Roger Federer: “20º successo sarebbe speciale”

Dopo la 2ª semifinale giocata stamattina, i due protagonisti degli AO 2018 si sono dedicati alle rispettive conferenze, con, ovviamente, diversi umori e temi da trattare

di Mattia Esposito

Anche la seconda finale degli Australian Open 2018 è andata in archivio, con un esito piuttosto inatteso: i migliori giocatori del torneo erano attesi protagonisti del miglior match maschile possibile, in uno scontro tra generazioni agli antipodi, ma, paradossalmente, il più giovane ha mollato. Hyeon Chung infatti, sul 6-1 5-2 per Roger Federer, è stato costretto al ritiro, non riuscendo a superare i problemi fisici dopo un grande torneo, in cui ha battuto i più quotati Alexander Zverev e Novak Djokovic. Per il sudcoreano solo complimenti, anche per l’ultimo match giocato con sacrificio e passione, diventando il più promettente della Next Gen, come già mostrato alle Finals a Milano. Per The King invece, 2ª finale di fila a Melbourne, con la possibilità di raggiungere il serbo e Rod Laver con 6 trofei, 20 dello Slam. In seguito al penultimo atto del torneo, le consuete conferenze:

QUI CHUNG- Prima della conferenza dell’asiatico, ecco una voce fuori campo che annuncia i problemi fisici del sudcoreano: vesciche al piede sinistro. Poi, parola al semifinalista, e alla domanda riguardo la sofferenza di dover giocare una semifinale Slam in quelle condizioni, dice: “Penso di aver fatto la cosa giusta ritirandomi. Se avessi continuato a giocare male non sarebbe stato bello per i fan. Sono felice di aver raggiunto le semifinali, non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo.” Leale e onesto, ritiratosi per il bene dello spettacolo del match, con il calore del pubblico che l’ha accompagnato durante il torneo. A proposito del dolore, invece: “Non lo so, so solo che mi faceva molto male. Ora non riesco più a camminare.”

QUI FEDERER- L’elvetico è naturalmente contento di aver raggiunto l’atto finale, ma come sempre, tocca vari temi. E a proposito della durata del match, dichiara: “”Una conclusione normale sì. Ma devo ammettere che è meglio avere partite veloci perché c’è già così tanta stanchezza nel corpo e ci sono tante dure partite nel corso della stagione che quando capitano queste occasioni, devi sfruttarle. Ma non puoi farci niente. Sapevo che aveva problemi al piede, ma sapevo che li aveva già prima del match contro Novak. Nel primo set non mi dava questa sensazione, ero molto concentrato sul mio gioco e sul giocare punti brevi.” L’avversario in finale è Marin Cilic, vincitore nel 2014 degli US Open contro Kei Nishikori. E, naturalmente, arrivano elogi anche per lui: “Quando penso a lui che vince gli US Open mi viene in mente Stan vincere qui qualche anno fa. Ha dato a entrambi grande fiducia nei momenti importanti a questo livello. Proprio questo gli ha permesso di vincere contro Rafa, perché quando era sotto di un set e di un break la situazione non era così rosea.” L’ultimo confronto è stato alle Finals, a Londra, dove vinse Roger: “Anche alla fine dello scorso anno alle Finals quando l’ho affrontato nella fase a gironi, ha perso tutte le tre partite giocate ma delle prime due ne avrebbe dovuto vincere almeno una. Mi piace il suo atteggiamento, è molto professionale ed è praticamente sempre lo stesso che perda o vinca”.  Poi un curioso aneddoto su lui e Cilic due mesi fa, a fine novembre, alle Maldive. I due si sono incontrati e hanno giocato insieme: “Sono arrivato io prima e lui dopo. Mi avevano detto che sarebbe arrivato Marin. Ho pensato subito che fosse qualcosa di bello, non l’ho preso come un avviso. Quando è arrivato, non volevamo disturbarci a vicenda. Dopo due giorni, mi ha scritto: sono anch’io qui, nel caso ci vogliamo incontrare, fatti sentire. E io, fammi sapere se vuoi palleggiare. Ha detto di sì perché per entrambi è positivo rimanere in forma. Abbiamo anche conosciuto la sua fidanzata e mangiato una torta insieme portando anche tutta la mia famiglia. Siamo andati ad allenarci due volte per 45 minuti. È stato divertente, non c’erano allenatori, soltanto noi sul campo. Dalla Laver Cup ci siamo conosciuti meglio”. Curioso come nessuno dei due – senza manager nei pressi – non abbia postato alcuna foto sui social network. In campo avendo parlato di quanto sia difficile vincere un torneo, è curioso sapere quanto sia speciale vincere 20 Slam:  “20 volte è speciale. Sarebbe straordinario. È incredibile come la settimana passi velocemente. Non è facile il percorso verso la finale. C’è sempre tanto lavoro da fare durante il torneo e anche prima. Per molte settimane e mesi cerchi di essere pronto per le fasi finali. È un risultato che ripaga il lavoro di squadra fatto e che ci dimostra che nella off-season abbiamo fatto bene tante cose”. Sul potenziale di Chung, etichettato da molti già come il futuro numero uno: “Sarà un ottimo giocatore. Non mi piace mettere troppa pressione sui giocatori dicendo che vinceranno tutto, perché non penso sia giusto. Tanti esperti, così chiamati, dicevano che sarei diventato numero uno e che avrei vinto tutto. Per certi versi è bello e divertente, ma in fondo non lo è così tanto, perché ti fa sentire come se tutto quello che fai sia normale. Lo trovo deludente. Diventare numero uno, vincere Slam e Masters 1000 non è normale. È straordinario. Penso avrà tanto successo. Fino a quale punto, quanto, si vedrà. Ho capito oggi perché ha battuto giocatori come Novak, Sascha e altri. È molto forte mentalmente ed è stato impressionante il modo in cui ha “nascosto” l’infortunio. Il modo in cui si difende, sia sulla parte del dritto che del rovescio, gli darà tante soddisfazioni in futuro.” E poi, per finire, un accenno al passato e alle sua aspettative cambiate nel tempo. A Melbourne ha giocato sei finali di cui quattro tra il 2004 e il 2009. A distanza di 10 anni, è cambiato tanto: “È una vita totalmente diversa. Oggi ho quattro figli, dieci anni fa nemmeno uno. Vedo le cose diversamente anche nel tennis, in modo più pacato perché nel 2008, avevo avuto la mononucleosi quell’anno? Avevo perso in semifinale. Era stato un punto di svolta nella mia carriera. Avevo perso un po’ il passo per 6-9 mesi e sono stato in grado di tornare. Non pensavo che avrei mai avuto una programmazione più leggera, che è divertente. Ho sempre creduto che avrei giocato ogni anno circa 20 tornei da gennaio a novembre. Ma mi sono adattato e forse questo è uno dei motivi per cui sono ancora qui”.

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  1. Rosaria Marinelli - 3 anni fa

    A proposito di infortuni tra giocatori ultratrentenni…….. Il nord coreano quanti anni ha?

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  2. Aletta Rigo - 3 anni fa

    1 altro ritiro !!Ma non è come l’influenza che s attacca!!!

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