Un’intervista che fa discutere
L’intervista a Jannik Sinner pubblicata dal Corriere della Sera ha sollevato un acceso dibattito interno alla redazione. Nelle pagine dedicate al numero uno del tennis mondiale, infatti, sono apparsi continui riferimenti ai suoi sponsor principali – Gucci, Rolex ed Explora Journeys – tanto da spingere il Comitato di redazione a parlare apertamente di “pubblicità occulta”. Una scelta editoriale giudicata “una grave anomalia”, perché capace di minare la credibilità del giornale e confondere i lettori sulla distinzione tra informazione e marketing.
La contestazione è stata rafforzata dal fatto che, durante l’intervista, il campione non abbia risposto a due domande di stretta attualità – sul mancato impegno alle Olimpiadi e sulla vita privata – mentre ampio spazio veniva dato alla descrizione dei marchi che lo sponsorizzano. A rendere ancora più evidente la commistione, un articolo a parte celebrava la partnership con Explora Journeys, il brand di crociere di lusso del gruppo Msc, di cui Sinner è stato nominato ambasciatore.
La voce della redazione e i precedenti
Il Cdr del Corriere ha ricordato che non è la prima volta che si verificano episodi simili, citando casi precedenti in cui interviste sponsorizzate rischiavano di apparire come normali contenuti giornalistici. Già nel 2019, la Gazzetta dello Sport aveva pubblicato un’intervista a Roger Federer in cui compariva in primo piano il marchio Barilla, di cui lo svizzero era testimonial.
Il timore espresso dai giornalisti è che il confine tra racconto sportivo e promozione commerciale diventi sempre più sottile, a scapito della fiducia dei lettori. “Informazione e pubblicità vengono mescolati senza distinzione alcuna”, ha scritto il Cdr, chiedendo al direttore Luciano Fontana di vigilare con maggiore attenzione.
La replica sul campo
Il tema degli sponsor è arrivato fino a New York, dove Sinner ha esordito all’US Open con una vittoria netta contro il ceco Kopriva. In conferenza stampa, il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha posto al campione una domanda diretta: se comprendesse la frustrazione dei giornalisti che possono intervistarlo solo quando dietro c’è uno sponsor.
Sinner ha reagito con ironia, guardandosi intorno e chiedendo: “Qua c’è lo sponsor?”. Poi ha chiarito: “Io non lo so sinceramente, faccio le interviste dove mi dicono. Non è il mio lavoro”. Con poche parole, il campione ha voluto sottolineare come la gestione della comunicazione non dipenda da lui, ma dal suo staff e dalle scelte delle aziende che lo affiancano.
Tra immagine e carriera sportiva
Il tennista altoatesino è oggi uno dei volti più richiesti dal mercato, con oltre una decina di partnership attive. La sua immagine è diventata sinonimo di affidabilità, talento e freschezza, elementi che attraggono i brand di lusso e non solo. Eppure, proprio questa esposizione rischia di alimentare polemiche che nulla hanno a che fare con i risultati sportivi.
Sul campo, infatti, Sinner continua a dimostrare il suo valore. Dopo il trionfo dello scorso anno a Flushing Meadows, punta a confermarsi e a regalare ai tifosi una nuova sfida contro Carlos Alcaraz, l’altro grande protagonista della sua generazione. Le polemiche sul rapporto tra sport e sponsor, intanto, restano aperte: un tema che non riguarda solo Sinner, ma l’intero mondo dello sport moderno, sempre più intrecciato con logiche di business e marketing.


