Au revoir, Sinner

Jannik spaventa Nadal, ma deve arrendersi alla sua spietata esperienza. Esce a testa altissima da un torneo che autorizza le più rosee aspettative.

di Nicola Balossi

La partita è attesissima, non solo per il continuo slittamento dell’orario. Si è scomodato persino il sommo Gianni Clerici, con una lettera al boscaiolo di San Candido dal tocco magico e spietato il cui senso è, detto con il consueto stile, credici ragazzo, ce la puoi fare. In effetti la sensazione è che Jannik, per quanto nettamente sfavorito, non parta battuto e possa fare una buona figura.Il braccio di ferro comincia sul servizio di Nadal: ci si picchia forte da fondo, Sinner sembra centrato ma con Rafa non basta. Bisogna attendere il terzo gioco e una palla in rete di Nadal per vedere il primo punto in risposta, la palla break non arriva per questione di centimetri ma Sinner c’è. Se entrambi giocano al massimo l’equilibrio è garantito, ma la discriminante sarà la tenuta – non confidiamo troppo nelle distrazioni di Rafa per cui serve un super Sinner. Nel quinto game, nonostante un errore a rete da mangiarsi le mani, arriva la prima palla break. Nadal si salva ma l’impressione è che sia Sinner a menare le danze. I game passano, il gioco si fa duro e Jannik si cala nel ruolo del pistolero solitario come un Clint Eastwood d’annata. Nadal sale di giri, ha capito che non sarà la solita carneficina e non si tira certo indietro dalla lotta: 5-4 per lui. Nel decimo game Sinner non mette dentro una prima di servizio e Nadal prende il controllo degli scambi ma la notizia è che Jannik si difende alla grande, ribalta l’inerzia e fa 5 pari. Ora Jannik imbraccia la clava di precisione, martella come un pazzo spingendo in fondo Nadal, si procura due palle break, le spreca, ne merita un’altra e la trasforma sul dritto sballato di Rafa. Ecco il momento del cinghiale ferito: i RIS di Parma stanno ancora repertando la scena del crimine in cui è tragicamente scomparso l’ultimo che ha osato strappare il servizio a Nadal. Più che la reazione di Rafa, in questo caso, è la tensione del nostro boscaiolo di San Candido a giocare brutti scherzi e arrivano puntuali due palle del controbreak. Il break poi arriva, ai vantaggi, con due dritti spaventosi del muscolare ispanico: sarà tie break e noi finiremo l’inchiostro. La roulette russa comincia male per Jannik che poi rimedia con due ottimi punti al servizio. La violenza di Nadal gli porta quattro punti in fila, sufficienti a incanalare il set e a chiuderlo senza distrazioni. È un 7-6 che fa male per l’occasione persa e perché, a prescindere da qualche scelta avventata, è quasi impossibile giocare meglio di così. Il bicchiere mezzo pieno, in chiave assoluta è che questo ragazzo è stato per molti aspetti superiore al re dei re per un set intero, pur avendolo perso. Sugli spalti sventolano sporadiche bandiere spagnole ed è difficile dare torto a questi sostenitori che se la sono vista brutta.Adesso il problema sarà mentale, con Nadal non sono ammessi cali. Jannik tiene il servizio due volte, poi si porta sullo 0/40 e alla terza occasione riesce a sbattere Rafa fuori dal campo e a portarsi sul 3-1. La maledizione di Tutankhamen fa il suo corso anche questa volta e nonostante un paio di punti spettacolari Sinner restituisce il favore, poi sciupa in risposta per il 3-3. Rafa sente l’odore del sangue e si fa più aggressivo ma Jannik interrompe l’emorragia chiudendo ai vantaggi con una specie di piroetta inspiegabile nei pressi della rete: 4-3. Sublime il lob del 40/30 ma il dritto lungolinea di Nadal vale il 4-4, quando le ore di gioco sono due. Mentre coach Piatti congela in tribuna sotto il suo manto bianco, Jannik subisce un break amarissimo e inaspettato dal 40/15. Fare punto a Nadal adesso è veramente dura… è un muro. Jannik annulla con coraggio un primo set point, ma sul secondo la mette in rete rete: 6-4.Ora Nadal, che più si stanca e più ne ha, imposta scambi brevi e vola sul 2-0; risponde sempre alla pressione di Sinner e poi lo trafigge al buon momento, a rete è un chirurgo e fa sempre la scelta giusta: il 6-1 è una conseguenza severa ma naturale. Di certo Jannik deve lavorare sulla durata, sull’interpretazione dei momenti topici, sulla volée e su mille altri piccoli dettagli, ma questa sera era al cospetto del Sovrano Rosso e gli è stato superiore per lunghi tratti di partita prima di cedere. Vista la sua rapidità di apprendimento c’è da credere che a breve sarà ancora più vicino ai mostri sacri. Non bisogna dimenticare che il suo obiettivo stagionale era giocare più partite possibile per fare esperienza, il Covid gli ha scompigliato le carte, ma anche con le condizioni al limite imposte dalla pandemia e dal calendario rivisitato ha già compiuto imprese da ricordare, inclusi gli scalpi di due top ten come Tsitsipas e Zverev, un set strappato al numero 5 Medvedev e le vittorie contro Paire e Goffin (due volte). Oltretutto il suo gioco è in assoluto più adatto al cemento, dove finora ad alti livelli ha pagato a caro prezzo l’immaturità e i cali di concentrazione. Insomma i Signori del tennis lo sanno: è tempo di aggiungere un posto a tavola.

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