Matteo Berrettini e il peso della mente: l’ennesimo forfait accende i riflettori sulla crisi interiore

Matteo Berrettini si ritira anche dal Masters 1000 di Cincinnati: non è un problema fisico, ma una crisi mentale a tenerlo lontano dal campo. L'US Open resta un'incognita.
Italy's Matteo Berrettini reacts as he plays Norway's Casper Ruud during their tennis match at the Italian Open at the Foro Italico, in Rome, Monday, May 12, 2025. (AP Photo/Alessandra Tarantino) 


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Italy's Matteo Berrettini reacts as he plays Norway's Casper Ruud during their tennis match at the Italian Open at the Foro Italico, in Rome, Monday, May 12, 2025. (AP Photo/Alessandra Tarantino) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Il silenzio di Berrettini e un’assenza che fa rumore

Il ritiro di Matteo Berrettini dal Masters 1000 di Cincinnati è solo l’ultimo tassello di una stagione che si sta rivelando una vera e propria discesa agli inferi. Dopo aver dato forfait ai tornei di Gstaad, Kitzbuhel e Toronto, il campione romano ha scelto di rinunciare anche all’ultimo grande appuntamento prima dello US Open. Non ci sono referti medici a spiegare l’assenza, né infortuni visibili a suggerire una causa fisica. Il problema, stavolta, è più profondo: nasce dentro.

La crisi non riguarda muscoli o articolazioni, ma la mente. E Berrettini non ha mai cercato di nasconderlo. Dopo la dolorosa eliminazione al primo turno di Wimbledon, aveva confessato senza filtri: “Mi sono rotto qui”, indicando la testa. Parole che, con il passare dei giorni, si sono trasformate in un monito inquietante sul suo stato d’animo. È una confessione rara nel mondo del tennis professionistico, dove fragilità e debolezze sono spesso soffocate sotto il peso delle aspettative.

Una pausa necessaria: quando il corpo cede alla mente

Dal 30 giugno, giorno del match contro il polacco Kamil Majchrzak, Berrettini non è più tornato in campo. E non perché non ne abbia le capacità. Il 2025 era iniziato con segnali incoraggianti, grazie anche al lavoro svolto con il preparatore mentale Umberto Ferrara. Ma dopo un primo semestre promettente, qualcosa si è incrinato. L’equilibrio faticosamente ricostruito si è sgretolato, lasciando spazio a un senso di vuoto difficile da spiegare.

Il fatto che non ci siano aggiornamenti ufficiali sulle sue condizioni alimenta la preoccupazione dei fan, mentre l’assenza di minutaggio agonistico rischia di compromettere il suo ritorno. L’eventualità di presentarsi allo US Open — previsto dal 24 agosto — senza aver disputato nemmeno un incontro preparatorio, appare rischiosa e surreale. Non solo per le sfide fisiche che lo attendono, ma soprattutto per quelle emotive.

La sfida più dura: ritrovare sé stessi

A oggi, l’unica possibilità di tornare in campo prima dello Slam newyorkese sarebbe il torneo di Winston-Salem. Una soluzione che resta sullo sfondo e che lo stesso Berrettini potrebbe valutare per evitare di affrontare l’ultimo Slam della stagione al buio. Ma la vera domanda non è se scenderà in campo a Flushing Meadows. È come ci arriverà. Con quale spirito, con quale convinzione, con quale serenità.

Il tennis, si sa, è spietato con chi non è al 100% — dentro e fuori. E anche se il mondo sportivo ha iniziato ad accettare, seppur lentamente, il peso della salute mentale, l’esperienza di Berrettini ci ricorda quanto possa essere devastante affrontare la pressione in solitudine. Da Naomi Osaka ad Alexander Zverev, passando per Dominic Thiem e Casper Ruud, molti altri colleghi hanno ammesso di aver vissuto momenti simili. Ora tocca a Matteo affrontare il suo tunnel.

L’attesa di un ritorno che vale più di un trofeo

L’Italia tennistica sta vivendo uno dei suoi momenti migliori, ma il vuoto lasciato da Berrettini si sente, eccome. Al momento occupa la posizione numero 57 del ranking e non sarebbe testa di serie allo US Open. Ma i numeri, in questo caso, sono secondari. Conta di più rivederlo con il sorriso sulle labbra, come negli anni d’oro, quando aveva raggiunto la semifinale proprio a New York nel 2019.

In un mondo che misura tutto in vittorie e sconfitte, riconoscere il bisogno di fermarsi è già un atto di coraggio. Il ritorno in campo sarà importante, certo. Ma sarà ancora più importante il momento in cui Berrettini sentirà di essere pronto. Di nuovo. Con leggerezza. Con voglia. Con amore per il suo sport.

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