Un incontro casuale nello spogliatoio di Parigi ha lasciato un segno indelebile nella memoria del campione americano
Ci sono momenti che raccontano più di mille partite, istanti che condensano lo spirito di un atleta ben prima che il mondo ne celebri la grandezza. È quello che è accaduto ad Andre Agassi quando, nel cuore degli spogliatoi del Roland Garros, ha avuto il primo vero incontro ravvicinato con un giovanissimo Rafael Nadal. Un episodio apparentemente banale – la lotta di un diciassettenne contro un armadietto che non voleva saperne di aprirsi – che agli occhi dell’ex numero uno americano è diventato il simbolo di una carriera costruita sulla determinazione feroce e l’istinto da guerriero.
La nascita di una leggenda
Era il 2003 o il 2004, Agassi non ricorda con esattezza. Quel che resta vivido è l’immagine di un adolescente, nuovo al circuito, alle prese con un armadietto ostinato: “Lui grugniva e poi ricominciava. Guarda il suo codice, clic, clic, clic, e non si apre. Fa ‘bam’! e colpisce l’armadietto con un pugno”. Agassi, nascosto dietro due armadietti, osservava la scena con un misto di curiosità e incredulità, finché quel giovane maiorchino riuscì ad aprire finalmente lo sportello, esclamando con forza il suo celebre “Vamos!”, come se avesse appena vinto una finale Slam.
“Era come in guerra con lo spogliatoio e voleva vincerla, e l’ha vinta”, ha raccontato Agassi nel podcast “Served” condotto da Andy Roddick, rievocando quel momento con un sorriso. Ma dietro la risata, c’era la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di unico. “In quel momento ho capito che non lo avrei mai battuto”, ha ammesso senza esitazioni.
Una rivalità sfiorata, una stima consolidata
Agassi e Nadal si sono incrociati solo due volte nel circuito professionistico, entrambi i match vinti dallo spagnolo. Ma il rispetto tra i due è cresciuto ben oltre il campo da gioco. Il racconto dell’armadietto non è solo un aneddoto divertente: è il ritratto di un ragazzo che già a 17 anni mostrava quella mentalità vincente che l’avrebbe portato a diventare uno dei più grandi tennisti di sempre.
“Non c’era nessun altro lì dentro e lui si è detto ‘Vamos’ da solo?”, ha chiesto divertito Roddick durante il podcast. Agassi, serio, ha confermato: “Sì, perché lui non era lì per nessuno, era lì per vincere, sempre. Anche contro un armadietto”.
Un nuovo ruolo per Agassi, nel segno delle leggende
Oggi Agassi, otto volte vincitore Slam e oro olimpico ad Atlanta 1996, è pronto a tornare protagonista nel tennis, ma in una veste diversa: dal 2025 sarà il nuovo capitano del Team World alla Laver Cup, prendendo il posto di John McEnroe. Un’occasione per stare a stretto contatto con le nuove generazioni, compresi giocatori come Carlos Alcaraz, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, che ha osservato con interesse durante le ultime semifinali del Roland Garros.
Ma nessuno, forse, gli ha mai lasciato un’impressione tanto nitida quanto quel ragazzo dagli occhi di fuoco che, prima ancora di vincere 22 Slam, doveva a tutti i costi aprire un armadietto.


