Diario degli Australian Open: giorno 1

-Siccome sulla partita di Nadal non c’è nulla da dire, una vittoria colta con estremo agio lasciando tre game a Victor Estrella Burgos, prodigandosi nell’esposizione prolungata di tutto ciò che il suo repertorio tecnico (più ampio di quanto non si creda) gli permette di fare, parlerò del suo completo.
Quando, verso le nove di questa mattina, ha fatto il suo ingresso sul terreno di gioco, ho temuto che i colori, nella mia televisione, fossero stati manomessi.
Francamente, da storico amante degli outfit portati nel corso degli anni dallo spagnolo, quello presentato oggi oscilla con insistenza tra il tragico e il comico.
Certo, è forse lui uno dei pochi a poterselo permettere, sfoggiando la solita abbronzatura maiorchina e due braccia portentose (immaginando la stessa divisa indossata di Simon si può comprendere quanto difficile sia da portare), ma ciò non basta per compensare l’oscenità di questo completo.
Esperimento fallito.

-Monica Niculescu cede al primo turno, sconfitta in due set da Mona Barthel, mancando così, per un soffio, l’obiettivo cardine per la stagione 2018: il Grande Slam.

-L’America che così grande, almeno tra le donne, si rese protagonista nell’ultimo slam della scorsa stagione, subisce oggi un’autentica Caporetto. Fuori Isner, Sock, Vandeweghe la padellatrice e Sloane Stephens.
Discorso a parte per Venus Williams che cede a Bencic, per la quale, però, la sconfitta non è poi cosi sconvolgente.
È da mesi, infatti, che Venere appare sempre più incapace di reggere i ritmi di gioco imposti dall’attuale fisicità, vincendo partite, a causa di movimenti in costante ritardo, con la sola presenza.
Quando una, dall’altra parte, non si fa sopraffare, vincere non è poi così difficile, ed ecco così spiegato il tonfo che così stupore ha generato in mattinata tra gli addetti ai lavori.
-Seppi ha, nell’Australian Open, il suo miglior Slam. Lo ricordiamo battere Federer nel 2015, per poi fronteggiare Kyrgios, andare in vantaggio due set a zero, sprecare match point, e perdere.
Due anni dopo, sull’australiano, arrivò la rivincita, con le stesse dinamiche stavolta invertite.
Contro Moutet perde il primo set, poi si rianima e trionfa. Il tabellone non è dei più probanti, il piazzamento di rilievo potrebbe arrivare.
Un insolito Lorenzi si fa rimontare due set da Dzumhur e torna già a casa, buttando letteralmente all’aria un primo turno alla portata. Così fa anche il compare Caruso, che conquista i primi due parziali contro Jaziri per poi perdersi lungo la strada.
Peccato, due buone occasioni gettate al vento.

-La Schiavone vince cinque game con l’Ostapenko, troppo più forte di lei, collezionando un primo turno che, confrontato ai risultati dalle conterranee, è da considerarsi di prestigio. Le antiche “Chichis” fuori nelle qualificazione, Roberta al primo turno e Sara a quello decisivo.
Rimane la Giorgi, che pare (pare, eh), abbia inghiottito la pillola della ragione.
Italtennis in picchiata, ma “ah, quanto è bello il foro!” (cit.)

-Shapovalov ridicolizza Tsitsipas, descritto da tanti come lampante incarnazione di talento grezzo che ancora, però, non è riuscito a dimostrare nulla.
Chi il talento lo ha, senza discussioni, è l’australiano (no, non Tomic, quello il talento lo ha solo nel contare i suoi milioni, o le umiliazioni subite in carriera).
Kyrgios in casa è scintillante ed in tre set schiaccia Dutra Silva. Fresco e spumeggiante, con il giusto approccio sappiamo tutti quanto possa andare avanti.
Per finire Pouille, che sorridendo cede a Bemelmans (chi?) in quattro set.
Si sa, l’Australia non è mai stato il luogo prediletto del candido, che proprio non sopporta il caldo della terra dei canguri.
La sua è infatti una sconfitta consenziente, e perciò totalmente giustificabile.

Dal vostro scintillante cronista è tutto, a domani.

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