Tempi duri per il tennis spagnolo maschile

La debacle a Vladivostok in Coppa Davis ha confermato il pessimo momento degli spagnoli, che si batteranno contro la Danimarca per mantenersi nel Gruppo I e cercare di ritornare nel World Group, nel quale qualche anno fa non avevano avversari.

A conclusione di tutto il rumore che era stato fatto sul finale dell’anno scorso ci si mette anche questa acerba ciliegina finale, che non fa altro che far ricadere la Spagna tennistica in una crisi terribile. Grazie al cattivo momento delle due star spagnole più grandi degli ultimi anni, Rafael Nadal e David Ferrer, e a una nuova generazione decisamente non all’altezza (per ora), sembra che il futuro spagnolo non sia proprio così roseo.

Il tennis spagnolo ha plasmato ragazzi di fama mondiale in questi ultimi anni. Il grafico seguente mostra i punti cumulativi dei top 100 divisi per nazionalità: la Spagna è stata la prima in classifica per oltre 15 anni e attualmente, Serbia e Svizzera stanno per toglierle il primato per la prima volta dopo tanto tempo.

Cattura

Ciò è potuto accadere più che altro grazie alla crisi di Nadal e Ferrer che, con il passare del tempo, hanno inevitabilmente incominciato a calare di forma e in termini di prestazioni e questo ha avuto un effetto terribile nella classifica. Il ragazzo di Javéa ha compiuto da poco 33 anni ed è normale cominciare ad essere più irregolari. Eppure, è ancora in top 10 ma in estate dovrà difendere i quarti a Montréal e la finale a Cincinnati. E con l’infortunio al gomito rimediato qualche settimana fa è tutto da vedere come si comporterà in questi tornei.

Nadal è l’altro che dalla seconda metà dell’anno scorso ha cominciato a subire una preoccupante involuzione. Grazie ad un 2015 abbastanza deludente, il gioco di Rafa ormai lascia molto a desiderare e viene spontaneo domandarsi se sarà più in grado di vincere uno Slam. Nel 2016 compirà 30 anni e dopo moltissimi anni nell’élite di top players è normale e logico che stia perdendo sempre più colpi e posizioni in classifica.

E il resto della generazione d’oro che ha fatto vivere alla Spagna il momento migliore della storia sta cominciando a soffrire la crisi tipica di chi ormai ha raggiunto un confine ormai invalicabile: Feliciano Lopez è calato a picco alla fine dello scorso anno, quando si è avvicinato alla top 10, ma il 2015, non è stato molto buono per lui (17 vittorie e 16 sconfitte); Tommy Robredo, Fernando Verdasco, Guillermo Garcia Lopez, Marcel Granollers, tutti hanno raggiunto l’apice della loro carriera e la sensazione è che scompariranno gradualmente. Roberto Bautista sembra invece essere diventato uno dei giocatori più bravi tra i top 20 grazie ad un paio di buone prestazioni in tornei importanti: può sognare la top 10.

Il nuovo che avanza, dall’altra parte, non porta molto entusiasmo: Pablo Carreño, uno dei giocatori che suscutava più speranze tra i tifosi spagnoli, non è ancora esploso. E’ stato top 50, sì, ma ha un record di vittorie abbastanza insoddisfacente: 28 vittorie su 77 partite. Tuttavia, nei Challenger se la cava molto bene: 11 vittorie in 11 finali e 93 partite vinte in totale (solo 39 sconfitte). Naturalmente, però, quando si tratta di fare il salto di qualità, le aspettative non vengono rispettate.

Roberto Carballés, Jaume Munar, Alvaro Lopez, Pedro Martinez Portero sono alcuni dei ragazzi giovani che stanno emergendo e in sei, sette anni al massimo, dovranno reggere la bandiera spagnola in tutto il mondo e dovranno lavorare sodo per arrivare al top perchè c’è una cucciolata di giovani come Coric, Zverev, Kyrgios, Kokkinakis, Kozlov, Rublev, Tiafoe e Mmoh che sembrano destinati ad essere i migliori al mondo in futuro.

Va detto, però, che in campo femminile il trend è invertito. Carla Suarez e Garbiñe Muguruza sono in top 10 e Sorribes, Bolsova e Badosa stanno spingendo davvero forte nelle posizioni più basse, tutti segnali che fanno sperare in un futuro momento d’oro del tennis femminile spagnolo. Negli uomini, pare che il la rinascita si farà ancora attendere.

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