Una racchetta di legno per un tuffo nel passato

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Il viso di papà era sorridente; le sue mani stringevano una splendida racchetta nuova, una fiammante Driva Champion.“Cara Suzanne. Il mio augurio per il tuo prossimo anno è che tu impari la volée alta di Monsieur Caudery!”.

Sarà match
Da mezzogiorno sotto il sole cocente fino all’ultimo incontro
A notte fonda, quando le luci si spegneranno
Sensazione di un nuovo grip
Odore di un nuovo tubo di palle che si stappa
L’eco delle parole: “tua!”, “ce l’ho!”.
Il tennis è un muro che non vuole rompersi
E’ l’infinita guerra contro una raffica di palle
E’ la racchetta degli anni ’80 trovata in garage o
La traccia indelebile di terra rossa sui calzini
Morsi di zanzara,
Dita nodose e doloranti
In ogni match
O torneo
E in ogni erronea chiamata
In ogni corda rotta, in ogni grande colpo
Non è solo vincere o perdere.
E’ la competizione
Ovunque
E sempre.

E’ dei giorni scorsi la notizia che Tiriac, patron del Master 1000 Madrid Mutua Open, voglia far giocare dei match di esibizione con le racchette di legno a Nadal e Federer insieme ai veterani Guillermo Vilas Manolo Santana e Manuel Orantes. Questa iniziativa che sembra quantomeno originale, comunque fuori dal tempo, porta in sé delle motivazioni profonde che potrebbero sfuggire ai molti. Le racchette di legno portano in loro tutta la storia del tennis, non è solo legno e corde è un tuffo nel passato, è la scoperta che nel tennis il passato è parte dell’oggi, è attualità. Come conferma Amanda Gesualdi, coach olistico, direttrice del Tc Rozzano e organizzatrice di molte edizioni del torneo Racchette di legno che si è svolto domenica scorsa appunto a Rozzano,  “Giocare con telai in legno è un’esperienza che, soprattutto i tennisti di nuova generazione, dovrebbero provare. Piatto corde più piccolo, maggior peso, materiali naturali, vibrazioni ‘diverse’… E infatti il torneo Racchette di legno è ormai diventato un appuntamento fisso per il tennis Rozzano. Quattro volte all’anno si svolgono dei match 2 tie-break su 3 per tutte le categorie di singolare e di doppio dagli under agli over. L’ambiente è vintage. Rigoroso il bianco per l’abbigliamento dei giocatori, dei guardalinea e dell’arbitro di sedia. Il pranzo, le chiacchere sulle sdraio al sole, i giochi di gavettoni dei giovani del circolo e i match pomeridiani riportano l’atmosfera a quella che era la vita da tennis-club dell’inizio del ‘900, quando gli inglesi, spesso in vacanza in Italia hanno voluto il  tennis, come a casa o in India e hanno fondato il primo tennis club italiano a Bordighera.

Allora il tennis era il modo in cui la nobiltà amava passare le giornate godendosi il sole del Mediterraneo. Gli uomini giocavano in pantaloni lunghi e le donne indossavano ancora abiti lunghi  con maniche lunghe nei vari clubs che intanto nascevano a Nizza, Napoli o Milano, e anche nelle competizioni internazionali che cominciavano a svolgersi a Londra o Parigi, tanto che, quando Suzanne Lenglen, figlia ventunenne di un nobile francese di Compiègne che aveva instradato la figlia al tennis perché molto fragile fisicamente e bisognosa di sport, si presentò al torneo di Wimbledon vestita con gonna sopra al polpaccio e gli avambracci scoperti provocò un enorme scandalo.

Era il 1920 e si  giocava a Wimbledon, nei campi allora in comproprietà col Badminton, la finale fra la quarantenne sette volte campionessa Dorothea Douglass Chambers e, appunto, la giovane Suzanne. L’incontro molto combattuto vide la Lenglen salvare due match point e vincere col punteggio di 10–8, 4–6, 9–7, per ottenere la sua prima vittoria nel Grande Slam.

Il tennis vide negli anni schiere di tennisti calcare i campi alla ricerca della perfezione stilistica, i nomi del tennis sono tantissimi, da Fred Perry, campione tra l’altro anche di tennis da tavolo a cui si è ispirato per il suo dritto “girando il polso”, a Réné Lacoste (detto inizialmente il coccodrillo per il suo gioco nel quale “non mollava la presa fino alla vittoria” ad Austin Bunny a Helen Wills e molti altri  che la House of fame in Inghilterra  annovera come soci e come pietre miliari del tennis.

In fondo questi eventi, ci danno la certezza del carattere e della dimensione “senza tempo” del tennis, ci fanno constatare come questo sport sia cambiato ma in verità sia sempre lo stesso. E quando siamo sul campo durante un palleggio, il nostro circolo di trasforma in un Tennis Lawn dei primi del novecento e non importa se sotto ai nostri piedi c’è l’erba o la terra rossa o addirittura il sintetico. Ciò che importa è l’ora e ciò che sentiamo con le orecchie e col cuore è il rumore della palla e la stessa ricerca del colpo perfetto che ha appassionato ed ossessionato, in ogni tempo, tutti i tennisti.

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