Tennis, qual è l’età giusta per ritirarsi?

(AP Photo/Mark Baker)

Behind the Racquet è una pagina Instagram, poi diventata un blog, creata dal tennista americano Noah Rubin. L’obiettivo è dare l’opportunità ai suoi colleghi di raccontare le proprie storie, venendo immortalati con la racchetta davanti al volto. Una delle ultime protagoniste del blog è stata Dinara Safina, ex numero uno del mondo, che ha rivelato il suo passato, fornendo diversi spunti più che interessanti. La ex giocatrice moscovita ha trattato, tra i vari argomenti, anche quello del ritiro.

“Sono diventata tennista professionista quando avevo 15 anni e mi sono dovuta ritirare quando ne avevo appena 25. Sono stati dieci anni fantastici, che mi hanno permesso di vivere tante esperienze. Nonostante il duro lavoro e la pressione giornaliera, mi sono davvero goduta questo tempo. Mi bastava svegliarmi ed entrare in campo per essere felice. Purtroppo mi fratturai la zona lombare e fui costretta a ritirarmi in giovane età. Ricordo che, il giorno in cui abbandonai definitivamente la competizione, notai che mi mancava l’adrenalina, quell’energia che solo il tennis ti regala. E’ stato difficile trovare qualcosa che rimpiazzasse ciò, che mi motivasse in egual maniera. Sono felice di ciò che ho conquistato e non do la colpa a nessuno per le mie sventure. Sono semplicemente grata per aver potuto competere tutti questi anni.”

Dinara Safina ha infine aggiunto: “Non mi vedo ritornare nel circuito come Clijsters o Golovin. Al massimo potrei allenare qualcuno o condividere le mie esperienze con qualche altro tennista.”

Una presa di posizione notevole da parte della Safina, che malgrado si sia ritirata ad appena venticinque anni, non ha intenzione di tornare a giocare come hanno fatto alcune sue colleghe. Tra le tante domande che balenano nella mente dopo queste dichiarazioni, ce n’è una che spicca su tutte: ma allora qual è l’età giusta per ritirarsi?

Dinara Safina
Credit: www.behindtheracquet.com

La verità è che non c’è un’età giusta per ritirarsi. La scelta di appendere la racchetta al chiodo non si matura su due piedi, bensì è frutto di un lungo ragionamento che può richiedere molto tempo. Sembra facile, ma in realtà non è così. Perché non basta ritirarsi. Serve anche pianificare, avere una vaga idea di come impiegare il proprio tempo lontano dal circuito negli anni a venire. Perciò spesso capita che, finchè si presenta la possibilità di “tirare la corda”, si prova a non mollare. Ovviamente, alla base di ciò c’è un amore per questo sport, un divertimento nel colpire la pallina ed una gioia nello stare in campo che non ha eguali. Altrimenti non si spiegherebbe come mai un tennista che ha superato da un pezzo la gioventù debba ancora continuare a sudare e a fare sacrifici. Almeno per i campioni non può che essere così. Poi ovviamente ci sono i tennisti che stazionano lontano dalle piazze di vertice del tennis mondiale e allora, facendo un paio di conti, realizzano che è più conveniente girare il mondo per undici mesi all’anno, riuscendo magari a mettere da parte qualcosina .

Chi sa bene che il ritiro è una scelta coraggiosa è Flavia Pennetta, che scelse di salutare il mondo del tennis in maniera particolare. Dopo aver vinto lo Us Open, al termine di una memorabile finale contro Roberta Vinci, la tennista pugliese annunciò infatti di volersi ritirare a fine anno. Nessuna passerella, niente lacrime davanti ai genitori e ai tifosi, ma probabilmente la volontà di mettere fine ad un periodo di continui sacrifici e di iniziarne uno nuovo. Non a caso, poco tempo dopo il ritiro, Flavia si è sposata ed ha dato alla luce Federico, diventando mamma per la prima volta. La consapevolezza che raggiungere un traguardo altrettanto importante sarebbe stato davvero difficile può aver giocato un ruolo importante ma, come rivelato dalla stessa Pennetta, l’odore di ritiro era già nell’aria: addirittura se ne parlava a Flushing Meadows, quando si confidò con la sua amica Francesca Schiavone. Questione di priorità e di felicità. Perché è vero che il tennis regala emozioni indescrivibili, ma anche una vita normale spesso fa gola a molte persone, soprattutto coloro che hanno dedicato gli ultimi venti, se non trenta, anni della loro vita a questo sport.

