Bjorn Borg tra gloria, cadute e rinascita: dal tennis leggendario al sostegno a Sinner

Bjorn Borg racconta la sua vita tra gloria sportiva, cadute personali e rinascita. Dalle lodi a Sinner e al tennis italiano alla lotta contro la malattia: il ritratto di un’icona del tennis.
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L’eredità di un campione

Bjorn Borg è considerato una delle icone più influenti della storia del tennis. Con undici titoli del Grande Slam – sei Roland Garros e cinque Wimbledon – lo svedese ha rivoluzionato il gioco grazie alla sua abilità difensiva da fondo campo, rompendo gli schemi del serve & volley dominante negli anni Settanta. Ritiratosi prematuramente a soli 26 anni, ha lasciato un segno indelebile nello sport e continua ancora oggi a offrire spunti di riflessione sul tennis contemporaneo.

L’elogio al tennis italiano

In una recente intervista, Borg ha parlato del movimento azzurro, soffermandosi in particolare su Jannik Sinner. “Sinner ha già un ottimo team e una famiglia solida. È serio, determinato, feroce, vincerà altri Slam, non vedo pericoli, se non la sfortuna di avere qualche infortunio”, ha spiegato. L’ex numero uno ha poi sottolineato come il tennis italiano stia vivendo una fase dorata, citando “il magnifico rovescio di Musetti” e “le profondità di Cobolli”.

Il posto nella storia del tennis

Interrogato sul proprio ruolo tra i grandi di sempre, Borg ha ammesso: “Nei primi cinque ci posso stare. Per numero di titoli Novak Djokovic ha vinto di più, ma io, Roger Federer e Rafael Nadal abbiamo portato il tennis in un’altra dimensione”. Una riflessione che ribadisce la sua idea: la grandezza non si misura solo con i numeri, ma anche con la capacità di cambiare il volto di uno sport.

Gli anni bui e la rinascita

Nonostante i trionfi sportivi, Borg ha vissuto momenti oscuri. “Nel 1982 ho provato la polvere bianca. Poi ho aggiunto alcol e medicinali. E giù cocktail. Lì è iniziata la mia caduta”, ha raccontato. Tra depressione, attacchi di panico e relazioni instabili, l’ex campione ha ammesso di essersi perso in un vortice di eccessi. Decisivo l’incontro con Loredana Bertè, conosciuta a Ibiza: “Mi trovò a letto incosciente, chiamò l’ambulanza, all’ospedale mi fecero una lavanda gastrica. Le devo la vita”.

La relazione con la cantante italiana si trasformò presto in matrimonio, ma anche in un legame tormentato che spinse Borg a fuggire da Milano per ricostruirsi a Londra. “Per salvarmi dovevo fuggire da lei e da quell’ambiente” ha confidato, spiegando come quell’allontanamento fosse necessario per riprendere in mano la sua vita.

La sfida contro la malattia

Oggi Borg combatte un’altra battaglia, quella contro un tumore alla prostata. “Di recente sono stato operato. Invito tutti gli uomini a fare prevenzione perché è un tumore silenzioso. Il medico mi ha chiesto quanto volessi vivere. Gli ho risposto: per sempre non si può, ma qualche anno ancora sì. E lui: allora deve operarsi al più presto”. Lo svedese affronta la malattia con la stessa determinazione che lo ha reso grande sul campo, continuando a sottoporsi a controlli periodici.

Un uomo oltre il mito

Dalla vetta del tennis mondiale all’abisso della dipendenza, fino alla rinascita personale, Bjorn Borg resta un simbolo di resilienza. Come lui stesso ha dichiarato: “La mia vita è stata una lunga partita, non sono stato solo a giocarla, sono grato a tutti. Dalla cima ho visto il fondo, ma ne è valsa la pena”. Una testimonianza che unisce il campione e l’uomo, tra successi, fragilità e nuove sfide.

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