Lode ad una campionessa dimenticata: Monica Seles

Esattamente 27 anni fa Monica Seles si trovava a vivere un’esperienza surreale proprio sui campi da gioco, che le avrebbe cambiato la vita per sempre.

di Antonio Spanò

Sul campo da tennis siamo soliti vedere i nostri campioni preferiti, giocatori professionisti che lottano , faticano e sudano su ogni palla con l’intento finale di avere la meglio sull’avversario di turno e stringere tra le mani trofei su trofei. Il carisma, l’agonismo e l’aggressività sportiva sono le caratteristiche che vengono apprezzate di più, suscitando talvolta non solo consensi, ma anche dissensi e lievi antipatie.

C’è chi sul campo non fa una piega, sembra quasi non sudare nemmeno, come Roger Federer, chi a suoni di urla e “come on” non si arrende fino all’ultimo, come Maria Sharapova e chi, invece, sul rettangolo di gioco, è proprio un animale da palcoscenico, come Novak Djokovic. Ogni giocatore, come ogni essere umano, ha il suo “stile”, frutto della sua indole e di tutto il vissuto che si porta alle spalle. Caratteristiche, queste, talvolta bistrattate, soprattutto dagli addetti ai lavori o dagli sponsor, pronti a trarne da essi i guadagni più cospicui, sull’onda del momento.

Monica Seles-Amburgo 1993

Tante, tantissime sono le storie che abbiamo imparato a conoscere. Una delle più intense e degne di nota è senza dubbio quella di Monica Sales e, in questo giorno così particolare, ci sembra doveroso ripercorrere i punti più salienti, a grandi tratti. Correva l’anno 1993, era il 30 Aprile e Monica Seles, tennista della ex Jugoslavia, si trovava a gareggiare nel torneo di Amburgo contro Magdalena Maleeva. Monica aveva appena 19 anni, non era soltanto una promessa del tennis, era una vera e propria certezza ormai consolidata. Era numero uno al mondo, aveva già alla spalle la bellezza di 8 slam, tanti tornei vinti di fila e una miriade di gloriose vittorie ottenute nel circuito, maturate proprio negli anni in cui la concorrenza annoverava tra le sue fila nomi del calibro di Steffi Graf, una delle sue rivali più affermate. Si trattava di una tennista che aveva già iniziato a scrivere alcune delle pagine della storia di questo sport.

Nella circostanza sopra esposta, però, l’incantesimo si spezza, a causa della cattiveria e il fanatismo di un pazzo, Gunther Parche, fan accanito proprio della Graff. Costui, con l’intento di metterla fuori gioco, così da consentire alla sua beniamina di riprendersi lo scettro di numero 1 al mondo (così avrebbe dichiaro successivamente), durante un break, le infilza un coltello da cucina nelle scapole. Scongiurato il peggio, le conseguenze sarebbero state a dir poco catastrofiche: se fosse stata colpita la colonna vertebrale o qualche articolazione, avrebbe potuto rischiare la paralisi. I muscoli e i tessuti danneggiati richiesero il ricorso ad un intervento chirurgico.

Dopo qualche periodo Monica sarebbe caduta in un forte stato depressivo e avrebbe iniziato a soffrire di disturbi alimentari che l’avrebbero fatta aumentare di peso, allontanando così la massa ti sponsor e di persone che fino a pochi anni prima la glorificavano. E’ così semplice cadere nel dimenticatoio? La strada verso la piattezza emotiva e l’anonimato è così sgombra non appena si placa il vento dello scintillante quanto effimero successo? Oggi, a 27 anni distanza da quel tragico evento, è d’obbligo riportare la luce sulla carriera di quella che è stata una grandissima campionessa. Lunga vita a Monica Seles!

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