Novak Djokovic si trova di fronte a uno dei momenti più complessi della sua straordinaria carriera. A 38 anni, il fuoriclasse serbo continua a lottare per i grandi traguardi del tennis mondiale, ma deve fare i conti con un corpo che non risponde più come un tempo. Nonostante ciò, Djokovic non ha smesso di porsi obiettivi ambiziosi, dichiarando apertamente di voler partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, dove sogna di difendere la medaglia d’oro conquistata a Parigi, superando Carlos Alcaraz in finale.
“Amo il tennis e amo ancora tenere la racchetta tra le mani. Il bambino dentro di me, che si è innamorato di questo sport, è ancora presente. L’unica cosa che ho in mente e che mi motiva sono le Olimpiadi del 2028”, ha raccontato Djokovic in un’intervista dello scorso giugno.
Un desiderio che, però, appare complicato da realizzare. Lo stesso Djokovic ha ammesso, dopo la sconfitta subita da Jannik Sinner nella semifinale di Wimbledon, che la fase di recupero tra un match e l’altro è diventata sempre più difficile. “Sento che vado in campo con il serbatoio a metà quando gioco contro Alcaraz o Sinner”, ha spiegato dopo la pesante sconfitta contro l’italiano, che lo ha superato in tre set con un netto 6-3 6-3 6-4.
Un 2025 tra alti e bassi per Djokovic
Nonostante le difficoltà fisiche, Djokovic ha dimostrato di essere ancora competitivo. Nel corso della stagione 2025 ha raggiunto almeno la semifinale in tutti i tre Slam disputati finora, un risultato che solo Jannik Sinner è riuscito ad eguagliare. In Australia, Nole ha superato proprio Alcaraz, mentre al Roland Garros ha battuto Alexander Zverev, confermando ancora una volta il suo spirito combattivo.
Il prossimo obiettivo sarà il US Open 2025, dove Djokovic vuole migliorare il risultato dello scorso anno, quando uscì inaspettatamente al terzo turno contro Alexei Popyrin. Il serbo sa che dovrà approfittare del fatto di dover difendere solo 100 punti nel ranking, contro i più di 1.000 punti messi in palio dai suoi diretti concorrenti come Zverev, Taylor Fritz e Jack Draper. L’idea è scalare posizioni per evitare di incontrare Alcaraz e Sinner già nelle prime fasi del torneo, aumentando così le sue chance di arrivare in fondo.
Le incognite sul futuro secondo Nick Kyrgios
Tra chi osserva da vicino la parabola del campione serbo, c’è Nick Kyrgios, che ha espresso forti dubbi sulla possibilità che Djokovic continui a giocare ancora a lungo. In un’intervista a Tennis365, l’australiano ha raccontato un curioso aneddoto legato a un recente scambio di battute con Djokovic: “A Indian Wells gli ho chiesto: ‘Perché sei qui? Perché stai giocando?’. E lui mi ha risposto: ‘Non lo so’”.
Secondo Kyrgios, il serbo potrebbe decidere di ritirarsi nel giro di un anno. “Non lo vedo giocare per più di un anno. Non credo che giocherà per tutta la stagione ancora. Novak è molto professionale, ma se avessi una famiglia come la sua e dei figli… è come Andy Murray: gioca tutta la carriera, si ritira e torna subito ad allenare senza passare troppo tempo a casa. Se fossi sua moglie, sarei molto arrabbiata”, ha commentato con la sua consueta schiettezza.
Una concorrenza sempre più giovane e agguerrita
Nel panorama attuale del tennis mondiale, Djokovic deve fronteggiare non solo i soliti noti come Sinner, Alcaraz e Zverev, ma anche una nuova generazione pronta a insidiarlo. Jakub Mensik, ad esempio, ha già fatto parlare di sé vincendo il Miami Open 2025 battendo proprio Djokovic in finale, dimostrando un gioco potente e adatto alle superfici rapide.
Ben Shelton, semifinalista agli US Open 2023, rappresenta un’altra minaccia grazie alla sua esplosività, mentre Tommy Paul e Alex De Miñaur sono pericolosi per la loro capacità di alternare tecnica e resistenza fisica. Anche Taylor Fritz, Jack Draper, Andrey Rublev e Frances Tiafoe potrebbero rivelarsi ostacoli complicati, specialmente in un contesto come quello di New York.
Tra il sogno olimpico e la realtà del circuito
Per Djokovic, il 2025 potrebbe rappresentare un crocevia decisivo. Da un lato c’è la volontà di restare competitivo nei grandi tornei, dall’altro il sogno a lungo termine delle Olimpiadi del 2028. Il tempo, però, non gioca a suo favore. I segnali di stanchezza si fanno più evidenti, e il rischio di dover lasciare spazio alle nuove generazioni è sempre più concreto.
La domanda che molti si pongono, e che Kyrgios ha esplicitato senza giri di parole, è quanto ancora Djokovic riuscirà a spingersi oltre i propri limiti per rimanere al vertice. La risposta, forse, arriverà già nei prossimi mesi, con il test decisivo del US Open 2025.


