Luciano Darderi ha vissuto un momento speciale nella sua carriera giocando per la prima volta sul centrale dell’Arthur Ashe Stadium agli US Open. L’azzurro, arrivato al terzo turno dopo un percorso convincente, si è arreso a Carlos Alcaraz, numero 2 del mondo, che ha imposto la sua legge con un tennis di altissimo livello.
L’esperienza contro Alcaraz
Darderi ha riconosciuto senza esitazioni la superiorità del campione spagnolo: “Non sono riuscito a esprimere il mio livello al cento per cento, ero teso e ho servito male per gran parte del match. Contro di lui se non sei al 120% rischi di fare brutta figura”. L’italo-argentino ha spiegato come la velocità e l’intensità di gioco di Alcaraz non lascino margini di respiro: “Gioca sempre sopra la palla, non ti dà mai tempo per pensare. Questo è ciò che lo rende così difficile da affrontare”.
Nonostante la netta sconfitta, Darderi ha trovato anche motivi di soddisfazione. Nel secondo set ha avuto qualche chance, arrivando a sfiorare il break sul 4-4, occasione che avrebbe potuto cambiare l’inerzia. Ma, come ha ammesso lui stesso, “quando Alcaraz gioca con fiducia non lo prendi più”.
Le emozioni del centrale
Per il 22enne è stata la prima volta sullo stadio più grande del mondo, un’esperienza che resterà nella sua memoria: “Sinceramente non mi sono mai trovato a mio agio, ma non è andata così male. Era un sogno giocare qui e spero che non sia l’ultima volta”. La tensione, ha ammesso, è stata un fattore: “In uno stadio così basta un break e la partita ti sfugge via velocemente”.
Obiettivi e prossime sfide
Darderi guarda già avanti con obiettivi chiari: “Vorrei chiudere l’anno in Top 20 e giocare la Coppa Davis. Sono i miei due traguardi principali”. Dopo aver disputato Olimpiadi, Slam e diversi tornei ATP, l’azzurro sente che il prossimo passo è consolidarsi tra i migliori.
Sul piano fisico, qualche fastidio alla gamba nel terzo set non lo ha fermato, ma ha inciso nel limitare la sua intensità: “Potevo vincere qualche game in più, ma nulla di grave”.
Crescere con i big
La consapevolezza più grande che Darderi porta via da New York è l’importanza di confrontarsi con i migliori: “Oggi ci sono solo due giocatori sopra tutti: Jannik e Carlos. Purtroppo ho trovato uno di loro troppo presto”. La distanza dal vertice resta evidente, ma la determinazione non manca: “Continuerò a lavorare per avvicinarmi. La prossima volta spero di poter arrivare almeno al quarto o quinto set”.
Con la maturità acquisita in questi mesi e l’esperienza unica vissuta sul cemento americano, Luciano Darderi riparte da un US Open che, nonostante la sconfitta, segna un nuovo punto di crescita nella sua carriera.


