Novak Djokovic è il numero 1, che vi piaccia o no

Novak Djokovic è il numero 1, che vi piaccia o no

Novak Djokovic a tutto tondo per il New York Times. Il campione serbo ha parlato dei segreti del suo successo, come la dieta gluten-free, la meditazione, ma soprattutto un approccio mentale fuori dal comune.

Il numero 1 del mondo Novak Djokovic ha rilasciato una lunga e interessante intervista al New York Times, in cui ha parlato dei segreti del suo successo, e di molto altro ancora. Tennis Circus ve la ripropone.

Novak Djokovic ha passato gran parte degli ultimi quattro anni al numero 1 del mondo, ma non è ancoranecessariamente il campione della gente. Dopo aver finalmente superato la superstar Roger Federer e il suo tennis eterno, e Rafael Nadal, il signor Djokovic sa che il pubblico non è sempre dalla sua parte. Ma questo non ha fatto altro che far crescere la sua determinazione.

Durante la Rogers Cup a Montreal il mese scorso, è entrato in uno spazio vuoto vicino alla sala stampa, nell’Unprix Stadium in Jerey Park. Era accompagnato dal suo agente Elena Cappellaro, e un pubblicista del sito dell’ATP. Per un atleta di 1 metro e 88 centimetri, sembrava incredibilmente leggero. Nel suo libro del 2013″Serve to Win”, Djokovic ha raccontato di aver perso 10 chili grazie ad una dieta priva di glutine, procurando addirittura preoccupazioni a parenti ed amici, che lo vedevano troppo magro. Ma lungi dal vederlo fragile da vicino, Nole proietta forza e solidità. Quando si sedeva, la sua postura era perfetta.

“All’inizio della mia carriera”, ha detto il 28enne di Belgrado, “ero visto come un ribelle, uno che arriva nel tour e inizia a sfidare i due che stavano dominando. ‘Chi è questo ragazzo che viene dal Serbia, dal nulla, da un paese piccolo, e inizia a dire che può battere i migliori e diventare numero 1?’ dicevano. Capisco la reazione della gente, ovviamente, ma sentivo che l’unico modo per esplodere era dimostrare che meritavo di stare li“.

Mr. Djokovic, che vestiva UNIQLO, suo sponsor dal 2012, ha fatto notare che non ha mai mancato di rispetto a nessun avversario, o allo sport. “Ho sempre guardato con ammirazione i mei rivali, cercando di capire e imparare, perché siamo tutti più o meno nella stessa situazione”, ha detto. “Grazie a Nadal e Federer sono diventato un giocatore migliore, e sono diventato quello che sono oggi. Ma devo ancora guadagnarmi il supporto e l’ammirazione. Non sono ancora al livello di apprezzamento di loro due, che ovviamente si sono meritati tutto il tifo, visto quanto hanno dominato“.

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Il numero 1, che ha iniziato gli Us Open come prima testa di serie, aveva appena terminato una sessione di allenamento sotto al sole cocente, e c’era una traccia di stanchezza nella sua voce. “Loro sono campioni dentro e fuori dal campo”, ha continuato, “ma ciò mi ha motivato sempre ad andare avanti”.

L’idea che campioni si nasce, e non si diventa, non può certo valere per Djokovic, che segue un rigoroso regime (dieta, yoga, e meditazione) progettato per renderlo forte e resistente ad ogni fatica, e per farlo convincere di poter battere chiunque. Quando è entrato nel circuito nel 2006, era considerato un giocatore di talento, ma anche come un giocatore fastidioso, che chiamava medical time out ingiustificati per trattare problemi apparentemente inesistenti. Più memorabile dei suoi match, erano le buffonate del suo alter ego, “The Djoker”, come imitazioni dei suoi colleghi (la camminata di Maria Sharapova o i tic di Rafa Nadal).

Nel 2010, dopo aver scoperto la sua intolleranza al glutine e aver adottato la nuova dieta, ha trovato un nuovo ingranaggio, chiudendo la stagione con il trionfo in Coppa Davis con la Serbia, e realizzando, nel 2011, una delle migliori stagioni di sempre. Da allora, ha vinto ben 8 titoli dello Slam.

“La dieta gluten-free è stato l’argomento principale di molti articoli su di me per molto tempo, sottolineando come abbia cambiato la mia vita è come sia il segreto del mio successo, cosa non vera”, ha detto Djokovic. “È stato un grande cambiamento che mi ha permesso di migliorare, ma non è che ho improvvisamente cominciato a vincere match perché ero gluten-free“.

