Quando Carlos Alcaraz e Luciano Darderi si ritroveranno uno di fronte all’altro sul cemento di New York, non sarà soltanto un match di terzo turno degli US Open 2025, ma la tappa più prestigiosa di una storia che li accompagna fin da adolescenti. I due si affrontarono per l’ultima volta nel 2018, in una semifinale tra Italia e Spagna disputata in Francia: vinse il murciano, 7-5 al terzo set. Da allora le loro carriere hanno preso direzioni diverse, ma senza mai perdere un filo di connessione.
Dalle giovanili ai palcoscenici del tennis mondiale
All’epoca, Alcaraz aveva appena iniziato ad allenarsi con Juan Carlos Ferrero e già mostrava un talento fuori dall’ordinario. Darderi lo ricorda bene: «Giocava in modo incredibile già da ragazzino, e con entusiasmo mi disse che aveva iniziato a lavorare con Ferrero». Pochi giorni dopo, lo spagnolo batté un professionista come Federico Gaio, confermando quanto fosse precoce la sua ascesa.
Per Darderi, invece, la strada è stata più lenta. Nato in Argentina e cresciuto in Italia, ha dovuto attendere il 2024 per conquistare il suo primo titolo ATP a Córdoba. Quel trionfo non passò inosservato ad Alcaraz, che volle congratularsi con lui: «Mi scrisse per farmi i complimenti. Aveva già vinto tanto ed era numero 1, ma trovò il tempo per mandarmi quel messaggio. Mi fece molto piacere», racconta l’azzurro.
L’esplosione di Darderi nel 2025
Il 2025 ha segnato la vera consacrazione di Darderi, capace di vincere tre tornei (Marrakech, Bastad e Umag) e di ottenere 27 vittorie stagionali, 21 delle quali sulla sua superficie preferita, la terra battuta. Per la prima volta testa di serie in uno Slam, ha dimostrato di poter competere anche sul duro, raggiungendo gli ottavi a Wimbledon e arrivando fino al terzo turno a Flushing Meadows. «Merezco di essere qui, ho lavorato tutta la vita per vivere momenti così», ha dichiarato.
La sfida sull’Arthur Ashe Stadium
Ad attenderlo c’è adesso la prova più dura: Carlos Alcaraz, numero 2 del mondo e tra i favoriti per il titolo. Per Darderi sarà la prima volta da protagonista sull’Arthur Ashe Stadium, davanti a 24.000 spettatori. «Non ho nulla da perdere: se vince Carlos è normale, la pressione è tutta su di lui. Io cercherò di godermela e di dare il massimo», ha spiegato con la serenità di chi sa che la partita può diventare un trampolino per la sua carriera.
Oltre alla sfida tecnica, il match porta con sé una dimensione umana. Nonostante i trionfi e i record, Alcaraz ha conservato lo stesso spirito di sempre, come sottolinea l’amico-rivale: «Lo conosco da quando aveva 14 anni e non è cambiato come persona. È un tipo spettacolare».
Conclusione
Il confronto tra Alcaraz e Darderi va oltre la semplice statistica di un terzo turno Slam. È la fotografia di due percorsi divergenti che si ricongiungono sul palcoscenico più imponente del tennis. Da una parte, un campione già consacrato con cinque Slam e il record di più giovane numero 1 della storia; dall’altra, un giocatore che, dopo anni di sacrifici, sta vivendo la sua stagione d’oro. Per entrambi, sarà l’occasione di rinnovare una sfida nata da ragazzi, oggi davanti al pubblico più esigente del mondo.


