Novak Djokovic e la sfida dei record: l’ultimo grande traguardo a 38 anni

Novak Djokovic punta a diventare il campione di Slam più anziano della storia, superando il record di Ken Rosewall del 1972. Un’impresa possibile, ma piena di ostacoli.
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La carriera di Novak Djokovic è già leggenda. Con 24 titoli del Grande Slam all’attivo, il serbo è l’uomo con più successi nei tornei major della storia del tennis maschile. Ma per chi ha costruito una carriera sul superamento dei limiti, anche a quasi 39 anni, c’è ancora un record da inseguire: diventare il campione di Slam più anziano dell’era Open.

L’eredità di Ken Rosewall e il primato che resiste dal 1972

Nel 1972, l’australiano Ken Rosewall vinse l’Australian Open a 37 anni, un mese e 24 giorni, fissando un primato che da oltre mezzo secolo resiste immutato. La sua vittoria, avvenuta in un’edizione segnata dall’assenza di molti tennisti europei che rinunciarono a viaggiare in Australia, fu un trionfo epocale. Lo stesso Rosewall ha ricordato quell’impresa con affetto: “Fu bello vedere come il pubblico locale si appassionò al torneo. Eravamo tanti australiani in gara e vincere in finale contro Mal Anderson fu emozionante per me”, ha raccontato recentemente al sito ufficiale dell’Australian Open.

Oggi, a distanza di 53 anni, lo stesso Rosewall non solo accetta l’idea di perdere quel primato, ma anzi si dice pronto a cederlo volentieri a Djokovic. “Non mi importerebbe affatto se mi superasse, anzi penso che se lo meriti, perché ha vinto più Slam di chiunque altro. Sarebbe bello se aggiungesse anche questo alla sua collezione di record”, ha dichiarato l’ex campione australiano in un’intervista a The Sit-Down.

Djokovic e l’ultima sfida: la corsa al 25° Slam

Djokovic è già entrato nella storia come il terzo tennista più anziano a vincere un major, dopo Rosewall e Federer. Nel 2023, infatti, conquistò lo US Open a 36 anni, tre mesi e sei giorni, dimostrando ancora una volta una straordinaria longevità sportiva.

Nel 2025 ha già sfiorato l’impresa, arrivando in semifinale all’Australian Open, al Roland Garros e a Wimbledon. Ma il fisico ha iniziato a lanciare segnali inequivocabili: il suo corpo, sottoposto da anni a ritmi e pressioni fuori dal comune, comincia a chiedere tregua, come dimostrano le recenti ricadute muscolari che hanno seguito ogni grande sforzo.

A complicare ulteriormente la corsa al 25° Slam ci sono i nuovi protagonisti del circuito. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz stanno imponendo un livello di gioco che, per molti osservatori, rappresenta un ostacolo forse insormontabile per un Djokovic non più al massimo della condizione. Wimbledon 2025 sembrava la sua occasione migliore, ma il sogno si è infranto contro la nuova generazione.

Più di un record: una questione di motivazione e identità

Per Djokovic non si tratta solo di aggiungere un altro trofeo alla collezione. La possibilità di battere anche questo record è una motivazione potente, un’ulteriore spinta a non arrendersi. In fondo, ha sempre costruito la sua carriera su sfide impossibili, contro il tempo, contro i limiti fisici e contro i suoi rivali storici. Essere ricordato non solo come il più vincente, ma anche come il più longevo tra i campioni, significherebbe completare un percorso di dominio totale nel tennis moderno.

Ken Rosewall, da parte sua, sembra pronto a passare il testimone. “Per me era una questione di continuare a giocare, e questo mi faceva stare bene. Credo che anche per Novak sia così. Se il suo corpo reggerà, lo vedremo ancora protagonista”, ha detto il campione australiano, con la serenità di chi sa che i record, prima o poi, sono fatti per essere superati.

Il futuro dirà se Djokovic riuscirà a scrivere un’altra pagina di storia. Ma una cosa è certa: la corsa non è ancora finita.

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