Daniil Medvedev affronta una fase di transizione cruciale della sua carriera. Dopo oltre otto anni al fianco del coach francese Gilles Cervara, con cui ha conquistato lo US Open 2021 e raggiunto la vetta del ranking ATP nel 2022, il tennista russo ha deciso di chiudere un ciclo e intraprendere un nuovo percorso.
Un rapporto storico giunto al capolinea
La separazione è arrivata a fine agosto, in seguito alla sconfitta sorprendente contro Benjamin Bonzi al primo turno degli US Open. Nonostante l’amarezza, Medvedev ha sottolineato come la rottura sia avvenuta senza alcun rancore: “Con Gilles non diremo mai nulla di negativo l’uno dell’altro. Abbiamo vissuto grandi momenti, dai titoli alle partite indimenticabili, fino alle cene fuori dal campo. Ci siamo lasciati in ottimi rapporti”.
Il russo ha spiegato che la decisione è nata da una riflessione sul futuro: “Se non ci fossimo lasciati ora, probabilmente saremmo rimasti insieme fino alla fine della mia carriera. Era giunto il momento di fare qualcosa di nuovo”.
Il nuovo progetto con Johansson e Goetzke
Per la prima volta in carriera, Medvedev ha scelto autonomamente di avviare una collaborazione diversa, senza influenze esterne. Da alcune settimane lavora in prova con lo svedese Thomas Johansson, ex campione dell’Australian Open, e con l’olandese Rohan Goetzke. “Le cose cambieranno un po’. Sono persone diverse, una nuova dinamica, un’atmosfera differente. È qualcosa che non avevo mai sperimentato prima da adulto, ed è piuttosto divertente”, ha commentato il numero 18 del mondo.
Nonostante il debutto poco brillante con il nuovo team all’ATP 250 di Hangzhou, dove è uscito ai quarti di finale contro Wu Yibing, Medvedev resta fiducioso. Il suo bilancio stagionale di 27 vittorie e 19 sconfitte non rispecchia le ambizioni di un ex numero 1, ma il russo guarda al futuro con apertura e cautela: “Alla fine della stagione farò il punto della situazione e deciderò come procedere”.
Un campione alla ricerca di sé stesso
Negli ultimi due anni Medvedev non è più riuscito a sollevare un trofeo e la sua parabola sembra lontana da quella del campione che seppe fermare Novak Djokovic nella storica finale di Flushing Meadows. Il calo di rendimento, confermato dalle difficoltà degli ultimi tornei, ha reso inevitabile un cambio di rotta.
Con un nuovo team e la consapevolezza di dover ricostruire la sua identità in campo, il moscovita affronta ora una sfida che va oltre il tennis: ritrovare la scintilla che lo ha reso uno dei giocatori più temuti del circuito.


