Il caso Queen’s e le differenze tra ATP e WTA
La stagione sull’erba ha riportato alla ribalta un tema sempre caldo nel mondo del tennis: la disparità di premi tra circuiti maschili e femminili. A riaccendere il dibattito è stata Emma Raducanu, la giovane campionessa britannica che ha commentato in modo apparentemente neutrale la questione della parità salariale, attirandosi però un’ondata di critiche.
Quest’anno, per la prima volta, anche le donne hanno gareggiato al prestigioso Queen’s Club di Londra, sede storica finora riservata esclusivamente agli uomini. La categoria era la stessa, un torneo WTA 500, equivalente all’ATP 500 maschile che si disputa la settimana successiva. Eppure, la differenza nei premi è stata evidente: mentre Raducanu ha incassato 38.000 dollari per il suo approdo ai quarti di finale, un giocatore ATP nella stessa fase del torneo guadagnerà 69.000 dollari.
Raducanu: “Non mi interessa, non gioco per soldi”
Interpellata dai media britannici sul tema dell’equità salariale, la tennista ventiduenne ha risposto con parole che hanno lasciato spiazzati molti: “C’è ovviamente una grande differenza e sono sicura che molti giocatori diranno la loro, ma io preferisco non essere coinvolta. Qualunque sia la situazione, la accetterò. Non prenderò mai posizione”.
Raducanu ha aggiunto: “Non gioco per soldi. Certo, devo sostenere il mio team che è molto costoso, ma il denaro non è ciò che mi motiva. Non seguo cosa decidono i consigli direttivi, io vado avanti per la mia strada”.
Dichiarazioni che hanno immediatamente sollevato un polverone. In molti, nel Regno Unito e nel circuito WTA, hanno visto in quelle parole una mancanza di solidarietà verso le colleghe che lottano da anni per ottenere condizioni più eque. Se da un lato è comprensibile che una sportiva si mantenga lontana dalla politica del tennis, dall’altro, secondo alcune opinioni, è problematico che una figura così influente si dichiari completamente estranea a un tema che coinvolge tutta la categoria.
Un privilegio che pesa
Il profilo pubblico di Raducanu, esploso dopo la sua storica vittoria agli US Open 2021, le ha garantito non solo fama sportiva, ma anche una serie di contratti di sponsorizzazione multimilionari. Secondo le stime, la tennista ha guadagnato oltre 5 milioni di dollari in carriera solo grazie ai premi, ma i suoi introiti pubblicitari sono ben più consistenti.
Ed è proprio questo aspetto che ha alimentato le accuse di ipocrisia: diverse colleghe potrebbero sentirsi messe da parte da chi, pur beneficiando enormemente del sistema, non mostra interesse verso una battaglia condivisa da molte atlete, per le quali il tennis è prima di tutto un mezzo per vivere.
Le parole di Raducanu hanno dunque lasciato una traccia controversa. Alcuni le riconoscono il diritto di concentrarsi solo sul suo percorso personale, altri invece sottolineano la responsabilità che deriva dall’avere una voce pubblica forte, specie in uno sport dove la parità di genere è ancora lontana dalla piena realizzazione.
Il silenzio fa rumore
Mentre Raducanu si prepara (problemi alla schiena permettendo) a rientrare in campo a Eastbourne, in vista del torneo di Wimbledon, la polemica non accenna a placarsi. Le sue dichiarazioni, rese in modo apparentemente disinteressato, hanno avuto l’effetto opposto: un silenzio che fa rumore, e che rischia di isolarla nel momento in cui molte giocatrici cercano maggiore coesione nella lotta per un trattamento più giusto.


