Istrionicamente Florian Mayer

Nella critica teatrale l’istrione è un attore che conosce bene il mestiere e che possiede, inoltre, i trucchi dell’arte scenica e declamatoria. Bene, se cercate qualcuno , nel mondo del tennis,  molto esperto e che allo stesso tempo si diletta nel dare spettacolo a suon di rovesci tagliati, lob e palle corte al salto, il vostro uomo è Florian Mayer.

Florian, da Bayreuth, la città del festival di Wagner, fa parte della ristretta cerchia di giocatori che non si sono piegati alle logiche di uniformazione del moderno power-tennis. La maniera in cui Mayer ha deciso di “ribellarsi” però a qualcuno potrebbe far storcere il naso, soprattutto ai cosiddetti “puristi”. Lo stile di Florian Mayer è molto personale, a partire dall’ apertura dei colpi, davvero molto ampia. Il che è un punto a sfavore per lui , sia nel gioco che nello stile.
florian-mayer

Il teutonico ha però vari assi nella manica che sono in grado di soppiantare le debolezze dei colpi a rimbalzo. Partiamo dal famigerato back di rovescio. Giocato in quella maniera tutta personale, sgraziata ma efficace. E’ un colpo che sa giocare ad occhi chiusi e che gli permette di variare il gioco e di attaccare la rete. Il gioco di volo è una costante nelle partite di Mayer: sa giocare bene serve&volley ma soprattutto ama attaccare in controtempo, prendendo spesso alla sprovvista gli avversari. La volee, giocata sempre in modo personale, è un colpo affidabile nonché spettacolare. Nel suo repertorio sicuramente una delle armi più micidiali è il drop-shot.

Le aperture ampie gli permettono di mascherare alla perfezione il colpo, giocato di solito con un piccolo saltello. E la palla corta ci permette di parlare anche del lob, sempre calibrato al millimetro. Insomma un arsenale vario e in grado di far male a chiunque. Chiedetelo a Nadal (“Mayer è un avversario scomodo, in quanto ha un gioco strano”)  sconfitto in quel di Shanghai nel 2011 oppure ad Andy Murray, che non digerì le variazioni di Florian a Capodanno, nel primo torneo dell’anno a Doha nel 2014.

Un peccato che la sua carriera sia stata costellata da molti infortuni. Era il terzo turno del Master 1000 di  Miami 2014, quando dopo aver sconfitto Ivan Dodig, gli venne diagnosticata una grave infiammazione all’inguine. Un infortunio molto serio, che inizialmente prevedeva uno stop forzato di circa 6 mesi, che poi addirittura si sono raddoppiati, tenendolo fermo ai box per un anno intero. “Per otto mesi non ho potuto correre, andare in bici, fare esercizi con i pesi.”  Il nome di Mayer è scomparso dalle bocche di chiunque per un lungo periodo, sin quando il tedesco , schivo e molto riservato, ha annunciato il suo ritorno in questo aprile. Ma Florian non era nuovo a quel genere di infortunio, tanto grave che spesso è in grado di spazzar via in maniera spietata anche il più roseo tra i talenti.

Nel 2008, dunque già quattro anni dopo il quarto di finale a Wimbledon e il premio di “ATP Newcomer of the Year”, Mayer era un giocatore che si era costruito una solida carriera, anche se comunque al di sotto delle sue potenzialità, restando  fisso tra i primi 30-40 giocatori al mondo.  In quell’anno dovette subire un intervento chirurgico alle dita che gli impedì di giocare per un anno. Mayer, dalla posizione numero 55, con la quale chiuse il 2007, si trovò a fine 2008 oltre la quattrocentesima posizione.  Ma da buon teutonico Florian non è di certo un tipo che si arrende facilmente, nonostante l’infortunio avesse condizionato anche la prima parte della stagione successiva.

Con grinta, coraggio e determinazione ritrova pian piano il suo tennis migliore, e nel giro di due anni, raccoglie il suo best ranking di numero 18 e il primo torneo ATP vinto a Bucarest nel 2011, dopo aver perso altre quattro finali. Raggiunge anche di nuovo i quarti a Wimbledon, dimostrando che sull’erba il suo gioco variegato vale ancora di più.  Ora Florian Mayer è nella stessa situazione di quel lontano, quanto mai vicino in realtà, 2008; ritornato con un ranking di n.565 del mondo e fuori dalla top 100 per la prima volta proprio da quell’anno. Ha ricominciato a giocare, sempre con il solito stile “unorthodox”, nonostante una condizione fisica non perfetta, come prevedibile fosse dopo il lungo stop.

Al Roland Garros contro Bautista-Agut, pur subendo una netta sconfitta, ha mostrato con il cuore e l’orgoglio il suo modo di fare tennis. Ha mostrato utto il suo arsenale di tagli, variazioni e discese a rete per annullare tre match point allo spagnolo, ma principalmente per avvisare che con la racchetta sa ancora dar spettacolo ed entusiasmare gli spettatori. Seppur sconfitto spesso (unica vittoria contro Youzhny a Montecarlo, proprio al rientro) la stagione su erba è venuta in soccorso a Florian. Ad Halle ha sconfitto Struff e Johnson, garantendosi i quarti di finale contro Roger Federer. Nella partita con l’americano ha dato spettacolo, in modo particolare con un paio di tuffi alla Boris Becker, da sempre suo idolo.

Certamente a 31 anni ritrovare continuità e gioco, dopo seri infortuni come quelli che il teutonico ha subito, è difficile. Ma di certo non impossibile. In ogni caso Florian continuerà ad affettare, choppare, lobbare e giocare palle corte al salto. Da vero istrione. Divertendosi e facendo divertire, come solo lui sa fare.

Exit mobile version