Un’icona sportiva sotto la lente dell’opinione pubblica
Jannik Sinner, numero uno del tennis mondiale e protagonista di una stagione da incorniciare, è tornato al centro dell’attenzione. Ma questa volta, più che per i suoi colpi sul campo, a far discutere sono le parole affilate di Corrado Augias. Il celebre giornalista ha scelto un editoriale su Repubblica per lanciare un attacco mirato al fuoriclasse altoatesino, accusandolo di essere un “italiano riluttante” e mettendone in discussione l’identità nazionale, le scelte personali e persino la lingua parlata in casa.
Identità contesa tra San Candido e Montecarlo
Nel suo editoriale, Augias descrive Sinner come “un italiano per caso“, figlio di un’Alto Adige sospeso tra due identità. Il tennista, nato a San Candido e cresciuto a Sesto, è cresciuto in una comunità dove, secondo il giornalista, molti abitanti si sentono più austriaci che italiani. Da qui il riferimento alla dichiarazione dello stesso Jannik: “A casa parliamo tedesco”, una frase che per Augias è simbolo di una distanza culturale che avrebbe radici profonde, fino a coinvolgere anche i suoi genitori — papà Hanspeter e mamma Siglinde — con il padre che parla “un italiano stentato conoscendone solo poche parole“.
Questa osservazione, seppur legittima sul piano dell’identità culturale, sembra però forzata quando si sovrappone al giudizio sul patriottismo di Sinner. Come se parlare tedesco in famiglia — in una regione bilingue — bastasse per mettere in dubbio il senso di appartenenza nazionale.
Il caso Mattarella e l’accusa di incoerenza
Tra gli episodi più contestati, Augias rievoca quello che definisce un “episodio particolarmente sgradevole”: l’assenza di Sinner all’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, giustificata con una condizione di estrema stanchezza. Circostanza messa in discussione dal giornalista, che sottolinea come il giorno successivo il campione fosse stato avvistato a sciare sulle sue montagne.
Il confronto con l’incontro col Papa — accettato durante un giorno di riposo al torneo del Foro Italico — è stato utilizzato per accusare Sinner di incoerenza. “Non altrettanto è accaduto col Papa Leone”, scrive ironicamente Augias, puntando il dito su quella che considera una gestione poco limpida degli impegni pubblici da parte del tennista.
Il nodo fiscale e la residenza a Montecarlo
Il vero punto di rottura, però, arriva sul fronte fiscale. Augias non risparmia critiche alla scelta di Sinner di risiedere a Montecarlo, come molti altri tennisti d’élite, per beneficiare di un regime fiscale vantaggioso. “Il giovane prodigio non paga le tasse, ha la residenza a Montecarlo dove gode di una fiscalità irrisoria”, afferma, per poi liquidare con sarcasmo la consueta giustificazione: “Tutti lo fanno”.
Nonostante riconosca in Sinner “un ragazzo di animo gentile, capace di gesti spontanei e delicati”, Augias insiste: “Sulle tasse però non c’è gentilezza che tenga, in un torneo si direbbe che Montecarlo batte Italia 6-0, 6-0”.
L’Italia tifa Sinner, al di là delle polemiche
Il pubblico italiano, intanto, continua ad abbracciare Jannik Sinner come un’icona dello sport nazionale. Le sue imprese sul campo, le vittorie nei tornei Slam e l’approccio sempre educato e rispettoso fanno di lui un beniamino trasversale. Non è un caso che, per trasmettere in diretta la sua semifinale contro Tommy Paul, la Rai abbia persino spostato la programmazione di Affari tuoi, un gesto che dimostra quanto Sinner sia amato e seguito.
In fondo, dietro le critiche di Augias si cela un conflitto simbolico che va oltre il singolo atleta: il rapporto dell’Italia con le sue minoranze culturali, con la fiscalità degli sportivi e con l’idea stessa di rappresentanza. Ma mentre i dibattiti riempiono le colonne dei giornali, Sinner preferisce rispondere dove più conta: sul campo da tennis, con la racchetta in mano e il sorriso sulle labbra.


