Fabio Fognini ha ufficialmente voltato pagina. Ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan, l’ex tennista ligure ha raccontato il proprio ritiro e la nuova vita lontano dai campi, senza rimpianti e con la voglia di trasmettere la sua esperienza alle nuove generazioni.
Un addio scritto a Wimbledon
Il momento della decisione è arrivato sull’erba di Wimbledon, dove Fognini ha salutato il tennis dopo una battaglia memorabile contro Carlos Alcaraz. L’azzurro si è arreso solo al quinto set contro il numero 2 del mondo, ma per lui quello è stato l’epilogo perfetto: “A carte ferme penso di aver fatto la decisione migliore. Se fosse andata diversamente sarebbe stato un problema, perché dopo mi sarebbe toccato il numero 700 al mondo. Mentalmente non avrei retto passare dal Centrale a un campo periferico”.
Il ritiro, spiega, era nell’aria da tempo: gli infortuni, le operazioni alle caviglie e la fatica di rimanere competitivo lo avevano già spinto a riflettere. “Stavo perdendo ranking e partite, non potevo più rimandare. Ho scelto il momento giusto: sono uscito perdente ma vincitore”.
Una nuova vita da manager
L’ex numero uno azzurro non sente nostalgia del circuito: “Il tennis non mi manca. Ho fatto la mia scelta e non mi sono mai guardato indietro”. Oggi si dedica alla sua agenzia di management, nata durante la pandemia, con l’obiettivo di seguire i giovani talenti: “La mia idea è aiutare i ragazzi a diventare professionisti, consigliarli e non far ripetere loro gli errori che ho fatto io”.
Federer, Nadal e i ricordi più intensi
Fognini non ha nascosto la sua predilezione tra i Big 3: “Sono sempre stato Federeriano, anche se ho tantissimo rispetto per Rafa e Nole”. Ha ricordato anche un episodio curioso della Laver Cup 2019, quando ricevette consigli direttamente da Federer e Nadal durante un cambio campo: “Con loro due dietro mi sentivo un po’ pesante. Roger mi disse di pensare a me stesso, poi parlò anche Rafa. Sono tornato in campo più confuso di prima, ma è stato un momento indimenticabile”.
Il duello Sinner-Alcaraz e il futuro del tennis
Lo sguardo di Fognini si è poi posato sulla nuova rivalità che sta infiammando il tennis mondiale, quella tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. “Sono due giocatori diversi. Noi italiani conosciamo meglio Jannik e tifiamo per lui. In Italia quando uno vince è un fenomeno, quando perde iniziano le critiche. Mi ricordano un po’ Rafa e Roger nella mia epoca”.
Per Fognini, l’altoatesino ricorda il rigore di Seppi: “Lo chiamavo Crucco, molto quadrato, e Jannik è così. Alcaraz invece trasmette gioia, sembra divertirsi sempre. Nel suo documentario dice che dopo le partite va a Ibiza a divertirsi, e io lo percepisco proprio così”.
Un campione senza rimpianti
Tra ricordi, nuove sfide e sguardi sul futuro del tennis, Fabio Fognini sembra aver trovato la serenità lontano dal campo. Il suo addio a Wimbledon resta l’ultima pennellata di una carriera intensa, fatta di talento e di passione, che ora si traduce nella voglia di far crescere le nuove generazioni.


