In ricordo di Federico Luzzi, a sette anni dalla scomparsa

Alessandro Nizegorodcew, telecronista di SuperTennis e direttore di spaziotennis.com, e Federico Luzzi, non erano esattamente amici: “Mi salutava sempre come fossimo vecchi amici ai tornei ma non posso dire che eravamo amici, l’amicizia è una cosa seria”, ci tiene a sottolineare Alessandro, “però c’era un bel rapporto“.

Il loro era quel tipico legame, tra il professionale e l’amichevole, che si instaura tra un tennista ed un giornalista, chiamato ad intervistarlo alla fine di ogni match.
Il primo vero incontro tra Alessandro e Federico, avvenne nel 2004, durante un Changeller romano, quando l’aretino tentava di risalire in classifica dopo un brutto infortunio alla spalla.

Giocò un bel torneo fece semifinale, perse con Aldi (Francesco Aldi, ex tennista azzurro n.d.r.) e dopo ogni match lo intervistavo ed era sempre iper disponibile, sempre sorridente, anche subito dopo aver perso con Aldi, sbraitando come suo solito. Subito dopo il match mi ricordo gli dissi “grande lo stesso” e lui fece un super sorriso”.

Luzzi era un ragazzo dalla rara bellezza con un inconfondibile accento toscano, Alessandro lo descrive “solare fuori dal campo, sempre sorridente e pronto allo scherzo. In campo si trasformava: era incazzoso, grintoso, si fomentava da solo quando faceva un gran colpo e poi magari a fine match veniva lì e ti diceva: “hai visto quello strettino?”.
Gli strettini ormai nel circuito venivano chiamati “luzzate“”.

Articolo

Sembrava potesse essere un predestinato, da juniores vinse praticamente tutto, aveva un fisico troppo leggerino dicevano ma furono probabilmente i tanti infortuni e la squalifica di 200 giorni per aver scommesso ingenuamente su match ATP (senza mai alterarli), ad impedirgli di diventare un campione.
Nel 2002 aveva incantato tutti agli Internazionali di Roma, raggiungendo gli ottavi di finale con quel tennis spettacolare e divertente, che tanto amava esibire.

Tecnicamente aveva un talento smisurato”, spiega Nizegorodcew, “basava tanto sulla prima di servizio che era notevolissima, rovescio molto bello che sapeva usare in top ed in back. Il diritto era un po’ il termometro del suo tennis quando funzionava era devastante ma a volte lo perdeva troppo, a rete era molto forte ed aveva un’ ottima palla corta, i colpi di tocco erano la sua specialità.”

Federico era un guerriero in campo e fuori, “grande personalità, personalità molto forte, era quella che lo aiutava tanto anche in campo”, racconta Nizegorodcew.
Una personalità che purtroppo non gli è bastata per vincere la sua partita più importante, quella contro la malattia, leucemia mieloide acuta, che lo ha stroncato in meno di una settimana.
Alessandro venne a conoscenza della terribile notizia da un amico comune, il tennista romano Flavio Cipolla: “Avevo visto Federico il weekend prima che si ammalasse al Tc parioli, giocava la serie A, vinse un match assurdo con Alessandro Accardo, fu una gran lotta. Mi disse dopo il match: “Che vita da mediano”, quella l’ultima volta che l’ho visto”.

E proprio durante un match per il Tc Parioli, Federico si sente male ed è costretto a ritirarsi dopo un solo 15. Il ricovero all’ ospedale di Arezzo, sua città natale, sembrava precauzionale per una brutta polmonite, invece le analisi qualche giorno più tardi, diedero un responso drammatico. Il 25 ottobre Federico sprofonda in un coma dal quale non si risveglierà più, aveva 28 anni.
Tra gli amici e colleghi la scomparsa di Federico ha lasciato un vuoto incolmabile. Come Potito Starace, Filippo Volandri, Daniele Bracciali, che con Luzzi hanno vissuto anni di vita di sportiva a rincorrere sogni e palline. Gli stessi che il giorno dell’addio ne hanno portato in spalla il feretro.
Come Flavia Pennetta che alla notizia della morte dell’amico era diretta in Canada per un torneo che le avrebbe potuto regalare una storica qualificazione al Master di fine anno ma che mollo’ tutto per potergli dare l’ultimo saluto.

Il sorriso di Federico è la cosa che più manca ancora oggi nel circuito”, conferma Alessandro, “per molti colleghi perderlo è stato traumatico, non solo per l’amicizia ma anche perché nei tornei era sempre bello avere Federico in giro e tra i piedi”.

In nome e in ricordo di Luzzi è nata l’Associazione Fede Lux che si occupa del Servizio Medico Domiciliare di Ail Arezzo “Federico Luzzi” ONLUS. Questo grazie al merito ed alla forza d’animo della mamma di Federico, Paola Cesaroni, alla quale Alessandro Nizegorodcew manda un caloroso saluto: “ mando come sempre un grande abbraccio a mamma Paola, donna di straordinaria forza e tenacia”.
Grazie ad Alessandro Nizegorodcew per la sua disponibilità e per il bellissimo ricordo di Federico che ci ha testimoniato.

Exit mobile version