere un set, oltre che il servizio, e concedendo la miseria di tre palle break nell’arco dell’intera settimana cinese. Il giorno dopo il trionfo asiatico Djokovic è non solo il numero due del mondo, ma una distanza di appena 200 punti lo separa dal capolista Rafael Nadal, ancora una volta fuori gioco a causa di un infortunio e impossibilitato a macinare punti per difendere il trono saldamente tenuto in pugno da un anno, a parte la breve parentesi di 4 settimane occupata da Roger Federer. Parigi Bercy rappresenta lo scenario ideale e propizio per riagguantare la vetta, dopo due anni esatti, e Nole, per non farsi trovare impreparato e perché come lui stesso dirà “non ama vincere facile”, ricusa l’invito per Vienna e decide di tentare il sorpasso in uno degli eventi da lui più amati e ci riesce; in parte lo aiuta il ritiro a tabellone sorteggiato di Nadal, per il resto il numero di partite vinte. Gliene era sufficiente solo una, ma lui se ne mette in tasca quattro, consacrandosi nuovo (si fa per dire) numero uno del mondo e dando vita, in collaborazione con un ritrovato Roger Federer, ad una semifinale bellissima nella quale il grande tennis sarà il vero vincitore senza ombra di appello. La successiva finale con Khachanov non è stata all’altezza delle aspettative ma la soddisfazione comunque resta, soprattutto per aver rimesso ordine, in soli cinque mesi, ad una carriera quasi allo sbando, nella quale il caos regnava sovrano dopo cambi repentini di team, probabili sconvolgimenti familiari e continue dichiarazioni nebulose, talvolta prive di senso e poco attinenti con quanto decretato dal campo.

Djokovic, Bercy Final 2018

I NUMERI DEL 2018

Impressionanti, semplicemente impressionanti se si considera da dove era partito Novak Djokovic in questo 2018. A Gennaio, non potendo difendere il titolo di Doha, scende in sedicesima posizione. Nonostante la batosta contro Chung, gli ottavi di finale agli Australian Open gli fanno recuperare 3 posizioni che poi andranno perse per via dei flop di Indian Wells e Miami. La stagione sulla terra battuta si rivela piuttosto incolore. La speranza di poter giocare un buon torneo a Barcellona si sfalda subito per mano di Martin Klizan e Nole si presenta nell’Urbe da numero 22 e tale resta, grazie alla semifinale raggiunta e poi persa contro Rafael Nadal. Al Roland Garros è testa di serie numero 21 e la sorte si rivela, nonostante tutto, benefica ponendolo nel girone opposto a quello dell’allora dieci volte campione dei French Open. L’obiettivo è agguantare almeno la semifinale che l’avrebbe riportato dentro la top 20, ma la sconfitta contro Marco Cecchinato rovina i piani e il serbo resta ancorato alla stessa posizione di partenza. La finale del Queen’s di Londra gli frutta 370 punti, ma contemporaneamente Nole perde i 250 del titolo di Eastbourne, perciò il balzo, a conti fatti, risulta di una sola posizione. A Wimbledon, in virtù dei titoli passati, dei quarti di finale dell’anno precedente e della finale persa al Queen’s, gli viene accreditata la testa di serie num 12. Djokernole in quel momento era a quota 2200 punti circa e con la vittoria del titolo a Church Road si porta a 3500 e ritorna, dopo nove mesi, in top ten, al numero 10. Sul cemento americano non difende nulla, perciò l’assalto alla top 5 sembra fattibile già alla Rogers Cup di Toronto, ma un intraprendente (e predestinato) Stefanos Tsitsipas lo blocca agli ottavi, sebbene in virtù dei cali degli altri colleghi di racchetta riesca a risalire fino al gradino num 8. A Cincinnati, primo turno a parte, è costretto ad affrontare avversari impegnativi come Dimitrov, Raonic, Cilic e infine Federer, ma la forza di volontà è superiore a tutto e Djokovic vince il torneo, completa il Career Masters 1000 a cui nessun tennista, prima di lui, era mai arrivato e incassa il titolo numero 70 e la sesta posizione del ranking ATP. Agli US Open parte in affanno, debilitato da un caldo tropicale che metterà in ginocchio altri giocatori e costerà il ritiro a diversi avversari, ma il 9 Settembre batte in finale uno stoico Juan Martin Del Potro e ripone in bacheca il quattordicesimo titolo slam, uguagliando la leggenda Pete Sampras, facendo incetta di punti (oltre 4600 a partire dal Queen’s londinese), risalendo sul podio come numero 3 del mondo ai danni proprio della Torre di Tandil, e il tutto in soli due mesi e mezzo. La distanza da Federer e Nadal si assottiglia e Nole, in prossimità dello swing asiatico, è pronto ad un’altra battaglia. Preferisce non spremersi troppo e salta Pechino per giocare direttamente a Shanghai. In Cina disputa uno dei tornei migliori della carriera, vincendo 5 partite di fila e senza perdere mai il servizio. Trionfa contro Coric, mette in cassaforte altri 1000 punti e, complice il fermo del maiorchino, si porta a soli 200 dalla prima piazza mondiale. Tre settimane dopo a Bercy, laddove due anni prima era stato detronizzato, recupera la vetta tanto agognata fin da quando aveva dieci anni e asseriva di voler vincere Wimbledon e diventare numero uno come Pete Sampras. Sale a quota 8045 punti e sarà matematicamente sicuro di chiudere l’anno da primatista per la quinta volta in carriera, considerato lo stop forzato di Nadal almeno fino a Gennaio 2019 e gli oltre 2000 punti di distacco da Federer che, anche qualora vincesse le ATP Finals, potrebbe solo rientrare in seconda posizione.

Una seconda parte di stagione dunque assolutamente incredibile ed inaspettata quella di Novak Djokovic, una rimonta prepotentemente voluta, desiderata e ancor più straordinaria se si considera che, all’indomani del Sunshine Double, il tennista di Belgrado meditava il ritiro e non sapeva dire nient’altro se non “ci sto provando, ma meglio di così non riesco a giocare“. Un rientro sofferto, vissuto all’ombra degli avversari di una vita Federer e Nadal che, durante il suo periodo buio, hanno vinto tutto e quasi esautorato il terzo contendente dalla mitica era dei Fabulous Three. Ma nello sport, è assodato, si è finiti solo quando ci si ritira ecco perché, nonostante tutto, un campione, un fenomeno, trova sempre la spinta per risalire e per riportarsi sugli altari più alti se la forza di  volontà è più forte di tutto. Novak Djokovic in questo è stato a dir poco sbalorditivo, perché la sua restaurazione è avvenuta in un periodo dell’anno che sembrava ad appannaggio di altri e quando solo in pochi ci credevano ancora. A lui gli onori degli altari, agli altri l’onore di raccontarlo.

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