Dopo 882 giorni di attesa, Daniil Medvedev è tornato a vincere. Il tennista russo, ex numero uno del mondo, ha conquistato l’Almaty Open, battendo in finale il francese Corentin Moutet con il punteggio di 7-5, 4-6, 6-3. Un successo che interrompe un digiuno lungo quasi due anni e mezzo, dal trionfo al Masters 1000 di Roma nel 2023, e che segna un punto di svolta nella sua carriera.
Una finale intensa e imprevedibile
La sfida contro Moutet è stata un concentrato di tensione, tecnica e nervi saldi. In una partita dai toni quasi teatrali, entrambi i giocatori hanno messo in mostra il loro talento e la loro resistenza fisica, alternando momenti di genio a fasi di confusione. Il primo set si è deciso nel finale, quando Medvedev ha saputo sfruttare il calo di concentrazione del francese per chiudere 7-5 dopo 52 minuti di battaglia.
Nel secondo parziale, Moutet ha reagito con coraggio, sfruttando gli errori del russo e trovando colpi vincenti in corsa che hanno infiammato il pubblico kazako. Il francese, al servizio sul 5-4, ha persino rischiato di farsi sorprendere dopo un servizio da sotto finito con un fallo di piede, ma ha saputo rimanere lucido e chiudere il set con un diritto imprendibile.
Il terzo e decisivo parziale ha offerto il miglior tennis dell’incontro: scambi lunghi, difese disperate e colpi spettacolari. Nel nono game, con Moutet ormai stremato, Medvedev ha trovato il break decisivo e ha chiuso con freddezza da campione dopo due ore e mezza di gioco.
Un titolo che vale più della coppa
Con il trionfo di Almaty, Medvedev conquista il suo 21º titolo ATP, tutti ottenuti in tornei diversi, e il 19º sul cemento, diventando il secondo giocatore in attività per successi su questa superficie alle spalle di Novak Djokovic (71).
Oltre ai numeri, questo successo rappresenta una rinascita personale e professionale. Dopo il trionfo di Roma 2023, il russo aveva perso finali importanti – tra cui US Open, Pechino, Vienna, Australian Open, Indian Wells e Halle – e sembrava aver smarrito fiducia e serenità.
L’arrivo dei nuovi allenatori Thomas Johansson e Rohan Goetzke ha dato nuova linfa al suo gioco. Sotto la loro guida, Medvedev ha già raggiunto le semifinali a Pechino e Shanghai, con un bilancio di 12 vittorie e 3 sconfitte dopo lo US Open. Il titolo di Almaty conferma la bontà del percorso intrapreso e la ritrovata stabilità mentale.
La rincorsa verso Torino
Oltre al trofeo, la vittoria in Kazakistan rilancia le ambizioni del russo nella corsa alle Nitto ATP Finals di Torino. Grazie al successo, Medvedev sale al 12º posto nella PIF ATP Live Race to Turin, a meno di 900 punti da Lorenzo Musetti, ultimo al momento tra i qualificati.
Moutet, talento e crescita costante
Nonostante la sconfitta, il torneo di Almaty segna un passo importante anche per Corentin Moutet, che ha raggiunto la terza finale ATP della carriera senza perdere un set fino all’ultimo atto. Con questo risultato, il francese sale al numero 36 della classifica live ATP, il miglior ranking della sua carriera.
Il ritorno del “vecchio” Medvedev
Il titolo kazako non è solo una vittoria, ma un segnale forte: Daniil Medvedev è tornato. Dopo mesi difficili, il russo ha ritrovato aggressività, lucidità e fiducia nel suo tennis. “Non sarà un Masters 1000 – ha commentato – ma questa vittoria vale tantissimo per me”.
Un successo che non solo interrompe un digiuno, ma riaccende le speranze di un ritorno stabile ai vertici del tennis mondiale.


