Il diario delle Wta Finals 2018

Il diario delle Wta Finals 2018

Il diario delle Wta Finals di Singapore. Il trionfo di Elina Svitolina e il black out fatale a Sloane Stephens. Ottimo bilancio per Kiki Bertens. Indecifrabile Karolina Pliskova. Il flop di Petra Kvitova, Naomi Osaka e Angelique Kerber. Per Caroline Wozniacki, purtroppo, l’uscita fin dal Round Robin è attualmente l’ultimo dei problemi.

di Monica Tola

Non ha vinto la più talentuosa, ma chi ci ha creduto di più. Elina Svitolina è la nuova Maestra di Singapore e con merito. La responsabilità di aver staccato la spina mentalmente e fisicamente da un match che stava dominando è tutta di Sloane Stephens, che ancora una volta è stata vittima di sé stessa. Di quella incostanza che si palesa all’improvviso durante una partita e trasforma la giocatrice difficilmente battibile nella versione svogliata e irriconoscibile. Sembrava che per questa finale, Sloane Stephens fosse scesa in campo con un piglio diverso rispetto alle prestazioni giocate a corrente alternata viste nel Round Robin e in semifinale. Nulla da fare, nonostante un primo set perfetto che ha fatto da preludio a una sorta di pigrizia quasi indisponente. Elina Svitolina mentre subiva, le provava tutte ed era comunque in modalità battaglia. Sempre pronta a cambiare tattica, a metterla sul piano della resistenza, a spendere fino all’ultima goccia di sudore per dare una svolta alla propria carriera ed entrare nella storia del tennis. Oggi è la giornata del suo trionfo, del rientro in top 5 e della rivalsa verso chi la dava per spacciata prima dell’avvio delle Finals. Elina Svitolina, invece, ha chiuso con 5 vittorie su 5. L’ultima a riuscirci era stata Serena Williams nel 2013.

Elina Svitolina-Wta Finals 2018
Elina Svitolina-Wta Finals 2018

Dal prossimo anno le Wta Finals si trasferiranno a Shenzhen e di questa ultima edizione targata Singapore ricorderemo anche il livello non eccelso. Per una Svitolina che festeggia, Kiki Bertens può ritenersi più che soddisfatta. Entrata tra le otto grazie al forfait di Simona Halep, l’olandese ha legittimato un posto in top 10 e tutto è stata in queste Finals tranne che una comprimaria. La semifinale non è stata casuale, ma il frutto di un bagaglio tecnico completo e dei progressi fatti dalla Bertens. Insidiosissima per tutte le avversarie, ha regalato scampoli di ottimo tennis. Ne sa qualcosa Angelique Kerber, che dall’atleta olandese ha incassato una sconfitta niente affatto clamorosa. La tedesca è una delle delusioni di Singapore 2018. Aveva dalla sua l’esperienza in un girone composto da tre avversarie alle prime Finals in carriera e si è presentata in condizioni atletiche tutt’altro che smaglianti e con il nodo coach ancora da sciogliere, dopo la recente separazione da Wim Fissette. Senza il tecnico che ha contribuito alla rinascita, la Kerber di questa settimana è stata molto simile alla giocatrice spenta del 2017. Con una sola parola si possono riassumere le prestazioni di Petra Kvitova e Naomi Osaka: disastro. La superficie lenta, ma a detta di tutte le giocatrici comunque molto meno rispetto allo scorso anno, non può essere una giustificazione. Tre partite perse su tre per entrambe, tra rarissimi momenti di lucidità e pallate sparate ovunque tranne che in campo. Indecifrabile, ma non è una novità, Karolina Pliskova. La ceca è stata tutto e il contrario di tutto. Ordinata nel match di esordio vinto su Caroline Wozniacki, scellerata e fallosa contro Elina Svitolina, non giudicabile per palese inconsistenza dell’avversaria nel derby ceco con Petra Kvitova. Il bipolarismo tennistico della Pliskova è emerso tutto nella sconcertante semifinale che l’ha opposta a Sloane Stephens. Dal 6-0, 2-0 e 40-15, notte fonda. Con buona pace di Rennae Stubbs, la ex tennista australiana che da qualche mese segue la Pliskova. Per una settimana la Stubbs ha ricordato all’infinito nei coaching con la sua assistita che i colpi vanno accompagnati con il gioco di gambe, ma la tennista ceca si applica a set alterni. Per Caroline Wozniacki, infine, l’aver abdicato da campionessa di Singapore già nel Round Robin, purtroppo è l’ultimo dei problemi.

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  1. Giuliana Cau - 11 mesi fa

    Stephens non ha ancora capito che le partite si vincono stando in campo e giocando dal primo all’ultimo minuto. Un repertorio da manuale usato al 50%, per mettersi a fare una gara da fondo, senza mai provare a sfondare. Svitolina ha giocato benissimo tutto il torneo, consapevole -partita dopo partita- di avere in mano un’occasione irripetibile. Bravissima lei, Sloane invece rimandata per insufficienza di volontà, nel vincere una gara assolutamente alla sua portata.
    P.S: anche al RG si è comportata così.

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    1. Monica Tola - 11 mesi fa

      Incomprensibile questo atteggiamento. Prima era infallibile perlomeno nelle finali, perché consapevole della posta in palio scendeva in campo con il proposito di non allentare dall’inizio alla fine. Non può sempre andar bene. Tre partite già complicatissime, tra round robin e semifinale credo potessero bastare. La Svitolina, a differenza delle altre che la Stephens aveva battuto in tre set, non regala. Si vedeva già quando l’Ucraina era in difficoltà che comunque tentava di reagire e cercava altre soluzioni. Ed era anche in ottima condizione atletica.

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    2. Giuliana Cau - 11 mesi fa

      Stephens ha giocato bene solo con la Bertens; con Osaka ha approfittato della sua inesperienza e la Kerber era già cotta. Pliskova si è praticamente fatta fuori da sola, buttando un match già vinto. La verità è che è arrivata in finale grazie ai regali delle altre giocatrici; oggi che non le è stato regalato niente ha perso. Giusto così.

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