Il guru spirituale di Novak Djokovic non promette nulla di buono

Si sa, per un campione come Novak Djokovic la cosa peggiore che possa capitare è smettere di vincere. Dopo la tanto agognata vittoria al Roland Garros, che ha permesso al n. 2 del mondo di completare il Career Grand Slam, Novak non è riuscito a vincere più nulla di rilevante, per la gioia di Stan Wawrinka e Andy Murray, che proprio ieri gli ha strappato la prima posizione mondiale. Una battuta d’arresto clamorosa, la sua, che si è manifestata in modo visibile nelle lacrime del serbo dopo la prematura uscita all’esordio contro Juan Martin Del Potro alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. In molti hanno fatto delle congetture sui motivi di questo calo: problemi coniugali? Mancanza di motivazioni e di fame di successi? Tutti sono però d’accordo che le ragioni del declino non sono di tipo fisico, ma vanno ricercate nella sua mente.

Djokovic tutto questo lo sa bene, e per questo sta cercando una soluzione per sbloccarsi e tornare ad essere la macchina perfetta e vincente di un tempo. Così da un po’ di tempo ha deciso di affidarsi a un guru spirituale. Si tratta dello spagnolo José Imaz Ruiz, noto semplicemente come Pepe Imaz: 42 anni, ex tennista di discreto livello (best-ranking al n. 146 raggiunto nel 1998, anno in cui ha giocato il suo unico Slam al Roland Garros) e ora coach. Il serbo si è presentato insieme a lui nel Master 1000 di Parigi Bercy, presentandolo ufficialmente e con grande entusiasmo come membro del suo team. La collaborazione tra il serbo e Imaz in realtà sarebbe iniziata già alcuni mesi fa: un video dei due pubblicato di recente dallo stesso Imaz, risalirebbe addirittura al weekend di Coppa Davis successivo a Wimbledon. Si tratta di un filmato di oltre due ore che mostra il guru insieme a Novak, il fratello Marko Djokovic e la tennista slovacca Daniela Hantuchova su un palco in una sala di un hotel a Marbella (dove Imaz ha fondato la sua Accademia) davanti a un folto pubblico che li ascolta prima di unirsi a loro in meditazione. “Essenzialmente, cerchiamo tutti amore, felicità e armonia – dice ad un certo punto un Novak Djokovic decisamente new age -, dobbiamo essere capaci di guardarci dentro e stabilire una connessione con la luce divina”. Al momento, però, sembra che Nole la “luce divina” non l’abbia ancora trovata, visti gli ultimi risultati: a Bercy il serbo è stato infatti battuto in due set netti dal croato Marin Cilic.

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I metodi di lavoro di Imaz, che puntano soprattutto sul benessere psicofisico dei suoi atleti, sono a dir poco anticonvenzionali, tanto da destare non poche perplessità. Imaz ha raccontato, ad esempio, che invita gli sportivi a immergersi per un po’ di tempo in un container pieno di riso bollito e sforzarsi di coltivare “pensieri positivi”. Queste tecniche piuttosto inconsuete fanno parte del percorso di crescita personale e spirituale ideato da Imaz e chiamato “Amor y Paz”, “Amore e Pace”. Imaz crede fermamente nel paranormale ed è convinto che ogni persona, se condotta da una guida capace, è in grado di “levitare” spiritualmente e liberare la propria anima dai pensieri negativi e dai problemi personali. Dà molta importanza al dialogo e al potere benefico del contatto fisico: nella sua terapia sono infatti previste sessioni di lunghi abbracci.

Novak e Pepe si sono conosciuti grazie a Marko Djokovic, fratello minore di Novak, che proprio a lui si era rivolto per superare la depressione causata dal fallimento prematuro della sua breve carriera tennistica. Un aiuto a dir poco salvifico secondo il 25enne Marko, che per molti anni ha subito il confronto con la presenza ingombrante del fratello maggiore: “Sono stato molto male e a lungo mi sono allontanato dalla mia famiglia. Grazie a Pepe, con cui ho intrapreso un percorso lungo quattro anni, ho capito che ero in cerca di attenzione e che non mi volevo bene. Oggi posso finalmente dire a mia madre, mio padre e ai miei fratelli che li amo”.

