Alexander Zverev torna a far parlare di sé non solo per i risultati in campo, ma per le sue parole schiette e senza filtri. Ospite del podcast Nothing Major, condotto da Sam Querrey, John Isner e Steve Johnson, il tennista tedesco si è raccontato a tutto tondo: dalle origini in famiglia fino alle difficoltà post-infortunio, senza risparmiare critiche al calendario dell’ATP, che considera “ingestibile”. Tra riflessioni personali e dichiarazioni forti, Zverev ha tracciato un quadro chiaro della sua visione del tennis moderno e delle sue ambizioni future.
Le radici e il salto nel professionismo
Zverev parte dalle origini per raccontare la sua crescita nel mondo del tennis. “Tutti conoscono mio padre e mio fratello Mischa, ma il vero merito per avermi insegnato a giocare è di mia madre”, ha spiegato, sottolineando come i suoi primi passi siano stati guidati in famiglia. Già a 16 anni, grazie a una maturazione fisica precoce, era pronto per confrontarsi con i professionisti, e l’ambiente d’élite che lo circondava ha fatto il resto.
Il tennis di oggi: palline sgonfie e gioco omologato
L’evoluzione del tennis è uno dei temi che gli sta più a cuore. Secondo Zverev, il gioco è cambiato drasticamente, anche per colpa della qualità delle palline: “Dopo il Covid sembrano sempre sgonfie, e questo incide molto sul ritmo”. Il risultato? “Oggi si gioca tutti in modo simile, tranne forse Alcaraz”, mentre il livello tra i giocatori classificati tra il 15° e il 30° posto è talmente alto da rendere ogni partita una sfida equilibrata. Una differenza notevole rispetto all’epoca in cui i top player dominavano con largo margine.
Il trauma dell’infortunio a Parigi e la crisi del 2025
Zverev non dimentica il momento che ha segnato la sua carriera: la semifinale del Roland Garros 2023 contro Rafael Nadal, interrotta da un grave infortunio alla caviglia. “Stavo giocando uno dei migliori match di sempre. Non mi ha fatto male perdere la partita, ma perdere l’occasione di diventare numero 1 al mondo”, ha confessato.
La delusione è tornata prepotente anche nel 2025, con una finale dell’Australian Open persa contro Jannik Sinner. “Dopo quella sconfitta ero mentalmente svuotato. Sono andato in Sudamerica senza motivazione e non mi divertivo più”. Il primo turno perso a Wimbledon e la decisione di saltare altri tornei lo hanno portato a un reset completo. Ora guarda agli US Open con occhi diversi: vuole tornare competitivo e centrato.
La denuncia: “Il calendario ATP è ingestibile”
Uno dei temi più discussi tocca l’organizzazione del circuito. Per Zverev, l’attuale struttura del calendario è “insostenibile”: tra Slam, Masters 1000 obbligatori, tornei 500 e la Coppa Davis, i top player si ritrovano a giocare almeno 20 settimane l’anno, spesso in eventi che durano due settimane. “Montecarlo e Parigi sono gli unici 1000 che si giocano in una sola settimana, per questo sono i preferiti di tutti”, ha osservato.
Un esempio emblematico? “De Miñaur ha finito la stagione il 25 novembre e ha ricominciato il 27 dicembre. Non c’è tempo né per riposare, né per allenarsi come si deve”. Zverev accusa l’ATP di aver trasformato il tennis in un business che non funziona più: “Nessun giocatore – e credo nemmeno i tifosi – è contento dei Masters su due settimane”.
Il rispetto per gli avversari e il gesto per Cerundolo
Nonostante la grinta e le ambizioni, Zverev non dimentica il valore umano del tennis. Dopo la recente vittoria su Francisco Cerundolo al Masters 1000 di Toronto, ha colto l’occasione per mostrare il suo lato più empatico. L’argentino, visibilmente frustrato da un infortunio agli addominali, stava per scoppiare in lacrime quando Zverev si è avvicinato per confortarlo: “Gli ho detto: ‘A volte devi prenderti cura di te stesso’. Un infortunio del genere può trasformarsi in mesi di stop”.
Un gesto sincero nei confronti di un avversario con cui ammette di avere un ottimo rapporto: “Mi aveva battuto tre volte prima di oggi. È un giocatore incredibile e soprattutto una persona straordinaria”.
Obiettivo US Open, con lo sguardo fisso sugli Slam
Zverev ha chiari i suoi obiettivi per il futuro. Dopo un periodo di crisi e riflessione, la priorità assoluta tornano a essere gli Slam. L’US Open è nel mirino, ma più in generale la sua ambizione è quella di ritagliarsi il posto che sente di meritare nel gotha del tennis mondiale. Con una consapevolezza nuova e la determinazione di chi ha toccato il fondo e vuole risalire.


