Un’uscita dolorosa sul prato più amato
Wimbledon si è trasformato in un incubo per Matteo Berrettini, uscito sconfitto al primo turno contro il polacco Kamil Majchrzak, numero 108 del ranking. Una battaglia durata oltre tre ore e conclusa al quinto set, che ha lasciato il tennista romano visibilmente provato, dentro e fuori dal campo. La sconfitta non è solo tecnica: per Berrettini si tratta di un crollo emotivo e mentale che ha scosso profondamente lui e i suoi tifosi.
Il ritorno dopo Roma e un corpo che regge, ma non basta
Reduce da un lungo stop per problemi agli addominali – l’ultimo match ufficiale risaliva al ritiro contro Ruud al Foro Italico – Berrettini si era affacciato a Wimbledon con la speranza di trovare nuova linfa in un torneo che in passato gli ha regalato momenti memorabili. Ma le cose sono andate diversamente.
“Paradossalmente, fisicamente mi sono sentito meglio del previsto”, ha spiegato in conferenza stampa, “ma è mancato tutto il resto. In campo non avevo il mio solito atteggiamento, mi è mancata l’energia”. Un’ammissione lucida che lascia trasparire una fatica che va oltre il piano atletico.
“Stare in campo così non è quello che voglio”
Il vero nodo, come sottolineato più volte da Berrettini, sembra essere di natura mentale. Il 28enne ha raccontato con sincerità il momento complicato che sta attraversando: “Il tennis è stato molto duro per me nell’ultimo mese. Devo prendermi del tempo per riflettere sul mio futuro. Non è così che voglio passare il mio tempo in campo”.
Dietro il volto affaticato e la voce spezzata, emerge la consapevolezza di un atleta che ha sempre lottato, ma che ora si sente logorato: “Forse sono un po’ stanco. Stanco di dover sempre rincorrere qualcosa”. Anche il supporto del pubblico, in un luogo che in passato lo aveva galvanizzato, non è bastato: “Ero piatto, completamente. Mi dispiace. Spero sia solo un passo falso”.
Una battaglia interiore tutta da affrontare
Berrettini ha anche ammesso di aver forse sottovalutato il peso della componente psicologica durante il lungo percorso di recupero: “Troppe volte ho dato più importanza al fisico, trascurando come mi sentivo dentro. Oggi, da un certo punto in poi, non mi sentivo pronto a competere”.
Questa sincerità disarmante, in un ambiente spesso reticente nel parlare apertamente di fragilità mentali, rende ancora più significativa la sua testimonianza. “Non so bene che lavoro devo fare, non so cosa mi aspetta. Ma stavolta non me la sento di darmi la colpa. È normale sentirsi stanchi dopo tutto quello che è successo in questi anni”, ha aggiunto.
In cerca di un nuovo inizio
Le parole del finalista di Wimbledon 2021 lasciano spazio a molte riflessioni. Non c’è un ritiro annunciato, ma la chiara esigenza di fermarsi e capire. Il suo futuro resta incerto, ma la trasparenza con cui ha affrontato questo momento potrebbe rappresentare il primo passo verso una rinascita, fuori o dentro il campo. Per ora, ciò che conta per Berrettini è una sola cosa: “Devo prendermi qualche giorno e pensare ai prossimi passi”.


