Alla scoperta del tennis in Finlandia: ‘sisu’ o l’infinito coraggio

Alla scoperta del tennis in Finlandia: ‘sisu’ o l’infinito coraggio

Alla scoperta del tennis nella terra di Kaleva, la Finlandia. A fronte di una tradizione tennistica non blasonata, va tenuto però in considerazione il fattore sisu, insito in ogni finlandese: un insieme di spavalderia e coraggio, capacità di continuare a lottare ad ogni costo, e di lottare con la volontà di vincere.

In finlandese abbiamo una parola, sisu, che – tradotta in modo molto approssimativo — significa coraggio estremo di fronte a ostacoli insormontabili. È più che un semplice hartia pannki, coraggio fisico. Ci vuole forza interiore, e ottimismo e capacità di resistenza e un bel po’ di quell’ostinazione tipica del mulo, quel tipo di testardaggine che permette a un uomo a cui è stata diagnosticata una malattia incurabile di sopravvivere ai suoi medici. Forse non vinciamo sempre, dice la sisu, ma sicuramente non perderemo mai”. Queste parole, estrapolate da un racconto breve di Jacob M. Appel, descrivono un concetto, quello di sisu, che è una parola-chiave per comprendere la cultura finlandese. Ed è emblematico il fatto che non vi sia una traduzione esatta di tale termine in nessuna lingua.

Sisu è quello spirito che anima ogni finlandese, e potete ben immaginare che in ogni atleta ve ne sia a volontà. Ecco certamente il tennis in Finlandia non è uno degli sport più seguiti e praticati. Si può parlare, senza fare troppi giri di parole, di una tradizione tennistica modesta. In tanti anni di anonimato del tennis finlandese ci si può ricordare appena di una finale raggiunta da Leo Palin nel 1981 a Sofia, sconfitto da Richard Meyer, e un quarto turno agli Australian Open agguantato da Veli Paloheimo, primo finnico ad entrare in top-50. Da menzionare anche i quarti di finale raggiunti nel 1993 in Fed Cup dalle finlandesi, nell’’anno migliore di Emma Laine (best ranking WTA di numero 50). Il tennis è iniziato ad essere uno sport più seguito in Finlandia da quando Jarkko Nieminen, che la parola sisu l’’ha tatuata in maiuscolo sul suo corpo, è salito alla ribalta nel panorama tennistico. Unico finlandese ad avere vinto un torneo ATP e ad essere entrato nella top-15 . Quarti di finale raggiunti a Londra, Melbourne e New York, senza ombra di dubbio il miglior giocatore finlandese di sempre, Nieminen non può che incarnare a pieno l’’ideale finnico. Basti pensare che con le unghie e con i denti chiude la stagione in top-90 da ormai quattordici anni.

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Jarkko da Masku, Finlandia dell’Ovest, 9000 anime sparpagliate in poco più di 200 km quadrati , iniziò a giocare a tennis a tre anni palleggiando contro il muro del soggiorno di casa. Il tennis sin da ragazzino lo aveva nelle vene e il primo ad accorgersene fu Henrik Johansén, primo mentore e allenatore. Mancino, molto solido, rovescio bimane fluido e potente (elogiato da Roger Federer, mica un signor nessuno) e mano sensibile. Un biglietto da visita niente male per il suo approdo nel Circus. La sua carriera da Juniores raggiunge l’’apice nel 1999, quando nella finale degli US Open sconfisse il danese Kristian Pless, testa di serie numero uno.

Il ’’99 è anche l’’anno in cui Nieminen esordisce in Coppa Davis alla tenera età di diciott’’anni, mentre si trovava al numero 596 della classifica ATP. Se pensate che quest’anno ha esordito a febbraio in Fed Cup Oona Orpana, classe 2001 e quattordici anni da poco compiuti, potete ben capire qual è la logica che seguono i capitani e la Suomen Tennisliitto: “L’’età è soltanto un mero numero!”

Jarkko esordì contro l’’Italia in uno dei vari incontri che ha legato le sorti tennistiche delle due nazioni. Nel 1999 infatti l’’Italia fu costretta a giocare lo spareggio-salvezza. La Finlandia invece solamente per la seconda volta tentava l’’accesso al World Group. In quel di Sassari Andrea Gaudenzi demolì le speranze del giovane finlandese con un netto 6-2,6-2, 7-5 sotto i trentaquattro gradi del sole sardo. Affermò però che: “Lui gioca meglio di me quando avevo 18 anni”.

