Una notte da dimenticare a New York
Doveva essere un esordio come tanti, invece Daniil Medvedev ha trasformato il suo debutto agli US Open in un caso destinato a far discutere a lungo. Il russo, eliminato al primo turno da Benjamin Bonzi, ha perso la testa di fronte a una decisione dell’arbitro Greg Allensworth, che aveva concesso al francese di ripetere la prima di servizio dopo l’intrusione di un fotografo. Da lì, una spirale di nervosismo: racchette distrutte, insulti e un rapporto conflittuale con il pubblico del Louis Armstrong Stadium, chiamato provocatoriamente a fare rumore e che ha risposto con sei minuti di fischi.
La stangata economica
L’ATP non ha avuto dubbi: 42.500 dollari di multa, di cui 30.000 per comportamento antisportivo e 12.500 per abuso di racchetta. Una cifra che potrebbe crescere fino a 100.000 dollari in caso di ulteriori provvedimenti, quasi l’equivalente del premio spettante a chi si ferma al primo turno di uno Slam. Lo stesso Medvedev, durante la partita, aveva previsto l’esito con tono polemico: “Poi multeranno soltanto me”.
Le parole al veleno di Panatta e Bertolucci
Se le sanzioni hanno colpito il portafoglio, le critiche hanno intaccato l’immagine del campione moscovita. Nel podcast La telefonata, Adriano Panatta e Paolo Bertolucci non hanno risparmiato giudizi durissimi. Bertolucci ha definito l’arbitro “un imbecille” per la decisione contestata, ma ha anche invitato Medvedev a fermarsi e riflettere sul suo atteggiamento. Ancora più netto Panatta: “Io penso debba fermarsi per sempre, la capoccia è andata, sta al capolinea. La moglie è disperata perché neanche lei lo vuole più”. Un attacco che evidenzia quanto l’ex campione romano veda nell’ex numero uno del mondo un atleta in evidente difficoltà psicologica.
L’immagine di un campione in crisi
Il comportamento sopra le righe di Medvedev non è nuovo, ma questa volta il mix di insulti, racchette rotte e provocazioni al pubblico ha segnato un punto di non ritorno nella percezione generale. Se da un lato le sceneggiate hanno contribuito a riaccendere un match che sembrava perso, dall’altro hanno mostrato un lato fragile e nervoso che stride con il profilo di un top player. L’impressione è che l’episodio newyorkese rappresenti un segnale d’allarme non solo sportivo, ma anche personale.