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Lui viaggia con un grande team, che include i suoi allenatori Marian Vajda e Boris Becker, il suo fisioterapista Miljan Amanovic e i suoi manager Edoardo Artaldo e Elena Cappellaro. (Nel 2011 era accompagnato anche dal medico e dietologo serbo Igor Cetojevic, che gli ha diagnosticato l’intolleranza al glutine). Né Djokovic né la sua squadra sveleranno specifiche del suo allenamento, giustamente, ed è stato anche scoperto che tutti i membri del suo team hanno firmato accordi di riservatezza.

All’inizio degli Us Open, Nole aveva un record di 56 vittorie e 5 sconfitte nel 2015. Ha raggiunto in questa stagione la finale in tre tornei dello Slam, vincendone ben due, e potrebbe diventare l’anno migliore per lui. Forse, l’ingrediente più importante del suo successo è, come afferma, l’atteggiamento. Descrivendo il suo approccio mentale, sembrava più un guru che un atleta. “Mi piace avere uno spirito creativo tutto il tempo. Penso che tu migliori o peggiori sempre, quindi tutti vanno su o giù. Tutti si muovono, le persone, il nostro pianeta. Quindi tu devi fare in modo di rimanere al passo, altrimenti rimarrai dove sei, e ciò significa regredire”.

La mancanza di qualsiasi punto debole è probabilmente la sua più grande forza. Mr. Djokovic vince macinando gli avversari e spezzando la loro forza di volontà, la forza mentale è particolarmente importante per un giocatore. Durante l’intervista, ha citato anche la meditazione come punto chiave per lui, e ha raccontato di aver visitato un tempio Buddista a Wimbledon, durante il torneo.

Il suo particolarmeallenamento mentale non è da interpretare come una fuga dai problemi di tutti i giorni. “Una delle possibilità è provare la meditazione, ma non con l’obiettivo di evitare i problemi, ma di visualizzarli. La visualizzazione è parte importante della vita, non solo per gli atleti, ma per chiunque. Io credo fortemente in questo. Credo che ci sia una legge di attrazione: è possibile ottenere le cose che produci nella tua mente. La vita funziona proprio così“.

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Un altro fattore è come si presenta in campo: “Quando ero piccolo, ho avuto un sacco di magliette sportive,per tutte le discipline. Adoravo Michael Jordan e  Pete Sampras, e ho cercato di copiare quei ragazzi, ma lo stile di Andre Agassi sul campo era unico, così avevo molte magliette colorate nel mio armadio”. Ha ricordato che ha sempre curato come sembrava in campo: “Se ti senti bene nei tuoi vestiti, ti aiuta psicologicamente, sia che i giocatori lo ammettano che no.

Djokovic considera come una parte più importante è influente della sua vita il suo primo coach, Jelena Jencic, che ha incoraggiato Nole da piccolo ad ascoltare moscia classica e leggere Aleksandr Pushkin. “Lezioni di tennis e di vita erano la stessa cosa con lei“, ha scritto il serbo in “Serve to Win”. Oltre a perseguire i gli interessi culturali, il numero 1 studia le lingue. Parla correttamente Serbo, Croato, Inglese, Italiano, Francese, Tedesco Bosniaco, Montenegrino e Macedone, e sta imparando lo Spagnolo e il Cinese.

Mr. Djokovic non condivide l’idea che la vita domestica impedisce agli atleti di raggiungere il successo. Dopo la vittoria a Wimbledon quest’anno Nole, che ha sposato nel 2014 il suo amore dall’infanzia Jelea Aristide, ha detto: “Io suggerisco ad ogni giocatore di sposarsi, avere figli e di goderseli“. Lui e sua moglie, nell’Ottobre dello scorso anno, hanno avuto un bambino, Stefan.

Secondo Bill Scanlon, ex professionista e autore del libro “Zen of tennis: Playing in the Zone”, il lavoro mentale che Djokovic ha fatto sta pagando. “La gente sta cominciando ad accettare che si può migliorare la propria competitività e la propria concentrazione”, ha affermato Scanlon, “e so che Djokovic lo sta facendo”.

Ma anche con la rigorosa dieta e la meditazione, Novak a Djokovic è ben lontano da essere Nirvana. “Ci sono giorni in cui rompo la racchetta sul campo, in cui grido o litigo con mia moglie. Questi giorni esistono, e coloro che dicono che non esisteranno se farai questi esercizi, sanno di mentire“.

Fonte: The New York Times

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