DOPING NEL TENNIS, ANCORA UN TABU’ ?

”Naive” o ”naif”, una parola che a molti sembrerà strana da associare ad un tema tanto sporco. Eppure questo aggettivo usato soprattutto per indicare una corrente artistica che aveva quale caratteristica principale la riproduzione della realtà sotto una lente candida, è stata spesso usata per esprimere lo stato d’animo e l’atteggiamento di molti appassionati ed attori del Circus tennistico dinanzi alla parola doping. ‘‘Naive”, ingenuo appunto. Per molti anni il tennis è sembrato immune dal problema doping, non se ne parlava e a molti sembrava quasi blasfemo accostare i nomi di  tennisti all’uso di sostanze dopanti. Eppure il problema c’è e negli ultimi due anni si sono levate voci all’interno dello stesso Circuito che chiedevano maggiori e più frequenti controlli.

Basti ricordare lo sfogo di Andy Murray di oltre un anno fa e il suo insistere in modo chiaro ed inequivocabile su questo tema fino a scontrarsi con una leggenda come John McEnroe che definisce il tennis come uno sport pulito se non il più pulito. Se a ciò aggiungiamo il processo ancora in corso in Spagna sul caso Fuentes e tutto ciò che ne può conseguire il quadro diventa davvero preoccupante., La WADA e tutti gli organismi di controllo nazionali a partire dalla USADA negli Stati Uniti, sembrerebbero aver preso coscienza del problema e si sono posti quale obiettivo primario una maggiore e più frequente cadenza di controlli.

Così nelle maglie dell’antidoping sono caduti in rapida successione Marin Cilic e Victor Tricki tra i maschi e tra le donne abbiamo lo strano caso di Nuria Llagostera Vives che sarebbe – il condizionale è d’obbligo – risultata positiva alla metanfetamina. Il condizionale da usare nel caso Llagostera la dice lunga sul comportamento ancora poco chiaro dell’ITF quando si tratta di doping. Da qui la progressiva disillusione di molti tra gli appassionati che sui social network commentano in modo sempre più disincantato ed ironico le notizie di presunti controlli a tappeto sui giocatori.

Ora, si potrà pensare che gli umori del popolo della rete non abbiano alcuna incidenza sui comportamenti e sulle decisioni assunte dalle autorità sportive. In realtà  alla lunga  potrebbe non essere così. Il tennis è lo sport più seguito e commentato sui social network, ben il 29% degli utenti FB lo segue. Un potenziale mediatico ed economico  enorme che sta ogni giorno di più indirizzando i propri sentimenti verso una maggiore trasparenza nel tennis, e questa, non altre, sembra la via maestra da seguire per ridare certezze ad un tennis sempre più stretto tra sponsor danarosi, generosi ma ingombranti  e giocatori che sembrano vittime e carnefici allo stesso tempo del sistema e soprattutto di se stessi. Sempre più apertamente si associano nomi eccellenti del tennis al doping, primi fra tutti quello di Rafa Nadal e Nole Djokovic.

Sgombro il campo immediatamente da facili polemiche affermando che nessuna accusa può essere fatta senza prove, e le prove finora non ci sono. Intanto le ombre si allungano e i sospetti pure. Tanto rumore per nulla? Si vedrà se si vorrà vedere. Per ora  restano i commenti ironici di Jonathan Mahler sull’ edizione online dell’Huffington post all’indomani della vittoria di Nadal agli US open; commenti   tragicamente grotteschi se si pensa ai milioni di appassionati cui l’editorialista dice chiaramente di non illudersi e di svegliarsi dal loro torpore ”naive’‘: nel tennis il doping c’è.

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