Un nuovo grido d’allarme nel tennis mondiale
Il tennis moderno sta diventando sempre più un campo di battaglia per il fisico dei giocatori. Il recente e grave infortunio di Holger Rune, costretto a un lungo stop per la rottura del tendine d’Achille durante il torneo di Stoccolma, ha riacceso un dibattito che da tempo ribolle nel circuito: quello sulla sostenibilità fisica del calendario ATP e WTA.
A farsi portavoce della frustrazione di molti colleghi è stato Jack Draper, giovane talento britannico che ha chiuso anticipatamente la stagione a causa di un dolore al braccio. Con parole dure, ha sottolineato come il tennis di oggi stia chiedendo troppo agli atleti: “Gli infortuni capitano, ma stiamo spingendo i nostri corpi a fare cose per cui non sono fatti nello sport d’élite. Ci sono tanti giovani straordinari nel circuito, ma il tour e il calendario devono adattarsi se vogliamo avere una certa longevità.”
Il calendario sotto accusa
Le sue parole hanno trovato eco nel messaggio del collega Taylor Fritz, che ha puntato il dito su un altro aspetto cruciale: la lentezza crescente delle superfici e delle palline. “Oggi si vedono più infortuni e burnout che mai, perché le palline, i campi e le condizioni di gioco sono rallentati, rendendo la routine settimanale ancora più impegnativa e dura per il corpo”, ha commentato l’americano.
L’analisi di Fritz tocca un punto tecnico fondamentale: l’evoluzione del tennis verso scambi più lunghi e faticosi, unita a un calendario fitto di tornei, ha trasformato ogni settimana in una maratona per il fisico dei giocatori. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: un aumento di infortuni muscolari, infiammazioni croniche e burnout, soprattutto tra i più giovani.
Una generazione che chiede un cambiamento
Draper non è il primo a lanciare l’allarme, ma la sua voce risuona in un momento di particolare sensibilità nel circuito. Sempre più tennisti chiedono un ripensamento del calendario: meno stress, più tempo per recuperare, una distribuzione più razionale dei tornei e una maggiore attenzione alla salute mentale e fisica.
La stagione lunga undici mesi, i continui spostamenti tra continenti e superfici diverse, e la pressione di dover difendere punti ogni settimana rendono difficile mantenere un equilibrio tra competitività e benessere. Draper rappresenta una generazione di giocatori consapevoli che il successo non può arrivare a qualsiasi prezzo.
La sfida del tennis moderno
Il caso di Rune è solo l’ultimo di una lunga lista che include nomi di spicco del tennis mondiale. L’impressione è che la fisicità esasperata e la mancanza di pause stiano spingendo il corpo degli atleti oltre il limite. Il messaggio che emerge dalle parole di Draper e Fritz è chiaro: il tennis deve evolversi non solo tecnicamente, ma anche strutturalmente e culturalmente, mettendo al centro la salute dei protagonisti.
Se l’ATP e la WTA vorranno davvero garantire un futuro sostenibile a questo sport, dovranno ascoltare voci come quelle di Draper e Fritz. Perché, come ha ricordato il britannico, “se vogliamo avere una carriera lunga, qualcosa deve cambiare”.


