La storica vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon resterà negli annali dello sport italiano. Il tennista altoatesino ha conquistato il titolo sull’erba londinese, scrivendo una pagina indimenticabile nella storia del tennis azzurro. Ma, come spesso accade, accanto alla gioia per un trionfo tanto atteso, sono arrivate anche le polemiche. Stavolta non per un punto contestato o per una decisione arbitrale, ma per il modo in cui la vittoria è stata raccontata in televisione.
La polemica sulle telecronache
Mentre Sinner sollevava il trofeo più prestigioso del tennis mondiale – la coppa consegnata dalle mani della principessa Kate – sui social già rimbalzavano le critiche rivolte a Elena Pero, storica voce del tennis di Sky Sport. L’accusa? Non avrebbe tifato abbastanza per Sinner, avrebbe mostrato troppa simpatia per avversari come Djokovic e Alcaraz, e avrebbe tenuto un tono troppo imparziale per i gusti degli spettatori più appassionati.
A difendere la telecronista è intervenuto Aldo Grasso, uno dei critici televisivi più autorevoli in Italia, che dalle pagine del Corriere della Sera ha provato a rimettere ordine nella discussione. Secondo Grasso, le critiche a Elena Pero sono il frutto dei commenti velenosi dei “soliti idioti da tastiera”, un fenomeno che purtroppo si ripete ogni volta che si parla di sport in tv. “Bisognerebbe ignorarli, ma la moderna tecnologia fa in modo che loro non ignorino noi”, ha scritto.
I “vizi capitali” dei telecronisti
Nel suo editoriale, Grasso ha colto l’occasione per analizzare in profondità il mestiere del telecronista sportivo e le sue derive più frequenti. Ha individuato quelli che definisce i tre vizi capitali della categoria, precisando però che Elena Pero non ne sarebbe affetta.
Il primo è la tendenza a confondere la telecronaca con la radiocronaca: “Non stanno mai zitti e si potrebbe seguire l’incontro a occhi chiusi”. Pero, invece, secondo Grasso, sa dosare i silenzi e lascia spazio al ritmo della partita.
Il secondo vizio riguarda il tifo esplicito, soprattutto nel calcio ma spesso anche in altri sport. Qui la critica è chiara: molti telecronisti, pur cercando di mascherarlo, finiscono per far trasparire la propria “fede” sportiva. Nel caso di Pero, però, il suo racconto si mantiene equidistante: “Rileva gli errori dei nostri e esalta i colpi ben riusciti degli avversari, o viceversa”, ha sottolineato Grasso, elogiandone la professionalità.
Il terzo, e forse il più grave, è quello che il critico definisce “da gogna infernale”: l’atteggiamento di chi pretende che il racconto dell’incontro sia al servizio del telecronista, e non il contrario. Si tratta del protagonismo eccessivo, di chi trasforma la telecronaca in un palcoscenico per sé stesso, invece che in un servizio per il pubblico. Anche su questo punto Grasso è netto: “Non mi sembra sia il caso di Pero”.
Un racconto sportivo che deve rimanere autentico
L’analisi di Aldo Grasso invita a riflettere sul ruolo del telecronista oggi, in un’epoca in cui il pubblico ha accesso immediato ai social per esprimere – spesso senza filtri – la propria opinione. L’attesa per la vittoria italiana a Wimbledon era carica di emozione e, per alcuni, il racconto televisivo avrebbe dovuto rispecchiare questa partecipazione emotiva. Ma per chi svolge questo lavoro, l’imparzialità rimane una bussola fondamentale.
E poi c’è un dettaglio che non è sfuggito a Grasso: durante la finale non erano presenti autorità italiane a sostenere Sinner. “Che non siano state invitate?” si chiede il critico, lasciando in sospeso un interrogativo che va oltre il racconto sportivo e apre a una riflessione più ampia sul modo in cui le istituzioni partecipano – o non partecipano – ai successi dei propri campioni.
Alla fine, resta la vittoria di Sinner e il racconto di Elena Pero, che, piaccia o no, ha scelto la via della sobrietà e del rispetto per il gioco. In tempi di protagonismi esasperati, non è un dettaglio da poco.


