Un addio in grande stile sul campo più prestigioso
Fabio Fognini ha scelto Wimbledon per dire addio al tennis professionistico. E lo ha fatto a modo suo: con una battaglia epica in cinque set contro il campione in carica Carlos Alcaraz, sul Centre Court più iconico del mondo. Un match indimenticabile che ha segnato il capolinea di una carriera lunga vent’anni, fatta di vittorie, emozioni, polemiche e talento puro. “Credo che questo sia il miglior modo per dire addio”, ha dichiarato il 38enne ligure in conferenza stampa, con gli occhi lucidi e la voce carica di gratitudine e consapevolezza.
Il peso degli infortuni e l’onestà con se stesso
La decisione di ritirarsi è maturata con lucidità, anche se con un velo di malinconia. “Gli ultimi anni sono stati difficili. Ho avuto tanti infortuni, ho perso ranking e motivazione. Dopo il match con Alcaraz, ho capito che non voglio tornare a giocare in qualche Challenger. Voglio ricordarmi così”. L’amore per il tennis resta intatto, ma è arrivato il momento di voltare pagina: “Ho fatto questo lavoro per 20 anni e non so fare altro, ma serve anche coraggio per dire basta”.
Il bilancio di una carriera straordinaria
Fognini lascia il tennis con un palmarès di tutto rispetto: 9 titoli ATP in singolare, il più prestigioso a Monte-Carlo nel 2019, 8 in doppio, tra cui uno Slam all’Australian Open 2015 in coppia con Simone Bolelli. Il suo best ranking è stato il numero 9 al mondo, risultato che lo colloca tra i migliori tennisti italiani dell’era Open. Insieme ad Andreas Seppi ha portato sulle spalle, in anni complicati, il peso del tennis azzurro, aprendo la strada all’attuale generazione d’oro.
Ma Fognini è stato molto più dei numeri. È stato “l’ultimo interprete puro dell’attacco in controtempo”, un talento irregolare e irresistibile, capace di trasformare ogni match in uno spettacolo, spesso imprevedibile. E anche il suo rapporto burrascoso con la stampa italiana, che lui stesso ha definito “una barriera che ho contribuito a costruire”, fa parte del personaggio.
L’eredità e i momenti che restano nel cuore
A commuovere il pubblico non è stato solo il livello del tennis espresso nel match d’addio, ma anche il contesto umano. Sugli spalti c’era suo figlio Federico, che ha ricevuto la maglia di Alcaraz al termine del match. “Federico era lì, me lo ricorderò per sempre. Dopo mi ha chiesto di andare a mangiare sushi, e abbiamo parlato di tante cose, nei limiti di un bambino di 8 anni”, ha raccontato sorridendo.
Non sono mancati i pensieri per la famiglia. “Flavia è stata la prima a dire addio nel momento migliore. Mi ha detto che qualsiasi decisione avrei preso andava bene. I miei genitori non sono potuti venire perché dovevano occuparsi degli altri bambini, ma li sento vicini”. E poi un’ultima riflessione sul futuro: “Mi mancherà la competizione, e la routine del gioco. Ora voglio godermi l’estate con la mia famiglia, poi vedremo cosa accadrà”.
L’uscita perfetta da un’epoca irripetibile
Fognini ha scelto di chiudere nella culla del tennis, davanti a un pubblico che lo ha applaudito e riconosciuto per ciò che è stato: un protagonista autentico. “Ho avuto la fortuna di giocare nell’era di Federer, Nadal e Djokovic, e poi con i più forti della nuova generazione. Non potevo chiedere di meglio”.
Non ci saranno altri tornei, né un’ultima passerella a Monte-Carlo come avrebbe voluto. Ma ciò che resta è un’eredità fatta di passione, colpi impossibili e momenti iconici. Un addio sincero, sentito, all’altezza di un tennista che ha diviso e fatto innamorare, e che – proprio per questo – sarà impossibile dimenticare.


