Una vittoria da fuoriclasse
Carlos Alcaraz ha regalato spettacolo ai quarti di finale dello US Open, superando Jiri Lehecka con un netto 6-4, 6-2, 6-4. Sul cemento dell’Arthur Ashe, il murciano ha offerto una prestazione di altissimo livello, fatta di colpi spettacolari, intensità e sicurezza. A fine gara, il numero due del mondo ha commentato con soddisfazione: «Credo di aver giocato una partita davvero perfetta, o quasi. Quando affronti un quarto di finale di uno Slam e ti senti così, sembra che manchino solo due passi. Mi sento molto bene e ho fame di arrivare fino in fondo».
Il servizio come arma decisiva
Uno dei punti chiave della crescita di Alcaraz è stato il servizio. Lo spagnolo ha ammesso di aver lavorato a lungo per renderlo più affidabile: «Ogni allenamento e ogni partita cerco di sentirmi più a mio agio, con i movimenti e con le percentuali. Il tennis è difficile, un giorno puoi servire benissimo e quello dopo molto male. Per questo sto cercando di mantenere la concentrazione sul servizio, di fare sempre tutto allo stesso modo. Finora è stato molto importante per il mio gioco».
I colpi impossibili e la fiducia
Alcaraz non ha paura di tentare giocate spettacolari, anche rischiando di perdere il punto. Per lui sono parte integrante del suo tennis: «A volte provo il colpo impossibile e non entra, ma quando funziona è incredibile e ti dà una grande fiducia. Sono felice che la maggior parte delle volte riescano».
Il linguaggio del corpo come arma psicologica
Non è solo questione di tecnica. Alcaraz ha sottolineato l’importanza del linguaggio del corpo per destabilizzare l’avversario: «In campo si giocano due partite: quella dei punti e quella del corpo. Non importa se sei stanco, l’importante è mostrare all’altro che sei fresco, pronto a giocare per ore. Se cammini con atteggiamento e trasmetti energia, fai capire al tuo avversario che per batterti dovrà sudare molto».
Una passione chiamata golf
Fuori dal campo da tennis, Alcaraz coltiva una grande passione per il golf, nata nel 2020. Domani lo attende una partita speciale in compagnia di Sergio García e David. «Il mio handicap è 14 e sta scendendo piano piano. Il golf mi rilassa molto e per me è un privilegio avere tempo per praticarlo», ha rivelato con entusiasmo.
Conclusione
Alcaraz si conferma sempre più non solo un talento puro, ma anche un atleta capace di lavorare su ogni dettaglio del proprio gioco, dalla tecnica alla componente mentale. Se continuerà a mantenere questo livello, il sogno di un nuovo trionfo nello Slam americano sembra sempre più vicino.


