Dalla racchetta alla panchina: la nuova sfida di Kohlschreiber
Philipp Kohlschreiber, una delle figure più eleganti e tecniche del tennis tedesco, ha deciso di intraprendere un nuovo capitolo della sua carriera. Ritiratosi nel 2022 dopo oltre vent’anni di attività, otto titoli ATP e una semifinale a Wimbledon nel 2012, l’ex numero 16 del mondo ha scelto di rimettersi in gioco come allenatore. Lo fa con una scelta sorprendente: niente top player affermati, ma un talento giovanissimo da coltivare, il diciassettenne Justin Engel, tra le più brillanti promesse del tennis tedesco.
Engel, il prodigio del 2007 che scrive la storia
Engel non è un nome qualsiasi. Nell’ottobre 2024 ha lasciato il segno diventando il primo tennista nato nel 2007 a vincere un match nel circuito ATP, ad Almaty. Da lì è iniziata una scalata fulminante: è diventato il secondo più giovane dal 1990 a ottenere vittorie su tutte le superfici principali, alle spalle solo di Rafael Nadal.
Con Kohlschreiber al suo fianco, il giovane ha continuato a stupire. Ha raggiunto i quarti di finale all’ATP 250 di Stoccarda, dove solo Felix Auger-Aliassime ha fermato la sua corsa. Poco dopo ha sfiorato l’ingresso nel tabellone principale ad Halle, battuto da Sebastian Ofner all’ultimo turno di qualificazione. Ora debutta nel torneo di Mallorca e ha già raggiunto il numero 219 del ranking ATP, oltre a essere nono nella race per le Next Gen Finals di Jeddah.
La filosofia del maestro: esperienza e concretezza
“Sono stato fortunato, direi. È la mia prima esperienza dall’altra parte della rete”, ha raccontato Kohlschreiber in un’intervista ATP, rivelando il suo entusiasmo per il progetto. L’ex tennista vede in Engel un ragazzo determinato, capace di dare il massimo ogni giorno: “Lavora duramente, forse anche troppo. A volte tocca a me rallentarlo un po’. Non c’è bisogno di motivarlo, dà sempre il 100%”.
Il lavoro del coach non si limita alla parte tecnica: “Il mio compito è unire la sua potenza a una maggiore strategia, nella selezione dei colpi e nella gestione mentale dei momenti caldi”, spiega Kohlschreiber. Engel ha un tennis moderno: è già fisicamente strutturato grazie al lavoro in palestra iniziato molto presto e può generare velocità da entrambi i lati, con un ottimo servizio.
Ma ciò che più colpisce è la sua mentalità. Kohlschreiber ne sottolinea la maturità fuori dal campo: “Ha solo 17 anni, ogni tanto mi mostra il cellulare per farmi vedere i nuovi follower su Instagram. Gli dico di continuare a lavorare, così lo seguiranno ancora di più”. Engel ama il contatto con il pubblico, non teme i grandi palcoscenici, anzi: li cerca, li vive, li sfrutta per crescere.
Un progetto costruito dal basso, senza pressioni
La coppia Kohlschreiber-Engel rappresenta un’eccezione interessante nel panorama attuale. Mentre altri ex giocatori iniziano la carriera da coach con nomi di grido, il tedesco ha preferito costruire da zero, aiutando un giovane a trasformarsi da potenziale a realtà. Non c’è fretta: “Dobbiamo ancora passare per il circuito Challenger, ma se ha l’opportunità di giocare grandi tornei sa sfruttarla e ama la connessione con il pubblico”.
Kohlschreiber è consapevole che la transizione da promessa a professionista affermato richiede tempo, pazienza e costanza. La sua esperienza può fare la differenza: “Justin porta la potenza, io i miei anni di tennis per migliorare il suo modo di pensare in campo”. Insieme, stanno gettando le basi di un percorso che, se gestito con equilibrio, potrebbe regalare grandi soddisfazioni.
Un futuro tutto da scrivere
A 17 anni, Justin Engel è ancora all’inizio di una carriera che si preannuncia intensa e luminosa. Accanto a lui, Philipp Kohlschreiber si è assunto il compito di guida, mentore e punto di riferimento. Per entrambi, questa collaborazione è una sfida nuova, un’occasione per crescere e per dimostrare che, anche nel tennis, le storie più belle possono nascere lontano dai riflettori. Ma col talento giusto e la giusta guida, quei riflettori non tardano mai ad arrivare.


