Un match point allunga la vita (tennistica)

La parola “match point” provoca uno stato d’ansia solo a pensarla, nel giocatore che è chiamato a convertirlo in vittoria, nell’avversario che è chiamato ad annullarlo per cercare di portare a casa l’incontro, nel tifoso  che spera che il proprio beniamino chiuda o allunghi la partita.  Il match point lo troviamo nel tennis ma anche nel ping pong e nella pallavolo, sport dove non c’è un cronometro a definire la fine di un incontro ma è l’atleta o la squadra a doversi costruire la strada per arrivare a giocare quell’ultimo punto.  Dopo una lotta, magari durata ore, basta un dritto troppo forte, un rovescio sulla rete, un muro impreciso per mettere fine alle ostilità. A creare una specie di match point ci avevano provato anche nel calcio, con il cosiddetto “golden goal” prima e con l’assurdo “silver goal” dopo, che prendevano vita nei tempi supplementari. Il primo decretava immediatamente la fine della partita, il secondo invece dava possibilità alla squadra che lo subiva di provare a rimontare fino alla fine del primo parziale. A noi italiani il golden goal ci è un po’ indigesto, dato che ci condannò nella finale degli Europei del 2000 contro la Francia ed ai mondiali del 2002 in Corea. Per fortuna la UEFA ha pensato di abolire queste sperimentazioni che andavano a snaturare uno sport in cui la possibilità di rimonta è un marchio indelebile che lo rende più interessante e fa soffrire un po’ meno il tifoso.
L’appassionato di tennis invece è più masochista del calciofilo, altrimenti non amerebbe uno sport dove non esiste il pareggio e si torna a casa tutti felici e  contenti. Il matchpoint sarà  un fenomeno crudele ma è dannatamente affascinante, a volte lascia con l’amaro in bocca, altre volte rende indelebili dei match nella memoria del tifoso e soprattutto del tennista che lo vive in prima persona.
Numerose sono le partite passate alla storia per il numero disumano di match point annullati, vediamo le più memorabili in ordine di epoca.

1930, Coppa Davis Usa vs Italia :

Siamo nel luglio del 1930, a Parigi Stati Uniti ed Italia si giocano la finale interzona. La spunteranno purtroppo i nostri avversari che vinceranno per 4 a 1. Il primo incontro che vede opposti Wilmer Allison e Giorgio De Stefani, finirà 4-6 7-9 6-4 8-6 10-8 per l’americano, con l’azzurro che sprecherà la bellezza di 18 match point. E’ questa fino ad oggi la partita con il più alto numero di palle gioco annullate. Probabilmente gli Stati Uniti avrebbero vinto lo stesso ma perdere una partita con un tale numero di occasioni sprecate è da avere gli incubi la notte.

1976, Internazionali d’Italia Panatta vs Warwick :

Foro Italico, primo turno degli Internazionali d’ Italia, in campo c’è Adriano Panatta che nella sua Roma, dove tutti lo aspettano, non è mai riuscito a spingersi oltre il secondo turno.  Siamo 6-3 4-6 5-1, in favore dell’australiano Kim Warwick, ottimo doppista e buon singolarista, la cui fortuna nel tennis  deve ancora arrivare, come d’altronde per l’Adriano nazionale, che però su questi campi scorazza da quando era un bambino. L’azzurro ad un passo dalla sconfitta si ricorda di dover essere finalmente profeta in patria e compie una rimonta da Gran premio, annullando 11 match point e portando a casa la partita. Quell’anno Panatta trionferà a Roma ed a Parigi, vincerà la Coppa Davis in Cile e scriverà la storia del nostro tennis.
Il match tra Panatta e Warwick resta ancora la partita vinta con più palle gioco annullate, nell’era Open.

