Lucia Bronzetti rinasce a Wimbledon: “Ho pensato di smettere, ma ora ho ritrovato la felicità”

Dopo un periodo buio in cui aveva pensato di smettere, Lucia Bronzetti ritrova sé stessa e la gioia di giocare a Wimbledon. Un racconto sincero tra vittorie, fragilità e rinascita.
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Il peso invisibile della racchetta

Dietro ogni colpo messo a segno su un campo da tennis, si nascondono spesso fatiche invisibili, pressioni silenziose e battaglie interiori. Lucia Bronzetti, 26 anni, romagnola, ha appena conquistato il secondo turno a Wimbledon per la prima volta in carriera, battendo Jil Teichmann 6-4 7-5. Ma questa vittoria vale molto di più di un semplice risultato sportivo: è il segnale di una ripartenza dopo mesi difficili, attraversati in silenzio.

“Spero che questa vittoria rappresenti per me un punto di ripartenza. Ho pensato davvero di mollare tutto, non riuscivo più a divertirmi”, ha confessato la tennista in un’intervista intensa e sincera. Parole che rivelano un disagio profondo, cresciuto gradualmente tra Miami, Madrid e Roma, tornei in cui anche le vittorie – come quella con Naomi Osaka – non bastavano a colmare un malessere crescente. “Non riuscivo nemmeno a godermi una vittoria”, ha ammesso.

La solitudine nello sport individuale

Nel tennis, sport votato alla solitudine e ai giudizi continui, è facile sentirsi inadeguati anche quando si raggiungono traguardi importanti. Bronzetti lo ha vissuto sulla propria pelle: “Sentivo una pressione esagerata, avevo troppi pensieri negativi. Anche in campo, l’idea di non giocare come volevo mi faceva stare male”. Un malessere che si somma alla difficoltà di mostrarsi vulnerabili in un ambiente dove ogni debolezza può trasformarsi in un’arma per l’avversario.

“Negli spogliatoi si parla poco di questi temi”, ha spiegato, confermando un clima di silenziosa reticenza condivisa anche da altri colleghi, come Matteo Berrettini, che ha recentemente parlato di una “rottura mentale”. Ma proprio in quel silenzio, Bronzetti ha trovato un modo per reagire: “Ho cominciato a parlarne con chi mi sta vicino: il mio allenatore, la mia famiglia, il mental coach. È stato doloroso, ma sono riuscita a uscirne”.

Il ritorno alla gioia del gioco

Oggi, a Wimbledon, qualcosa è cambiato. Non solo nel risultato, ma nel modo di vivere il tennis. “Negli ultimi tornei ho lavorato meglio, ho fatto una buona settimana prima di arrivare qui. Non sono ancora al 100%, ma oggi penso si sia visto che sto meglio”. Questa ritrovata serenità si riflette anche nell’approccio alla partita: più aggressiva, più propositiva, più consapevole.

Il rapporto con l’erba, superficie su cui ha iniziato a giocare solo tre anni fa, è ancora altalenante. Ma la finale raggiunta a Bad Homburg nel 2023 e la prestazione solida contro Teichmann sono segnali incoraggianti: “All’inizio faccio fatica, ma più gioco, più mi adatto. Se riesco a essere aggressiva, il mio gioco può funzionare anche qui”. E adesso la attende una sfida impegnativa contro la giovane Mirra Andreeva, definita da Lucia “una che picchia forte, con un gran rovescio”. Una sfida complicata, ma affrontata con un nuovo spirito: “Cercherò di entrare in campo con la voglia di fare il mio gioco, metterla in difficoltà e, perché no, pensare di vincere”.

Una lezione che va oltre lo sport

La vicenda di Lucia Bronzetti è emblematica di una tematica sempre più centrale nello sport contemporaneo: la salute mentale degli atleti. Un tema ancora troppo spesso trascurato, ma che ha bisogno di uscire dall’ombra. “Mi considero una persona molto sensibile, mi faccio carico di troppe cose”, ha raccontato. Eppure, proprio questa sensibilità le ha permesso di riconoscere i segnali di allarme, di chiedere aiuto e, infine, di ripartire.

Oggi, Lucia sorride di nuovo. Ha ritrovato la felicità nel suo lavoro e la voglia di combattere in campo. “Alla fine, è solo tennis”, ha detto, quasi a voler ridimensionare tutto. Ma per chi ha rischiato di perdere se stesso in quel campo, non è mai solo tennis. È una sfida continua per restare fedeli a sé stessi, anche quando tutto sembra andare nella direzione opposta.

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