Diversa la scelta, invece, di campioni del calibro di Lleyton Hewitt e Francesca Schiavone, che dopo aver vinto slam ed essere stati nelle posizioni di rilievo del ranking, hanno continuato a giocare a lungo, senza saper dire basta. A dir la verità Hewitt, che attualmente segue da vicino la maggior parte dei giocatori australiani, ancora compare qualche volta nei tornei di doppio, perciò l’impressione è che non riesca proprio a star lontano dalla competizione. La Leonessa d’Italia non è da meno, visto e considerato che non si è mai arresa e, anche quando le cose non andavano benissimo, con umiltà e coraggio è andata a giocare tornei minori, battagliando con avversarie molto più giovani di lei, in modo da garantirsi un posto nei tornei più importanti del circuito.

Ciononostante, vedere alcuni dei migliori giocatori al mondo prendere parte a tornei minori e battagliare con tennisti che un tempo avrebbero racimolato pochi games è uno spettacolo inusuale. D’altronde, però, dopo quindici anni passati nel Tour non è facile smettere, e allora perché non continuare a girare il mondo facendo la cosa che più gli piace?

Francesca Schiavone

Ci sono poi i ritiri provvisori, che ultimamente stanno prendendo piede. Ovviamente, quando si sceglie di ritirarsi non si pensa ad un eventuale ritorno svariati anni dopo. E’ pur vero, però, che dopo tanto tempo di astinenza dal tennis, dalla vita nel circuito e da quella che è stata la quotidianità per molti anni, la voglia di ritornare a giocare si manifesti improvvisamente nei giocatori.

I casi sono innumerevoli e, gli ultimi due in ordine cronologico li ha citati proprio la Safina. Clijsters e Golovin hanno infatti annunciato di voler tornare a calcare i palcoscenici più importanti del pianeta e, nonostante qualche complicazione che sta ritardando il loro rientro, l’intenzione è quella di non mancare all’appuntamento. Purtroppo a parole è molto più semplice e, oggettivamente, ricominciare tutto daccapo, azzerando le cattive abitudini e tornando ad una monotona e faticosa routine non è assolutamente semplice. Negli ultimi anni ci sono stati numerosi casi di rientri previsti ma poi saltati. Un esempio è la francese Marion Bartoli, ritiratasi poco dopo aver vinto Wimbledon. Dopo aver perso tanto peso, a tal punto da dover combattere contro l’anoressia, l’ex giocatrice transalpina aveva pianificato di tornare a giocare, ma si era dovuta arrendere al dolore, talmente forte da impedirle di riprendere. Nel tempo ci hanno provato in tanti ma è stato proprio il tempo a stroncarne tanti altri ancora.

Chi ce l’ha fatta è la guerriera Kimiko Date, che dopo un primo iniziale ritiro, è tornata a giocare e lo ha fatto fino all’età di 47 anni. Il suo ultimo match ufficiale, disputato proprio in Giappone, è stato un fiasco, non a caso rimediò un periodico 6-0, ma resta il fatto che è stata capace di costruirsi una carriera decisamente longeva. Se qualcuno ce l’ha fatta ad arrivare così avanti allora non è del tutto impossibile; forse c’è davvero speranza per tutti. Chissà dunque, nella speranza di tutti gli appassionati, che tennisti come Federer non possano andare avanti ancora per un paio di primavere. Anche se, siamo sicuri di volerlo? Meglio salutare quando si è ancora al top oppure proseguire fino a che il corpo non dice basta?

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