Il “Ronaldinho del tennis”: Carlos Alcaraz e il sogno di Albert Costa per il futuro del tennis spagnolo

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Nel mondo del tennis, dove l’eccellenza è spesso frutto di anni di lavoro silenzioso, talento e resilienza, emergono figure capaci di ispirare un’intera generazione. Carlos Alcaraz è una di queste. Descritto da Albert Costa come “il Ronaldinho del tennis, fa cose da genio e in più si diverte”, il giovane spagnolo non rappresenta solo il presente del tennis iberico, ma anche il faro attorno al quale costruire il futuro.

Il TEC Carles Ferrer Salat: una fucina di talento e valori

Alla base della rinascita tennistica spagnola c’è un progetto ambizioso: il TEC Carles Ferrer Salat, situato a Barcellona. Sotto la guida esperta di Albert Costa, vincitore del Roland Garros nel 2002 e oggi direttore sportivo del centro, il TEC non è soltanto un’accademia di alto rendimento, ma anche un laboratorio educativo dove sport e impegno sociale vanno di pari passo.

Costa, che negli ultimi anni ha ricoperto praticamente ogni ruolo immaginabile nel mondo del tennis – da giocatore a coach, da capitano di Coppa Davis a dirigente – si dichiara in un’intervista esclusiva a Puntodebreak entusiasta del suo attuale incarico: “Mi sveglio ogni giorno motivatissimo, con l’obiettivo di aiutare questi giovani a realizzare i loro sogni”. La struttura si distingue non solo per l’alta qualità tecnica, ma anche per il forte investimento in valori etici e giustizia sociale, soprattutto nei confronti degli atleti che beneficiano di borse di studio.

I progetti di oggi: Pedro Martínez e Pablo Carreño

Due nomi spiccano oggi tra i professionisti cresciuti all’interno del TEC: Pedro Martínez e Pablo Carreño Busta. Il primo, definito da Costa “un giocatore fisicamente roccioso e molto competitivo”, sta lavorando sulla regolarità mentale per entrare stabilmente tra i primi 30 del mondo. Carreño, invece, dopo un periodo segnato dagli infortuni, ha ritrovato fiducia e forma fisica, e sta cercando di evolvere il proprio stile di gioco: “vuole essere più aggressivo, accorciare gli scambi, migliorare il servizio”, spiega Costa.

Nonostante i quasi 34 anni, Carreño mostra ancora una motivazione fuori dal comune. “Non si tratta di reinventarsi, ma di perfezionare il proprio sistema di gioco”, afferma il direttore sportivo, convinto che l’ex top10 abbia ancora le qualità per tornare stabilmente tra i migliori.

L’ispirazione di Alcaraz e l’eredità di Nadal

L’ombra lunga lasciata da Rafael Nadal è difficile da ignorare, ma secondo Costa, Carlos Alcaraz ha saputo raccoglierla e trasformarla in una nuova luce per il tennis spagnolo. Vederlo per la prima volta a 12 anni è stato rivelatorio: “Faceva cose che non si insegnano, angolazioni, smorzate, lob… il tutto ridendo. Aveva qualcosa di speciale”. Paragonarlo a Ronaldinho non è un vezzo estetico, ma un riconoscimento al suo modo gioioso e creativo di vivere il campo.

Eppure, anche i fuoriclasse hanno le loro fragilità. Per Costa, il vero rischio per Alcaraz è “perdere la motivazione”. Ma finché rimarrà felice e affamato, il futuro è dalla sua parte: “Sono convinto che vincerà ancora molti Slam e tornerà numero 1”. Insieme a Sinner, è ritenuto uno dei due giocatori più promettenti del panorama mondiale.

Il sogno di un sistema forte e inclusivo

Costa guarda al futuro con realismo ma anche con ottimismo. La situazione attuale, con meno spagnoli nella top100 rispetto al passato, non lo preoccupa troppo: “La formazione richiede tempo, ma stanno arrivando giovani molto promettenti”. L’obiettivo non è soltanto produrre nuovi Nadal o Alcaraz, bensì costruire una base solida di atleti in grado di restare a lungo nei primi 100 al mondo.

Fondamentale, secondo Costa, sarebbe anche una maggiore partecipazione economica da parte delle istituzioni e un piano congiunto per rafforzare la base. Prende come esempio l’Italia, che oggi brilla dopo anni difficili, a dimostrazione che con il lavoro giusto, i risultati possono arrivare.

L’equilibrio tra talento e sistema

La presenza di un campione come Alcaraz è un volano potentissimo: “Quando hai un fuoriclasse come lui, le scuole di tennis si riempiono”. Ma serve anche una struttura solida che possa accompagnare i giovani nel loro percorso. Il sogno di Costa è chiaro: “Seguirne uno dai 14 anni fino al top10, magari fino a vincere un Grand Slam. Sarebbe straordinario”.

Lavorare ogni giorno con passione, investire nella formazione, circondare i giovani di un ambiente tecnico ed etico di alto livello: sono questi gli ingredienti di una visione che vuole portare il tennis spagnolo a un nuovo periodo d’oro. Non solo con fuoriclasse, ma con un movimento forte e sostenibile.

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