Un dolore che spezza anche i campioni
A 91 anni, Nicola Pietrangeli, leggenda del tennis italiano, affronta la partita più dura della sua vita. Ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dal 4 luglio, proprio il giorno in cui è scomparso il figlio minore Giorgio, l’ex tennista ha condiviso pubblicamente il suo dolore profondo. Un dolore che non risparmia nemmeno chi ha fatto della forza mentale la propria arma sui campi da gioco.
“Sarebbe stato giusto che venissi via io, non il contrario”, ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, dando voce a un tormento che va oltre le parole. Giorgio, 59 anni, era il più giovane dei tre figli avuti da Pietrangeli con l’ex moglie Susanna Artero, scomparsa lo scorso settembre. L’ex campione non ha nascosto la fatica di affrontare questo lutto in una condizione di salute già compromessa: “Sono lucido, però mi sento stanco e debole. Sollevare il braccio mi affatica. La mia voce esce con difficoltà.”
Una battaglia iniziata mesi fa
La fragilità fisica di Pietrangeli è iniziata a dicembre, con la frattura del femore causata da una caduta. Da allora, il recupero è stato lento e complicato. “Da sette mesi sono così. Da allora è stata tutta una serie di complicazioni e di noia”, ha spiegato. E se il corpo fatica, lo spirito ora è piegato da un dolore ancora più grande. “Cerco di ricacciare indietro il pensiero di Giorgio ma è impossibile. Mi ritorna sempre in mente.”
Nicola ha raccontato anche della somiglianza caratteriale col figlio, sottolineando con affetto come Giorgio avesse vissuto la vita con leggerezza e libertà: “Aveva il menefreghismo completo, nel senso positivo. Ha avuto la vita che voleva. Non gli ho mai imposto il tennis. Era campione italiano di surf. Quello era il suo mondo.”
Il desiderio di tornare a casa, ma senza pesare su nessuno
Nonostante il lutto e la debolezza, Pietrangeli non ha perso il desiderio di rialzarsi, letteralmente e metaforicamente: “Il mio desiderio maggiore in questo momento è rialzarmi in piedi, giusto per sentirmi di nuovo in posizione eretta, senza fare niente di speciale. Voglio tornare a casa, ho ancora tante cose da dire e da fare, da buon chiacchierone. Purché non ci sia sofferenza. Detesterei essere di peso.”
Accanto a lui, nei momenti più bui, i figli Filippo e Marco, che non lo lasciano mai solo al Gemelli.
L’addio a Wimbledon: “Mi facevano prendere il taxi”
In questi giorni si gioca Wimbledon, ma Pietrangeli ha scelto di non seguirlo. E non solo per le condizioni di salute: “Non ho visto una sola partita. Non ho un bel ricordo degli ultimi anni da spettatore. Gli inglesi non mi hanno trattato bene. Non mi davano neppure la macchina per il trasporto. Prendevo il taxi. Avrei meritato più gentilezza.”
Un’assenza amara, che si aggiunge al peso delle sue perdite personali. Eppure, quando parla di tennis, una scintilla accende ancora la sua voce: “Vedere giocare Sinner è quasi noioso, da quanto è bravo. Oggi per batterlo ci vogliono due Djokovic.” Un elogio sincero, lanciato con l’orgoglio di chi sa riconoscere un talento raro.
Uno stadio per l’ultimo saluto
Con amara ironia, Pietrangeli ha anche parlato della propria fine, esprimendo un desiderio singolare: “Ho spesso raccontato che vorrei assistere al mio funerale. Non scherzo. Si terrà allo stadio Pietrangeli del Foro Italico. Tremila posti a sedere.”
Una battuta amara che riflette una lucidità disarmante. Perché, anche quando tutto sembra perduto, Pietrangeli rimane fedele al suo stile: diretto, riflessivo, combattente.


