Dopo il trionfo a Wimbledon, Jannik Sinner e Darren Cahill hanno deciso di proseguire insieme almeno fino al 2026, come riporta il Corriere della Sera. Una scelta che va oltre i risultati sportivi, cementata da un rapporto umano solido e da un’intesa che ha trasformato un talento in un campione capace di dominare il circuito.
Un legame che va oltre il campo
Quando nel 2022 Darren Cahill entrò nello staff di Jannik Sinner, la collaborazione iniziò in punta di piedi. L’australiano, ex n.22 del mondo e coach navigato con alle spalle successi al fianco di Agassi, Halep, Hewitt e altri campioni, scelse di accettare la sfida con l’allora promettente tennista altoatesino. Prima di farlo, volle confrontarsi con Riccardo Piatti, il primo allenatore di Sinner, per capire come approcciarsi al giovane talento. «Se abbiamo potuto fare un lavoro così buono, è perché le basi del giocatore erano già ottime», ha sempre ricordato Cahill, riconoscendo il lavoro fatto dal team precedente.
Da lì è nato un percorso di crescita tecnica e personale che ha portato Sinner a diventare il numero uno al mondo. Il rapporto tra i due si è trasformato, partita dopo partita, fino a sfiorare la dimensione familiare. Benjamin, il figlio di Cahill, è coetaneo di Jannik e questo ha favorito la nascita di una dinamica quasi padre-figlio. «Mi ha impressionato come persona prima ancora che come atleta: è umile, spiritoso, ben educato e pieno di passione per il tennis», aveva raccontato Cahill nel 2022, quando ancora la storia tra i due era agli inizi.
La scommessa di Wimbledon e la decisione di restare
Il rinnovo della collaborazione per il 2026 nasce da una promessa fatta tra coach e giocatore proprio prima della finale di Wimbledon contro Carlos Alcaraz. Se Jannik avesse vinto, avrebbe avuto il diritto di decidere il futuro di Cahill. Il successo sull’erba londinese ha sancito quindi non solo un titolo storico, ma anche la continuazione di un percorso comune. «Dire che sono felice è un eufemismo. Ho creduto dal primo giorno che Jannik avesse un gioco da erba», ha dichiarato Cahill dopo la vittoria a Londra, indossando per l’occasione una cravatta scozzese al ballo dei vincitori.
Il coach australiano, vicino ai 60 anni, aveva in programma di ridurre gli impegni per dedicarsi di più alla famiglia. Le trasferte, le fatiche del tour e le pressioni del tennis professionistico si fanno sentire, e non è un segreto che da tempo Cahill stesse valutando il ritiro dalla carriera di allenatore. Eppure, dopo mesi complessi in cui Sinner ha affrontato una lunga pausa per un accordo con la WADA, l’amara sconfitta di Parigi e la separazione da due figure chiave del team come Marco Panichi e Ulises Badio, il legame con i suoi due coach rimasti – Cahill e Simone Vagnozzi – si è rafforzato al punto da convincere l’australiano a rimandare la pensione di almeno un anno.
Il successo di una squadra
Il team Sinner oggi funziona come un ingranaggio ben oliato, con ruoli chiari ma complementari. Simone Vagnozzi è il tecnico del lavoro quotidiano sul campo, mentre Cahill rappresenta la guida strategica e psicologica. Proprio l’australiano fu protagonista di un episodio chiave nel percorso di crescita di Jannik: dopo la sconfitta nei quarti di finale di Wimbledon 2022 contro Djokovic, Cahill si confrontò direttamente con il serbo per capire come migliorare il suo allievo. «Gioca troppo piatto, è prevedibile, non varia abbastanza i colpi. Tira forte, ma so sempre dove», fu la schietta analisi di Djokovic. Da quel momento il lavoro tecnico sul ragazzo si intensificò, e i risultati sono arrivati sotto gli occhi di tutti.
Con la vittoria di Wimbledon 2025, Cahill ha completato il personale Grande Slam da coach: Australian Open (con Agassi nel 2003 e con Sinner nel 2024 e 2025), Roland Garros (con Halep nel 2018), Wimbledon (con Sinner) e US Open (con Hewitt nel 2001 e con Sinner nel 2024). Un traguardo che pochi possono vantare e che suggella una carriera d’eccezione.
Il piano per il futuro
Nonostante la decisione di proseguire, Cahill modificherà il suo impegno nei prossimi mesi: viaggerà meno, cercando un equilibrio tra lavoro e vita privata. Il team è già al lavoro per inserire una nuova figura che possa supportare Simone Vagnozzi sul campo, garantendo così continuità al progetto tecnico.
Per Sinner, mantenere questa struttura significa continuare a lavorare in un ambiente in cui si sente protetto e compreso, dentro e fuori dal campo. «Riposo mente e corpo, non si può pensare al tennis 24 ore su 24», ha ribadito più volte Jannik, sottolineando quanto sia importante per lui avere un team che lo supporti anche nei momenti di stop e riflessione.
A gennaio, a Melbourne, il team sarà ancora tutto al suo posto, pronto per iniziare una nuova stagione. La coppia d’oro del tennis prosegue il suo cammino, forte di un legame che va oltre i trofei e le classifiche.


