Taylor Fritz sfida il dominio di Sinner e Alcaraz: “Battibili, ma servono le condizioni giuste”

Taylor Fritz lancia la sfida a Sinner e Alcaraz: “Sono i più forti, ma battibili nelle giuste condizioni”. L’americano punta a un grande risultato a Toronto e guarda con fiducia agli US Open.
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Fritz punta in alto: “Sinner e Alcaraz? I più forti, ma non invincibili”

Con lo swing nordamericano ormai entrato nel vivo, Taylor Fritz si presenta al Masters 1000 di Toronto con ambizioni chiare e lo sguardo rivolto verso gli US Open. Complice l’assenza di Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic, il numero uno statunitense ha davanti a sé una delle occasioni più ghiotte dell’anno. Seconda testa di serie alle spalle di Alexander Zverev, l’americano ha dichiarato in conferenza stampa di sentirsi “bene, motivato, pronto a giocare”.

Il vero tema, però, resta l’apparente divario con i due giovani dominatori del circuito. “Non si può negare che stiano ottenendo risultati migliori di tutti. Sono i più forti in questo momento ed è giusto sottolinearlo”, ha ammesso Fritz con onestà. Ma al tempo stesso lancia la sfida: “Nelle giuste condizioni – ad esempio se il campo è abbastanza rapido – credo che siano entrambi battibili”.

Lezioni da Wimbledon e margini sottili

La fiducia del californiano affonda le radici anche nell’esperienza di Wimbledon, dove ha disputato un match molto combattuto contro Carlos Alcaraz. Una partita da cui ha tratto lezioni preziose. “Nel secondo e quarto set ho giocato davvero bene. Ma nel primo e nel terzo c’era spazio per fare meglio”, ha raccontato.

Il rimpianto più grande? Una palla comoda sul set point del quarto set, attaccata con troppa prudenza. “Avevo paura di regalare un punto, ma alla fine ho capito che in quei momenti bisogna rischiare. Non puoi aspettarti che l’altro sbagli, devi andare a prendertelo il punto”. Dettagli, certo, ma proprio lì si decide la differenza tra chi vince e chi resta un passo indietro. “Sulla carta, sono avanti. Ma non significa che siano imprendibili. Nei momenti chiave, spesso loro fanno la cosa giusta. Ecco dove dobbiamo arrivare anche noi”, ha concluso con lucidità.

Il peso del calendario e le regole ATP

Dietro l’entusiasmo di Fritz si nasconde anche una critica al sistema. Dopo Wimbledon, ha scelto di giocare a Washington nonostante la stanchezza, obbligato dal regolamento ATP che impone la partecipazione a un certo numero di tornei ATP 500. “Ne avevo già saltati due per infortunio, quindi dovevo per forza esserci”. Una situazione che secondo lui andrebbe gestita con maggiore flessibilità, soprattutto in caso di stop fisici.

Eppure, a Toronto l’energia è tornata. “Qui ho avuto il tempo di rifiatare e sono felice di essere presente. Giocare in Nord America per me è un piacere, mi sento a casa”. Lo swing sul cemento è infatti il suo momento preferito dell’anno: conosce le condizioni, ha il sostegno del pubblico e sente di avere le carte in regola per far bene.

Una corsa contro il tempo, ma con fiducia

In un circuito sempre più giovane, Fritz – che ha qualche anno in più rispetto ai rampanti Sinner e Alcaraz – non si sente tagliato fuori. “Sto migliorando. Non mi interessa avere qualche anno in più, vado avanti a lavorare, convinto che la mia occasione arriverà”. Non si tratta solo di talento, ma di saper cogliere le opportunità. E ora, tra Toronto e lo US Open, potrebbe essere il suo momento.

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