Andy Murray e Kiki Bertens vincono il Mutua Madrid Open… Virtual Pro

Giovedì 30 aprile si è conclusa l’iniziativa del Mutua Madrid Open che ha visto partecipare 32 atleti tra ATP e WTA e anche altri ospiti speciali.

di Thomas Scarinzi

Feliciano Lopez, direttore del Mutua Madrid Open, visto che a causa del coronavirus è stato costretto ad annullare il suo torneo, ha deciso di organizzarne uno virtuale. L’evento è durato quattro giorni, dal 27 al 30 aprile, ed era diviso in 3 tornei: quello ATP, quello WTA, composti da 16 partecipanti ciascuno divisi in 4 gironi, a cui poi sono seguiti quarti di finale, semifinale e finale: tra i partecipanti c’erano, Andy Murray, Rafa Nadal, il nostro Fabio Fognini, Stefanos Tsitsipas, Kiki Bertens, Caroline Wozniacki, Bianca Andreescu e molti altri. Inoltre c’è stato un torneo Charity, dove partecipavano sempre 16 persone, ma questa volta erano misti e c’era anche qualche ospite speciale, come Borja Iglesias, attaccante del Real Betis, squadra militante nella Liga spagnola e altri youtuber iberici.

In questo articolo, vista la assoluta novità dell’evento nel mondo del tennis, vorrei fare un’analisi di cosa è andato bene e cosa invece è andato storto durante le varie fasi del torneo, partendo ovviamente dai lati negativi.
Cosa non ha funzionato?

1) Il gioco. I giocatori si sfidavano su Playstation 4 tramite il gioco Tennis World Tour. Durante tutta la durata del torneo questo ha mostrato tutti i suoi limiti, come errori di programmazione, infatti se qualcuno osava toccare un servizio che era out oppure aveva prima toccato la rete, veniva assegnato il punto al giocatore al servizio, senza contare alcuni punti che continuavano dopo il doppio rimbalzo o che si fermavano prima di esso. Inoltre la dinamica del gioco e la grafica risultavano molto più macchinose rispetto ad altri giochi sportivi di questa generazione (calcio, basket, automobilismo, motociclismo e wrestling solo per citarne alcuni). Sinceramente credo che un videogioco di tennis ben fatto sarebbe molto importante per avvicinare i giovani a questo magnifico sport (come è successo al sottoscritto), che conta infatti una delle età medie degli spettatori più alte di tutte, ovvero 61 anni.

2) La connessione internet. Alcuni giocatori non sono riusciti a giocare per problemi con la rete, come Thiem e Khachanov, mentre ad altri ha dato problemi (o vantaggi) durante le partite. Un caso emblematico è quello di Schwartzmann che in semifinale, dopo aver eliminato Fabio ai quarti con aiuti del gioco che gli permetteva di rispondere a doppi o tripli rimbalzi mentre rubava costantemente punti (vincenti) a Fognini, ha vinto allo stesso modo con Andy Murray, per poi ritirarsi appunto per i problemi della sua connessione, affermando di non meritare la finale e che la connessione più stabile di Andy avrebbe fornito uno spettacolo migliore al pubblico. Chapeau Diego.

Che cosa ha funzionato bene?

1) Lo spettacolo. Dopo i primi due giorni in cui i giocatori erano molto impacciati e si vedevano solo scambi lunghi e noiosi, con il passare del tempo sono migliorati e con loro anche lo spettacolo. Bellissima la finale del torneo maschile tra Andy Murray e David Goffin vinta dallo scozzese 7-5 al tiebreak di una vera e propria lotta di più di mezz’ora (partita più lunga del torneo considerando che nei gironi si vinceva arrivando a 3 giochi con tiebreak sul 3-3 e nelle eliminazioni dirette si giocava un set e che tra un punto e l’altro non c’erano pause). Una spanna sopra le altre invece Kiki Bertens che con il tempo ha imparato a mettere slice sul servizio e nei colpi e infatti ha vinto per 6-2 in finale contro Fiona Ferro, difendendo così il titolo “sul campo” dello scorso anno, dopo aver eliminato Caroline Wozniacki per 7-5 in semifinale. Nelle ultime partite dei tornei si sono visti pallonetti, palle corte, discese a rete e colpi di ogni genere. Le partite erano lunghe il giusto e non stufavano lo spettatore.

2) Le dirette. Oltre alla diretta in spagnolo, c’era anche una diretta in inglese, commentata da alcuni famosi youtuber e gamers, con il succedersi di alcuni ospiti di lusso come Feliciano Lopez, Alex Corretja, ex numero 2 al mondo e due volte finalista al Roland Garros nel 1998 e 2001, e Alberto Berasategui, ex numero 7 al mondo e finalista al Roland Garros del 1994, che permettevano di fornire un commento più “tecnico” alle partite. Inoltre dopo ogni match i giocatori (solitamente chi aveva vinto) venivano intervistati facendo spesso divertire il pubblico da casa.

3) Il diverimento. Durante le partite i giocatori, soprattutto quelli della ATP, più spensierati e rilassati rispetto alle ragazze che erano più concentrate e silenziose (spesso anche per colpa di problemi tecnici) hanno fornito alcune gag veramente divertenti. Una di queste è di Fabio che durante il match con Schwartzmann, urlava “Flavia” (riferendosi a Flavia Pennetta, sua moglie) ogni volta che perdeva un punto per colpa della connessione dell’argentino, quasi come un bambino capriccioso che urla “mamma” quando perde. L’intervista più divertente è di Murray, che dopo la vittoria per 6-1 ai quarti contro Zverev ha dichiarato: “Rafa ai gironi diceva che mi sono allenato tantissimo, Sascha dà la colpa al controller della Playstation, io credo che qui tutti stiano tirando fuori delle scuse e la verità è che io sono migliore di loro”, il tutto ovviamente con un tono sarcastico e scherzoso.

4) La causa. I vincitori dei tornei ATP e WTA hanno vinto un montepremi di 150.000€ a testa da donare in beneficienza alla lotta contro il coronavirus. Il vincitore del torneo Charity, ovvero Stefanos Tsitsipas, ha ricevuto 100.000€ da donare al banco alimentare di Madrid.

In generale credo che questo esperimento sia riuscito e credo che sarebbe divertente assistere ad altri tornei come questi (chissà, magari uno Slam?) in questo periodo in cui non c’è tennis giocato.

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