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In quel match di Coppa Davis qualcuno forse si ricorda di Ville Liukko, il piccoletto di Turku. Ville sconfisse Davide Sanguinetti in cinque set e quasi quattro ore di battaglia. ““Alla maratona, con Liukko, possono andare pochi giocatori. Di certo, non Sanguinetti” fu il commento del ct Bertolucci. Nonostante una modesta posizione 117 come best ranking, Liukko nella sua carriera ha portato a casa scalpi importanti come quelli di  Marat Safin e Thomas Johansson, ma ha mostrato tutte le sue doti specialmente in Coppa Davis. Per la cronaca, in extremis, l’Italia conquistò la permanenza nel World Group imponendosi a fatica per 3-2. Quando poi nel 2001 Finlandia e Italia si affrontano di nuovo, sono entrambe in serie B. Dai tempi di Sassari Liukko, il piccolo, arguto, vivacissimo finlandese non aveva fatto che peggiorare. Sino a cadere al n. 572 della classifica ATP, sempre più prossimo al ritiro. «Ero infortunato dovunque» disse, intervistato da Gianni Clerici,«Al di fuori delle orecchie».  Convinse però in allenamento il capitano Olli Rahnasto, soprattutto in virtù dei vecchi fasti contro l’Italia, facendosi preferire a Tuomas Ketola, giocatore d’’attacco forse più adatto al tappeto veloce di Helsinki, sede della sfida. Il buon vecchio Liukko battagliò come al solito con un giovanissimo Federico Luzzi, arrendendosi soltanto al quinto 14-12. La Finlandia fu sconfitta di nuovo per 3-2.

Ormai la sfida era diventata un vero e proprio must e si ripropose puntuale l’anno successivo. Il 2002 è però l’’anno in cui l’’Italia riceve una delle batoste peggiori della sua storia. In casa, a Reggio Calabria, sulla terra rossa, Finlandia batte Italia 4-1. Disfatta totale. In un solo giorno, dopo l’’interruzione per pioggia, vengono giocate tre partite, tre sconfitte. Nove set giocati, nove set persi. Kim Tiilikainen vince recuperando uno svantaggio di due set a zero contro un Sanguinetti, a cui la notte non aveva portato affatto consiglio. Nieminen penserà al resto sconfiggendo Galimberti in tre comodi set e dominando insieme a Lauri Kiiski anche il doppio. E’ stata quella l’’ultima volta in cui la Finlandia si è giocato l’’accesso al Main Group, fermata poi sul più bello dall’’Olanda.
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Forse vi starete chiedendo chi era e cosa ha fatto nel tennis Kim Tiilikainen, best ranking di numero 207 e  miglior risultato un primo turno al Roland Garros. Oltre ad essere capitano in Davis, attualmente allena anche Jerzy Janowicz. Oggi ormai Liukko e Ketala non ci sono più, ma la Finlandia può contare, oltre all’’immortale Jarkko, anche su Henri Kontinen. Da ragazzino se ne parlava davvero bene, tanto che Claudio Pistolesi ne aveva preannunciato un futuro radioso. Dopo essere entrato in top-200 e ad aver raggiunto la finale di Wimbledon Junior, sconfitto da Grigor Dimitrov, Henri ha deciso di dedicarsi poi soltanto al doppio, formando un ottima coppia con Marin Draganja, vincendo quest’anno già due titoli e entrando stabilmente in top-50.

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Del ragazzino che affrontò Gaudenzi nel 1999, in Nieminen oggi è rimasta ancora invariata la voglia di lottare.  Jarkko è stato il primo finlandese a vincere un torneo ATP ad Auckland nel 2006. Ha giocato in totale 12 finali, portando a casa anche il titolo a Sydney. In Australia fu protagonista di una memorabile finale contro David Nalbandian, sempre a Sydney nel 2009 dopo aver sconfitto Djokovic, con un tie-break spettacolare nel secondo set, dopo che l’argentino aveva servito per il match sul 5-3. Vanta il record della partita vinta più velocemente nell’’Era Open al Master 1000 di Miami 2014 contro Bernad Tomic in 28 minuti e 20 secondi. Detiene ogni record per quanto riguarda la Coppa Davis per il team Finlandia. Vittorie in totale, vittorie in singolare, vittorie in doppio e numero di edizioni giocate. Quest’’anno ha vinto la sua quattrocentesima partita sul Tour. Lacrime, sangue e sudore buttati in giro per i campi in tutto il mondo. Ma Jarkko ha ancora molto da dare al tennis, soprattutto in Finlandia. Ha aperto un’’Accademia, insieme a Veli Paloheimo, coadiuvato dall’’italianissimo Federico Ricci, in cui cerca di aiutare i ragazzi nel delicato passaggio verso il professionismo. La già citata Oona Orpana, quattordicenne di belle speranze già convocata in Fed Cup, ed il diciassettenne Patrik Niklas-Salminen, numero 35 ITF e vincitore del Torneo Bonfiglio in doppio, fanno parte dell’’Accademia e rappresentano le speranze per il futuro del tennis finlandese.

Insomma, in Finlandia il tennis sarà pure uno sport minore, ma se è vero che i personaggi e gli atleti di ogni nazione sono lo specchio della propria cultura, state pur certi che la tradizione tennistica per quanto modesta, continuerà ad esistere. Forse non vinciamo sempre, ma di certo non perderemo mai.

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