2009, Us Open Pennetta vs  Zvonareva :

Quando Flavia Pennetta nel 2009 irruppe nel tennis che conta diventando la recordgirl del tennis italiano, qualche giornale intitolò  “Da Panatta alla Pennetta”, giocando sulla similarità dei due cognomi. Ebbene Flavia in quell’anno superò il record di vittorie consecutive di Panatta (15 contro 14), non però il numero di match point annullati ma emulò del grande Adriano la capacità di portare a casa una partita che sembrava irrimediabilmente persa.
Siamo a Flushing Meadows, dove si svolgono gli Us Open, ultimo Slam dell’anno, precisamente all ’Arthur Ashe Stadium. Ottavi di finale, Flavia è la n.10 del mondo e difende i quarti dello scorso anno, la brindisina è sotto 6-3 6-5 contro la russa Zvonareva, n. 7  WTA.  All’improvviso l’azzurra decide finalmente di  raddrizzare il braccio che l’aveva tradita sul 4-5 del secondo parziale ed annulla ben quattro matchpoint alla russa. Si va al tie-break, con la Pennetta sotto per 6-4 ed altri due macth point annullati, per un totale di sei, che le consentono di pareggiare il conto dei set.  La Zvonareva ha una crisi isterica, lancia la racchetta, urla parolecce e si fa ammonire. Il terzo set lo domina l’italiana, dando un 6-0  ad un’avversaria al limite delle lacrime. Flavia ha sempre considerato questo il match più bello della sua carriera, da quel giorno comincerà la sua storia d’amore con lo Slam americano.

2011, Australian Open Schiavone vs Kuznetsova :

Non può stare lontana dai record dell’amica e rivale di sempre Francesca Schiavone,  che non contenta di aver risposto al 2009 di Flavia con la conquista del Roland Garros, nell’ Open d’ Australia del 2011 si prende le top 5 ed emula la Pennetta annullando 6 match point ad un’altra russa Svetlana Kuznetsova, sempre negli ottavi.  Sarà il match più lungo disputato in uno slam femminile, durerà 4 ore e 44 minuti e porterà Francesca al n.4 del ranking mondiale. La “schiavo” vince il primo set per 6-4 ma cede il secondo per 6-1. Nel terzo siamo sull’ 8-7 Kuznetsova, quando la russa si procura i prime tre macth point, annullati egregiamente dalla nostra. Sul 9-8 ce ne saranno altri due, annientati anche questi, poi l’ultimo il sesto, stessa sorte. Francesca vincerà il match per 16 a 14, dato che negli slam, Us open a parte, il tie-break nell’ultimo set non è ponderato.
E via dopo la Zvonareva un’altra russa (ex n.2 del mondo) scalzata da un’italiana ad un torneo dello slam, a suon di (sei) schiaffi. Di nuovo su di una superficie veloce, e meno male che le nostre tenniste sono terraiole.

2013, Roland Garros  Isner vs  Haas :

Nell ‘ Open di Francia di questa stagione, il record tagliato da Adriano Panatta al Foro Italico è stato messo a serio rischio dall’americano John Isner che sulla terra parigina annulla 12 match point al tedesco Tommy Haas. Lo statunitense però finirà per cedere all’eterno tedesco che conquisterà così gli ottavi di finale. Il record di Panatta è salvo dato la mancata vittoria di Isner.
Il match tra i due è durato quasi cinque ore, l’americano però non è nuovo a certe maratone. Lo scorso anno contro il francesce Mahut, sempre a Parigi, giocò il quinto set più lungo della storia che finì 70 a 68 per l’avversario. A John piace disputare match epici ma a quanto pare vincerli un po’ meno.

Come si evince da questi ritagli di storia del tennis, i tennisti che si vedono annullare i match point finiscono sempre per cedere la partita (Isner a parte ).
Il match point è bastardo, si palesa come una diabolica tentazione, ma se non cogli l’attimo può essere controproducente, ti toglie fiducia  e la inietta al tuo avversario al quale poi rischi di regalare la partita. E il tifoso? Lui soffre più del tennista.

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