Daniil Medvedev vive uno dei momenti più bui della sua carriera. A 29 anni, l’ex numero uno del mondo sta attraversando un crollo di risultati che, numeri alla mano, non si vedeva da anni. Il suo ultimo titolo risale a Roma 2023 e la classifica, che un tempo lo vedeva tra i primi tre, oggi lo colloca alla 15ª posizione, terzo tra i tennisti russi dietro ad Andrey Rublev e Karen Khachanov.
Negli ultimi mesi, il distacco dai migliori si è fatto sempre più evidente. La “Race” verso le ATP Finals lo vede solo 21°, con oltre mille punti di svantaggio dall’ottavo posto, e il rischio concreto di mancare Torino per la prima volta dopo sei anni consecutivi di partecipazione.
Dal dominio al declino
Il percorso di Medvedev, caratterizzato da uno stile unico fatto di difesa esasperata e geometrie millimetriche, lo aveva portato a fermare il sogno di Grande Slam di Novak Djokovic nella finale degli US Open 2021, conquistare 20 titoli ATP e imporsi come leader del circuito. Ma qualcosa si è incrinato. Dal 2021 al 2024 aveva perso soltanto sei volte contro avversari fuori dalla top 50; nel 2025, queste sconfitte sono già nove, l’ultima contro Adam Walton, numero 85 del mondo, a Cincinnati.
Il “fantasma” Sinner
Uno dei capitoli più significativi della parabola discendente del russo porta il nome di Jannik Sinner. In passato, Medvedev era stato la sua “bestia nera”, battendolo sei volte di fila tra il 2020 e il 2023. Ma da ottobre 2023 il copione si è ribaltato: Sinner ha infilato un 5-0 nei confronti diretti, inclusa la storica rimonta da due set sotto nella finale degli Australian Open 2024. Anche sul cemento, terreno prediletto del russo, l’azzurro ha preso il controllo degli scambi e, forse, eroso parte delle certezze psicologiche di Medvedev.
Errori, smarrimento e momenti di frustrazione
Gli ultimi mesi sono stati costellati di episodi che fotografano la difficoltà del momento. Dal “15” regalato con un clamoroso liscio di rovescio a Toronto, alla scena in cui ha lasciato il campo dimenticando le racchette, fino alle immagini di frustrazione a Cincinnati sotto il caldo umido. In un’intervista a Wimbledon aveva minimizzato: «Per ora non sono troppo preoccupato. Se finisco l’anno intorno alla posizione numero 15 del mondo, magari lo sarò di più». Parole che oggi suonano come un’amara profezia.
Un futuro incerto
Gli US Open rappresentano l’ultima occasione per invertire una rotta che rischia di trasformarsi in una lenta uscita dai vertici del tennis. Dei 26 match vinti nel 2025, solo uno è arrivato in uno Slam. Per un giocatore che ha fatto della costanza la propria arma più potente, il crollo è tanto più sorprendente quanto difficile da spiegare. Come lo stesso Medvedev ha ammesso: «Potrei trovare dieci motivi del mio momento no e non saprei quale sia il principale».
Il talento e l’esperienza non si discutono, ma il tempo inizia a stringere. Per il russo, il ritorno ai fasti di un tempo richiederà molto più di un aggiustamento tecnico: servirà ritrovare fiducia, motivazioni e quella capacità di ribaltare le partite che lo aveva reso uno degli avversari più temuti del circuito.


