Giovanni Fonio, 500 partite e una convinzione: “Il meglio deve ancora venire”

Giovanni Fonio ha disputato la sua 505ª partita da professionista e rilancia con ambizione: “Sento che il meglio deve ancora venire”. Il suo rovescio a una mano, l’esperienza nei Challenger e la ricerca della maturità raccontano un tennista in piena evoluzione.
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Un traguardo importante, ma non un punto d’arrivo

Quando Giovanni Fonio ha appreso di aver appena disputato la sua 505ª partita da professionista, la sua reazione è stata di genuino stupore: “Davvero ho giocato più di 500 partite?”. Una frase che racconta più di mille numeri la lunga militanza del 27enne novarese nei circuiti ITF e Challenger. Oggi, dopo l’ennesima qualificazione al main draw dell’ASPRIA Tennis Cup di Milano, Fonio guarda al futuro con una certezza che gli brilla negli occhi: “Sento che il meglio deve ancora venire”.

Nonostante un tennis di grande eleganza e un rovescio a una mano che cattura lo sguardo, Fonio non ha ancora sfondato nel grande circuito. Attualmente numero 378 ATP, ha toccato il suo best ranking di 269 circa un anno fa. Il bilancio contro i top player è onesto quanto crudo: zero vittorie contro i top-100, 11 su 39 contro quelli tra la 101ª e la 200ª posizione. Eppure, proprio da questa consapevolezza nasce la sua determinazione: “La differenza non è tanto tennistica quanto mentale. Serve continuità, costanza e lucidità nei momenti decisivi”.

Milano, terreno fertile per la crescita

Fonio si allena a Milano e ha familiarità con le condizioni climatiche, un piccolo vantaggio in tornei estivi spesso asfissianti. Proprio qui, dopo un netto 6-2 6-2 contro il tedesco Tom Gentzsch, ha ritrovato sensazioni positive: “Era importante rispondere con continuità al suo servizio, il suo colpo migliore. Una volta entrato nello scambio, sentivo di avere il controllo”. La sua preparazione e la costanza si sono riflesse in campo, dove ogni punto è sembrato avere una direzione chiara, precisa.

Nel Challenger di Milano non è l’unico italiano ad aver brillato. Jacopo Berrettini ha superato un Mikael Ymer in ripresa dopo una lunga squalifica, e Federico Bondioli ha eliminato l’ex promessa Rudolf Molleker. Ma tra questi nomi, Fonio spicca per esperienza e lucidità, qualità che lo rendono un punto di riferimento del gruppo azzurro in tabellone.

Maturità, percorsi unici e ispirazione tardiva

Nel tennis non esistono percorsi lineari. Fonio ne è consapevole e lo dice senza esitazioni: “Ognuno ha la sua strada. Non esistono due carriere identiche”. Il suo sguardo si rivolge anche a quei tennisti che sono esplosi dopo i trent’anni, come Daniel Munoz de la Nava, fonte d’ispirazione più che anomalia statistica. “La piena maturità si raggiunge più tardi rispetto al passato. Non si tratta solo della prestazione fisica, ma di mettere insieme tanti tasselli. Tra i 27 e i 30 anni, si può ancora fare il salto di qualità”.

Per questo motivo, il pensiero di abbandonare il singolare per il doppio non lo sfiora nemmeno. “Il doppio ha bisogno di una rivoluzione, ma non è la mia priorità. Voglio concentrarmi su quello che posso dare in singolare”. Una scelta coerente con l’obiettivo di esplorare fino in fondo il proprio potenziale.

Il rovescio a una mano, simbolo di una scelta coraggiosa

Tra gli aspetti più peculiari del suo gioco c’è il rovescio a una mano, un colpo sempre più raro nell’era del tennis moderno. Non è stato un talento innato: “Fino a 12 anni lo giocavo a due mani, ma non funzionava. Ho cambiato seguendo il consiglio del mio maestro, anche se i primi due-tre anni sono stati durissimi. Poi è diventato il mio colpo migliore”.

Fonio è consapevole delle difficoltà che questo tipo di colpo comporta: “Alle velocità attuali bisogna giocarlo davvero bene. Un rovescio a due mani di medio livello dà più garanzie rispetto a uno a una mano altrettanto medio. Se non sei un Wawrinka o un Musetti, diventa complicato”. Ma proprio da questa scelta controcorrente emerge la sua identità tecnica e mentale.

Un futuro da scrivere

Il match contro Max Houkes rappresenta per Fonio un altro passo in una stagione che vuole trasformarsi. Il traguardo delle 500 partite non è un punto d’arrivo, ma una tappa lungo un percorso fatto di costanza, sacrifici e sogni mai accantonati. “A fine carriera, la mia gioia non dipenderà dai risultati, ma dalla consapevolezza di aver dato tutto per raggiungere il mio massimo potenziale”. E Milano, con il suo calore e la sua familiarità, potrebbe essere il luogo ideale per cominciare un nuovo capitolo.

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