Alexander Bublik aggiunge un tassello importante alla sua carriera conquistando il sesto titolo ATP e, per la prima volta, su una superficie storicamente ostica per il suo stile di gioco: la terra battuta. Il kazako si è imposto nella finale del torneo di Gstaad superando in tre set l’argentino Juan Manuel Cerundolo con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-3, dopo quasi due ore di battaglia caratterizzata da alti e bassi.
Un Bublik imprevedibile tra talento e nervosismo
Per Bublik, attuale numero 34 del ranking ATP, il successo in Svizzera rappresenta molto più di una semplice vittoria di torneo: è la dimostrazione di una crescita tecnica e mentale che lo sta portando a essere competitivo anche su una superficie come la terra, notoriamente meno adatta alle sue caratteristiche. Il kazako, infatti, ha costruito la sua carriera su colpi estrosi, variazioni continue e un servizio potente, elementi che su campi lenti spesso vengono limitati.
La finale contro Cerundolo è stata emblematica del suo stile: tra colpi spettacolari e momenti di nervosismo, come quando nel secondo set ha rotto la racchetta dopo un errore, Bublik ha saputo comunque tenere i nervi saldi nei momenti decisivi. Nel terzo set, in particolare, ha messo in campo un rendimento impeccabile al servizio, chiudendo la frazione decisiva con un 100% di punti vinti con la prima palla.
Il match: tra break e colpi di classe
Il primo set si è aperto con il solito marchio di fabbrica di Bublik: un ace che ha subito messo in chiaro le sue intenzioni. Cerundolo, però, ha trovato il primo break del match, sfruttando alcune imprecisioni iniziali del kazako. La reazione non si è fatta attendere: Bublik ha recuperato immediatamente lo svantaggio e, grazie a un tennis vario fatto di slice, palle corte e improvvise accelerazioni, ha chiuso il set 6-4, sorprendendo più volte l’argentino. Emblematico il servizio dal basso nel nono gioco, un colpo tipico del repertorio di Bublik che ha lasciato Cerundolo spiazzato.
Nel secondo set l’argentino ha mostrato grande solidità, approfittando di un momento di smarrimento del kazako che, dopo un turno di battuta perso, ha reagito con rabbia arrivando a distruggere la propria racchetta. Cerundolo, più ordinato e meno falloso, ha chiuso il parziale per 6-4, approfittando di un Bublik meno incisivo con il dritto e più falloso del solito.
Nel set decisivo è però tornata fuori la miglior versione del kazako. Tra il quarto e il sesto game si è deciso il match: Bublik ha salvato una palla break con freddezza e ha poi strappato il servizio all’argentino, portandosi sul 4-2. Da lì in avanti ha gestito con maturità, chiudendo l’incontro al nono game grazie a un servizio sempre efficace e ad alcune giocate d’autore.
Un titolo che cambia le prospettive
La vittoria a Gstaad segna per Bublik non solo un passo avanti nel ranking – il kazako tornerà infatti tra i primi 30 al mondo – ma anche un importante cambio di mentalità. Dopo anni di difficoltà sulla terra, questa vittoria rappresenta una svolta nella sua carriera. Si tratta del secondo titolo stagionale per il tennista di origine russa, che ora guarda con fiducia ai prossimi appuntamenti sul cemento nordamericano.
Dall’altra parte, per Juan Manuel Cerundolo, questa finale rappresenta un importante traguardo, nonostante la sconfitta. Alla seconda finale ATP in carriera, l’argentino ha mostrato sprazzi di ottimo tennis durante tutta la settimana, ma nella partita decisiva ha pagato qualche disattenzione nei momenti chiave. Per fare il salto di qualità definitivo, dovrà migliorare la tenuta mentale nelle fasi cruciali degli incontri, ma il percorso sembra comunque ben avviato.
In conclusione, Gstaad ha confermato il talento di Bublik e la sua capacità di sorprendere. Il kazako, tra colpi di genio e qualche eccesso, si è guadagnato un titolo che potrebbe rappresentare un vero punto di svolta nella sua carriera su tutte le superfici.