Pepe, nato nel 1974 a Logrono, ha raccontato che durante l’adolescenza ha dovuto combattere contro la bulimia, che ha rischiato di rovinargli la vita. Ne è uscito fuori, secondo le sue parole, grazie a David Icke, uno scrittore e un giornalista inglese conosciuto per le sue opinioni fortemente discutibili. Basta dare un’occhiata alla sua pagina Wikipedia per capire la singolarità del personaggio. È uno dei più noti e ferventi fautori della teoria del complotto, per esempio sugli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, e ha pubblicato diversi libri sulla teoria della cospirazione globale. Fortemente antisemita, crede che il mondo sia retto da una ristretta cerchia di eletti, gli illuminati di Baviera, legati ai protocolli dei Savi di Sion, un documento notoriamente falso che attesterebbe una cospirazione mondiale di matrice ebraica. Infine, Icke si proclama “Figlio di Dio”, portatore di una verità superiore, e afferma che il mondo sia in realtà una matrice olografica controllata da un gruppo di umanoidi rettiliani che guidano il mondo da altre dimensioni. Insomma, si tratta di un personaggio contorto, con idee deliranti e pericolose. Ed è preoccupante il fatto che Pepe Imaz consideri Icke come un punto di riferimento fondamentale della sua vita e della sua crescita di guru spirituale.

Nel già citato video della conferenza nell’hotel Costa del Sol di Marbella, Imaz ha invitato più volte il pubblico a leggere i libri di Icke e apprendere i suoi insegnamenti, approvando esplicitamente le sue idee cospirazioniste: “Cercate Davide Icke, ha scritto un sacco di libri e ha fatto interviste e conferenze che si possono trovare su YouTube”. E poi: “Bisogna concentrarsi sulla questione degli illuminati. Se siete interessati, vi dirò come fare per informarvi”. Imaz deve a Icke la consapevolezza di sé come guida spirituale e grazie a lui ha teorizzato il culto dell’amore e della pace. Ha parlato dell’incontro salvifico con una spiritualista libanese di nome Silham nel periodo in cui soffriva di bulimia, che lo avrebbe portato quasi alla morte: “Non mi conosci ma io ti stavo aspettando”, gli avrebbe detto la donna. “Posso vedere il tuo dolore e la tua sofferenza. Vorresti liberarti da tutto questo?”. Ha parlato della fidanzata Katrina, che considera la “divina compagna del suo viaggio della vita” e ha proposto l’istituzione delle “Olimpiadi dell’amore” che ognuno dovrebbe celebrare ogni giorno in casa propria. Insomma, abbiamo davvero paura di dirlo? Sono tutte grandi cazzate.
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Il guaio è che Pepe Imaz ha una forte influenza su Novak Djokovic ormai da lungo tempo. Fonti vicine al giocatore avrebbero infatti confermato che numerosi gesti con cui il serbo ha celebrato le vittorie degli ultimi mesi sarebbero da ricollegare alla filosofia del guru spagnolo, come il cuore dipinto sulla terra del Roland Garros o il movimento delle braccia dal petto verso l’esterno, come per voler donare affetto ai propri tifosi. Novak ha difeso Imaz dopo le critiche da parte di alcuni giornalisti, che vedevano con perplessità il suo rapporto con l’iberico: “Non so da dove avete tirato fuori questa storia del guru“, ha risposto in modo piccato. “Pepe è parte del mio staff da anni, ha già lavorato con mio fratello e sono contento che stia con me: è stato un tennista professionista, credo intorno al n. 60 del mondo [non è vero, n.d.r.] e sa far bene il suo lavoro. I media hanno cercato di campare per aria una storia capace di far rumore. Marian [Vajda] e Boris [Becker] saranno entrambi con me alle Atp Finals di Londra”, ha poi puntualizzato.
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Una volta conosciuta la verità su Pepe Imaz, non si può fare a meno di porci qualche domanda. Caro Novak Djokovic, avevi davvero bisogno di questo guru spirituale? Perdere è dura e per rialzarsi si cerca ogni possibile strada. Non mettiamo in dubbio le sue qualità come coach, ma ne valeva la pena di associare la tua immagine e la tua persona a una figura simile? Con tutta la gente che ti segue, non pensi che qualcuno potrebbe davvero credere a queste teorie strampalate e spendere soldi per cercare di risolvere i propri problemi? Davvero era indispensabile, per la tua carriera e per la tua serenità mentale, che una persona intelligente, misurata ed esperta come te si affidasse – non abbiamo timore a dirlo – a un simile esaltato, che a Parigi ti seguiva dal tuo box con un sorriso pacifico di chi la sa lunga e con un ciondolo al collo a forma di cuoricino? Smettila, per favore, e pensa solo a giocare.
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