L’ascesa di un campione (e i suoi effetti collaterali)
Jannik Sinner è oggi un fenomeno planetario, non solo per i risultati straordinari raggiunti sul campo, ma anche per la sua crescente visibilità fuori dal rettangolo di gioco. La sua ascesa ha trascinato con sé un’intera nazione, trasformando il tennis – fino a pochi anni fa sport di nicchia in Italia – in un fenomeno mediatico di massa. Il rovescio della medaglia? Una marea di commentatori improvvisati e un’esposizione mediatica che rischia di travolgere l’uomo prima ancora dell’atleta.
Andrea Scanzi fotografa bene questa nuova realtà nell’articolo odierno su Il Fatto Quotidiano: “Prima di Sinner, il tennis lo seguivamo in pochi… Ora ne parlano tutti. Ma proprio tutti. Soprattutto quelli che non ne capiscono nulla”. Un entusiasmo generalizzato che, paradossalmente, si traduce in aspettative irrealistiche e critiche ingenerose non appena arriva una sconfitta.
La logica distorta del “deve vincere sempre”
Nel tennis, come in ogni sport, la sconfitta è parte integrante del gioco. Eppure, secondo Scanzi, sembra che il pubblico italiano si stia avvicinando al tennis con la stessa mentalità distorta del calcio, dove perdere è spesso sinonimo di fallimento. “Nel tennis è normale che un numero uno perda anche nei primi turni”, ricorda il giornalista. L’ultima sconfitta di Sinner ad Halle contro Bublik – giocatore estroso e imprevedibile che poi ha vinto il torneo – è un esempio lampante di quanto sia sottile il confine tra gloria e polverone mediatico.
D’altronde, Sinner arriva da mesi intensi, costellati da una sospensione legata a un caso controverso di doping e da una finale al Roland Garros persa con onore. Scanzi invita quindi a un minimo di empatia: “Qualche contraccolpo psicologico concedeteglielo, buon Dio!”.
L’inflazione dell’immagine e il rischio boomerang
C’è poi il tema della sovraesposizione pubblicitaria. Sinner è ormai onnipresente: spot televisivi, campagne social, collaborazioni musicali. Una bulimia comunicativa che secondo Scanzi rischia di ritorcersi contro. “Qualcuno – che gli vuole bene – dovrebbe dirgli di smetterla con questa fregola dei 380 mila spot al giorno”.
La recente partecipazione del tennista a un brano con Andrea Bocelli – dal titolo e video ampiamente criticati – è, per Scanzi, il punto più basso di questa deriva promozionale: “Il ‘brano’ è di una bruttezza straziante, il video sembra una scena tagliata (giustamente) di Boris”. E aggiunge: “Roba che in confronto Cicale di Heather Parisi era Janis Joplin”. Il consiglio a Jannik è chiaro: rallentare, selezionare meglio le collaborazioni e proteggere il proprio valore anche fuori dal campo.
La grandezza di Sinner e la responsabilità di chi lo circonda
Nonostante le critiche, Scanzi ribadisce la stima profonda per l’atleta: “Caro Jannik, sei un fenomeno e sei pure una persona pulita. Merce rara”. Proprio per questo, l’invito è a volersi più bene e gestire con maggiore oculatezza la propria immagine pubblica. Perché il rischio, oggi più che mai, è quello di vedere l’icona oscurare l’uomo, e il marketing soffocare la passione.


