Negli ultimi tre anni Lorenzo Musetti ha conosciuto più amarezze che gioie sul palcoscenico dei grandi tornei. L’ultimo titolo risale al 2022, quando a Napoli superò Matteo Berrettini in una finale tutta italiana. Da allora, cinque finali perse consecutivamente hanno scandito il suo percorso. A Chengdu, poche settimane fa, l’azzurro è arrivato a due punti dal trofeo, ma Alejandro Tabilo ha ribaltato la sfida al tiebreak decisivo. Alla premiazione, con la voce incrinata dall’emozione, Musetti ha spiegato: “A volte vinci, altre impari. Penso che per tornare a sollevare un trofeo sia solo questione di tempo”.
Le finali mancate e il peso della vittoria
La serie di sconfitte in finale è iniziata al Queen’s contro Tommy Paul, passando per Umago con Francisco Cerundolo, fino alle cadute contro Juncheng Shang e Carlos Alcaraz, quest’ultimo in una storica finale di Masters 1000 a Montecarlo. In ciascun caso, Musetti ha mostrato momenti di grande tennis, alternati a passaggi a vuoto che hanno fatto la differenza. Il crollo contro Tabilo in Cina ha rappresentato la ferita più bruciante, non solo per i match point mancati, ma anche perché avrebbe potuto cementare la sua rincorsa verso un traguardo ben più ambizioso: le ATP Finals di Torino.
La trasformazione di Musetti
Se i trofei mancano, non mancano invece i progressi. Nel 2024 è arrivata la semifinale di Wimbledon, preludio al bronzo olimpico conquistato al Roland Garros di Parigi. Nel 2025, Musetti ha fatto un ulteriore salto di qualità: finale a Montecarlo, semifinale agli Internazionali d’Italia, seconda semifinale Slam al Roland Garros e quarti allo US Open. Con queste prestazioni è entrato stabilmente in Top 10, toccando anche il best ranking da numero 6 del mondo.
Il lavoro con coach Simone Tartarini, soprattutto sul cemento, sta dando i suoi frutti. Dopo i problemi fisici che ne hanno condizionato l’estate, Musetti ha dimostrato a New York di poter competere anche sul veloce, perdendo nei quarti contro Jannik Sinner in un derby che ha acceso il pubblico.
Verso Torino: la Race è incandescente
Oggi Musetti occupa la settima posizione nella Race con 3.235 punti, appena 90 in più di Alex De Minaur. Alle loro spalle incombe Felix Auger-Aliassime, fermo a 2.705 ma pronto a rilanciarsi nel finale di stagione. Le prossime tappe in Asia – dal China Open di Pechino al Rolex Shanghai Masters – saranno decisive per difendere questo margine e tenere vivo il sogno di giocare il “Master” di fine anno a Torino, dove Sinner è già qualificato.
Il bicchiere mezzo pieno
Il digiuno di titoli resta un peso, ma il percorso compiuto negli ultimi due anni racconta un Musetti diverso, più maturo e competitivo. Le lacrime di Chengdu non sono solo il segno della sconfitta, ma la testimonianza di quanto la vittoria sia vicina. Perché, come lui stesso ha sottolineato, “la prossima sarà quella giusta”.


