Kerber&Co. e quel tennis che non sempre paga

Angelique Kerber, finalista ai Championships lo scorso anno.

A Parigi Angelique Kerber è stata la prima n.1 del mondo a perdere al primo turno del Roland Garros nell’era Open. Un record negativo che conferma il suo scarso feeling con la terra rossa ma anche il peso dell’essere n.1 del mondo che sembra la 29enne di Brema non riesca a sopportare, come dimostrano le cinque sconfitte stagionali al suo turno inaugurale (non solo sul rosso).

DA PRESUNTA METEORA AL N.1 DEL MONDO La Kerber si fece conoscere al grande pubblico quando nel 2011 da n.92 del mondo si spinse fino alla semifinale dello Us Open, battendo nei quarti Flavia Pennetta. Allora sembrava che ad avere la meglio fosse stata più la tensione di Flavia che i meriti della tedesca ma Angelique negli anni a venire dimostrò di non essere una meteora, con l’ingresso in top ten ed una costanza di risultati che la resero tra le avversarie più temibili del circuito.

Dicono in tanti che non abbia il tennis da numero uno del mondo, forse è vero, ma i fatti dicono che quel posto sia più che meritato, dato i due titoli Slam e la medaglia d’argento alle ultime olimpiadi.

UNA CRISI LEGATA A LIMITI TECNICI? La crisi di Angelique però dimostra un certo limite, non solo caratteriale ma anche tecnico. Il suo è un tennis basato su di una straordinaria forza difensiva che costringe sempre a giocare un colpo in più, e spesso induce all’errore. La frustazione in cui la Kerber fa scadere l’avversaria è una tela asfissiante che le permette di esaltarsi e giocare in scioltezza, fino ad “annientare completamente il nemico”.

Fuori da questi schemi però la tedesca fa difficoltà, difficile vederla impostare il gioco, se non contro avversarie più deboli e difficile anche vederla attaccare se non spinta da entusiasmo o disperazione. Angelique non ha nemmeno un colpo preferito che possa essere un’arma letale, semplicemente ha direzioni di gioco dove se può liberamente colpire diventa devastante.

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WOZNIACKI ED ERRANI COME ANGELIQUE  La Kerber è interprete di quel classico gioco che vive di errori provocati e pochissimi vincenti ma nel circuito WTA non è la sola, Caroline Wozniacki e Sara Errani le fanno buona compagnia e come la tedesca anche loro hanno attraversato momenti di flessione dai quali fanno fatica ad uscire. Sia Caroline che Sara hanno avuto dalla loro (come la Kerber ) l’arma di una costanza straordinaria che alla prima è valso il n.1 del mondo a soli 21 anni. Alla danese è sempre stato imputato il fatto di non aver mai vinto uno Slam, a Sara invece noi italiani possiamo solo dire grazie per quanto dato alla causa azzurra. Tutte e tre hanno pagato o stanno pagando un tipo di gioco che a lungo andare diventa sempre meno efficace quando gli avversari imparano a disinnescarlo, ed un piano b è difficile da applicare per giocatrici con le loro caratteristiche.

Sara e Caroline non sono riuscite fino ad ora a ritornare ai livelli che ne hanno fatto le fortune nel tennis che conta. Vedremo se almeno Angelique riuscirà a risalire la china, a Wimbledon ha la pesante cambiale della finale ma la superficie erbosa potrebbe aiutarla a ritrovare gioco e fiducia.

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